Racket sulle pale eoliche, estorsori incastrati dalle telecamere. Due arresti in provincia di Foggia

Due episodi filmati dalle telecamere poste dai carabinieri nelle quali i cinque vengono ripresi mentre danneggiano un trasformatore, inserendo nel meccanismo una catena di ferro, e mentre cospargono di liquido infiammabile una pala eolica prima di darle fuoco

Cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite dai carabinieri della Compagnia di Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino) nei confronti dei responsabili di attentati a fini estorsivi ad impianti eolici della provincia di Avellino.
Si tratta di persone residenti a Scampitella (Avellino), Orta Nova (Foggia) e Pescara: sarebbero i responsabili degli attentati messi a segno nel maggio del 2017 ai parchi eolici irpini di Bisaccia e Lacedonia. Due episodi filmati dalle telecamere poste dai carabinieri nelle quali i cinque vengono ripresi mentre danneggiano un trasformatore, inserendo nel meccanismo una catena di ferro, e mentre cospargono di liquido infiammabile una pala eolica prima di darle fuoco. Dopo gli attentati, il gruppo avanzarono richieste estorsive ai gestori degli impianti, minacciando in caso contrario altri attentati. Le indagini, coordinate dalla Procura di Avellino, oltre alle telecamere si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e appostamenti.

L’inchiesta

Solo nel 2016 sono stati registrati ben 14 attentati a parchi eolici. Per questo l’antimafia ha iniziato ad indagare nell’Avellinese, dopo l’ordigno che aveva messo fuori uso una pala eolica a Bisaccia. Nell’estate del 2015 ad essere colpito, invece, uno stabilimento all’interno del quale operavano alcune ditte vincitrici ci appalti nei lavori di movimento terra. Il procuratore, Rosario Cantelmo, in conferenza stampa ha spiegato che gli arrestati “hanno agito in pieno giorno, nonostante la videosorveglianza, con una ferocia che non appartiene alla criminalità di questa terra”. Il riferimento fatto in conferenza è alle “infiltrazioni della criminalità foggiana”. “L’Alta Irpinia – ha dichiarato in proposito il colonnello, Massimo Cagnazzo – risente di un fenomeno simile a quello del Vallo di Lauro. Dove il territorio finisce per essere influenzato da attività criminali esterne. In quel caso ramificazioni di clan napoletani o salernitani”. A portare avanti le indagini durate due anni, che hanno avuto una svolta anche grazie alla collaborazione delle vittime, sono stati i carabinieri della compagnia di Sant’Angelo dei Lombardi, agli ordini del capitano Ugo Mancini. Le misure cautelari richieste dalla Procura, e firmate dal gip, sono arrivate a termine di un’attività di indagine durata due anni. La Procura è intenzionata a non fermarsi qui. “L’operazione non si è conclusa – ha concluso Cantelmo -, ci sono infatti altri elementi al vaglio degli investigatori. Abbiamo scelto la caserma di Sant’Angelo per far sentire la vicinanza della Procura a questa terra. Siamo vicini ai cittadini. Bisogna restare allerta”.

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