Arrestato mammasantissima di Foggia, Roberto Sinesi. È storico boss della “Società”

Il provvedimento è stato notificato presso il carcere di Palermo, dove il capoclan era già ristretto poiché ritenuto responsabile di estorsione aggravata dal metodo mafioso

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia hanno tratto in arresto Roberto Sinesi detto “lo zio”, classe ’62, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Bari su richiesta di quella Direzione Distrettuale Antimafia – DDA. Sinesi è indagato per i reati di detenzione e porto illegale in luogo pubblico di una pistola calibro 9 x 19, reati aggravati dall’avere agito col metodo mafioso, in considerazione, sia della platealità della condotta, avvenuta in pieno centro cittadino alla presenza di numerose persone, sia del ruolo apicale rivestito da Sinesi, considerato al vertice della Società Foggiana, e in particolare della batteria “Sinesi-Francavilla” operante a Foggia e provincia.

L’ordinanza è scaturita dalle risultanze delle indagini condotte dal Nucleo Investigativo di Foggia a seguito del tentativo di omicidio perpetrato ai danni di Roberto Sinesi nel pomeriggio del 6 settembre 2016. L’uomo, mentre viaggiava a bordo di un’autovettura in compagnia della figlia e del nipotino di soli 4 anni, a poche centinaia di metri dalla propria abitazione fu affiancato da un’autovettura dalla quale i killer esplosero numerosi colpi di pistola e di kalashnikov, ferendo sia Sinesi che il nipotino.

Le investigazioni, condotte con accurate tecniche di sopralluogo e repertamento e facendo ricorso a una consulenza balistica che ha permesso di ricostruire  puntualmente la dinamica dell’evento criminoso, hanno permesso fin dalle prime fasi di ipotizzare che Roberto Sinesi fosse armato di una pistola calibro 9 x 19 e avesse risposto al fuoco mettendo in fuga i suoi assalitori, sparando almeno sei colpi al loro indirizzo.

Tali ipotesi sono state poi confermate dalle attività tecniche di intercettazione, nelle quali lo stesso Sinesi, conversando con i parenti e sodali più stretti, ammette, anche se in modo criptico, di essere stato armato e di avere risposto al fuoco mettendo in fuga i killer ed evitando così ben più nefaste conseguenze.

Dalle attività emerge chiaramente come i familiari si siano poi subito prodigati per fare sparire la pistola e addirittura i vestiti indossati dall’uomo, in quanto recavano delle bruciature, segno inequivocabile del fatto che lo stesso avesse sparato con un’arma da fuoco.

A Sinesi vengono contestate due aggravanti: la prima è quella di aver commesso il reato mentre era sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale e la seconda, ancora più grave, è quella di avere agito col metodo mafioso.

L’uomo, infatti, che è uno dei vertici storici della “Società Foggiana”, già condannato per mafia nei processi “Panunzio” e “Day Before”, a capo della batteria “Sinesi – Francavilla”, ha agito al fine di agevolare il prestigio della propria compagine criminale, in un momento storico caratterizzato dall’ennesima guerra tra clan, scoppiata a partire dal settembre 2015, che ha visto una sanguinosa contrapposizione tra le batterie “Sinesi-Francavilla” e “Moretti-Pellegrino-Lanza”, con numerosi omicidi e tentativi di omicidio ai danni di esponenti di entrambe le fazioni.

Il provvedimento è stato notificato presso il carcere di Palermo, dove il boss era già ristretto poiché ritenuto responsabile di estorsione aggravata dal metodo mafioso.