Ex distretto, l’avvocato Michele Vaira: “Un atto non solo consentito, ma doveroso”

Il penalista foggiano: “Ciò che la Corte non dice, perché certamente non ne è a conoscenza, è che l’impugnazione del pm è stata dichiarata inammissibile”

Corrente elettrica e tributi comunali per i rifiuti potrebbero non essere le sole utenze pagate per più di 15 anni agli occupanti dell’ex distretto militare con le determine dirigenziali dal Comune di Foggia. È di oggi la richiesta del responsabile anticorruzione Maurizio Guadagno al dirigente dei Lavori Pubblici, l’ingegner Paolo Affatato per verificare per il tramite del geometra Pietradura che ha gestito i contatti se le utenze legate ai consumi idrici degli occupanti sono state rimborsate all’Ente.

Come abbiamo già illustrato la Corte dei Conti ha emanato un provvedimento di sequestro conservativo ante causam lo scorso 31 maggio per tutti gli immobili e gli innumerevoli conti in banca dei 4 ex dirigenti del Comune di Foggia, tutti ormai pensionati, meno l’ingegner Fernando Biagini che si dimise dopo l’inchiesta ai suoi danni sull’affaire Tribunale. Il titolo è depositato negli Uffici del Catasto di Foggia.

“Sono stati “pignorati” circa 700 Mila euro a dei dirigenti del Comune di Foggia, responsabili secondo la tesi dell’accusa, di aver consentito che non pagassero le utenze e i canoni. Quello che manca tra gli “addebiti” della Procura è l’acqua! Io penso che saranno individuate altre responsabilità di carattere politico”, ha rilevato l’oppositore numero uno dell’amministrazione Landella il capogruppo dei Fratelli d’Italia Giuseppe Mainiero. “Quello che mi preme evidenziare è come nell’inerzia più totale, solo oggi e solo dopo che la notizia è divenuta di dominio pubblico, il Segretario Generale del Comune di Foggia, Maurizio Guadagno, abbia preso “penna e calamaio” e si sia preoccupato di verificare se “gli occupanti” abbiano pagato l’acqua. Ovviamente la risposta è no, semplicemente perché gli “occupanti legittimi” rappresentano 19 moduli su un totale di 90. Segretario e per gli altri 71 continuano a pagare i foggiani?”, è la sua domanda.

Intanto a l’Immediato, l’avvocato Michele Vaira (foto in alto) che difende l’ingegner Fernando Corvino consegna nel dettaglio la posizione del suo assistito: “Il sequestro ante causam disposto dalla Corte dei Conti si poggia sulle stesse premesse di fatto e diritto in base alle quali il GIP del Tribunale di Foggia, un anno fa circa, emise analogo provvedimento. Come emerge dalla lettura del documento che la Vostra testata ha diffuso, la Corte dà atto del provvedimento di dissequestro da parte del Tribunale del Riesame (che ha riconosciuto l’assoluta insussistenza di qualunque condotta illecita da parte dei dirigenti) e della decisione del PM di impugnare detto provvedimento restitutorio.

Ciò che la Corte non dice, perché certamente non ne è a conoscenza, è che l’impugnazione del Pubblico Ministero è stata dichiarata inammissibile (in quanto palesemente infondata) da parte della Suprema Corte di Cassazione, che in un passaggio della sentenza sottolinea che: “il Tribunale del riesame ha espressamente motivato l’insussistenza nel caso di specie dei presupposti – oggettivo e, sopratutto, soggettivo – del reato di cui all’art. 314 c.p., evidenziando come, nella specie, si sia trattato, non della interversione del possesso di fondi pubblici a favore di terzi, bensì di una scelta politica assunta negli anni dall’ente territoriale, nell’ambito dell’esercizio della discrezionalità amministrativa, di addossare al Comune le spese delle utenze delle famiglie ospitate presso la ex Caserma per esigenze di natura economico sociale”.

Vaira entra nelle pieghe di una inchiesta che è rimasta solo sulla carta, dal momento che molte famiglie sono riammesse nelle “loro case” all’ex distretto.

“È passato oltre un anno dalla conclusione delle indagini (sei mesi dall’avviso ex art. 415 bis cpp, in cui si contesta un mero abuso d’ufficio in luogo dell’originario reato di peculato) e il PM non ha ancora deciso se chiedere o meno il rinvio a giudizio degli indagati. La Corte dei Conti, pur nella sua autonomia di giudizio rispetto alla magistratura penale, non potrà discostarsi dal “giudicato” cautelare. Nel merito mi limito ad aggiungere che quello serbato dai dirigenti (pagare delle bollette per contratti firmati da altri e decisi dall’autorità politica) è un atto non solo consentito, ma doveroso. L’assunto che tale pagamento avveniva “di nascosto” è davvero risibile, essendo documentatamente provato che di tale attività erano informati sia la Giunta Comunale che l’intera tecnostruttura”.