Spaccatura Pd, Elena Gentile: “Pronta ad una Direzione con le pistole fumanti, l’opposizione non può che farci bene”

Per l’europarlamentare di Cerignola sarebbe “mortale l’abbraccio con i 5 Stelle”

“Sono pronta alla Direzione di giovedì con le pistole fumanti. Dalle dichiarazioni di Martina di oggi, ritengo che il segretario reggente arriverà in Direzione con una relazione di dimissioni e sarà il turno di Matteo Orfini”. Si esprime così a l’Immediato la parlamentare europea Pd Elena Gentile, membra della Direzione nazionale del partito, chiamata a votare il possibile accordo M5S-Pd il prossimo 3 maggio. Dopo il ritorno sugli schermi di Matteo Renzi, Maurizio Martina ha ammesso la difficoltà di guidare il Pd, senza unità.

I numeri in Direzione sono per la maggioranza renziani e Gentile considera “mortale l’abbraccio con i 5 Stelle”. “Con amarezza, sostengo che qualsiasi alleanza, qualsiasi altro accordo, qualsiasi altra interlocuzione che non preveda passaggi chiari ed inequivocabili sulle riforme non possa essere utile al Pd. Il voto del Friuli dice chiaramente che il centrodestra è proiettato almeno nel contingente a numeri importanti. La Lega ha mutuato nel tempo modelli organizzativi e comunitari che erano del Pci. Circolo, sezioni, caseggiato e riti propri del Pci”, rimarca.

Eppure la Lega prima di Matteo Salvini era quasi sparita, come ha fatto a raggiungere il 35%? Gentile è schietta. “La Lega rappresentava una lettura territoriale e un modo di intendere l’Italia, che lasciava il tempo che trovava, poi quei temi, il federalismo, la secessione, Roma ladrona eccetera, sono stati derubricati dal vocabolario di Salvini, che ha oggi l’occasione per diventare per davvero partito nazionale, un po’ per i temi scelti. Lo sappiamo: c’è una riluttanza profonda ad accettare l’immigrazione, la paura del migrante fa breccia, fa crescere il sovranismo e l’intolleranza nei confronti degli stranieri. Con questi argomenti il consenso arriva facile, così come con i temi della sicurezza, la legittima difesa e una narrazione continua sulla percezione diffusa di insicurezza che in realtà non trova riscontro nei numeri. L’unico delitto che aumenta è il femminicidio. C’è poi sicuramente un innamoramento nel Paese nei confronti di Salvini, si vive ormai di colpi di fulmine. Anche Renzi ebbe il suo. Nel Molise e nel Friuli il Pd ha avuto un segnale, l’elettorato non gradisce una alleanza con chi ha una visione differente sull’economia, sullo sviluppo e sull’Europa”.

Secondo la politica cerignolana il M5S perpetua un “ambientalismo spocchioso, che decide di non impattare e misurarsi con la realtà”.  “Con grande soddisfazione l’economia circolare è stato un nostro cavallo di battaglia, la relatrice è del Pd”.

Uno dei primi temi ambientali resta l’Ilva. “Chiudere l’Ilva, come vogliono i 5 Stelle, significa uscire dal circuito europeo, l’Ilva è un avamposto del mercato dell’acciaio europeo, bisogna intervenire per ricostruire. I tarantini vogliono la chiusura e lo ribadiranno anche al concerto di domani, ma cosa faranno 15mila ventimila inoccupati? Se c’è la possibilità di una sostituzione con una impresa alternativa, va bene, ma così non è, i governi hanno già avviato una riconversione, non siamo ai tempi dell’assoluta indifferenza dei governi nazionali per l’Ilva come per la nostra legge contro le diossine”.

La modifica del Trattato di Dublino, il tema della povertà, l’emersione del lavoro nero e grigio e dell’assistenzialismo. Sono moltissimi i temi che distanziano Pd e M5S, secondo l’europarlamentare. “Hanno fatto marcia indietro, hanno stravolto il loro programma, hanno cancellato i punti più importanti della loro piattaforma elettorale. Di Maio che va nella City e che tranquillizza sulla Nato in maniera camaleontica. Io credo che sia giusto che si ricominci dall’opposizione seria e costruttiva, così da consentirci di costruire la nostra anima”.

Cosa accadrà il 3 maggio? “Potrebbe succedere di tutto – risponde Gentile – l’opposizione interna al Pd ci aveva creduto alla possibilità di stare al governo. Se non ci fosse stata l’intervista di Renzi, Martina ci avrebbe chiesto di aprire il tavolo ufficiale col M5S, finora non c’è stata la bilateralità. Solo dopo questo passaggio avremmo dovuto individuare gli eventuali punti di convergenza, che se siglati avrebbero dovuto essere rimbalzati nei territori. Ma io che giro e molto, posso dire che il 99% degli iscritti e dei militanti boccia l’accordo con i 5 Stelle”.

Anche nei circoli pugliesi, dominati dal presidente Michele Emiliano? Argomentata la replica della piddina, che sa di essere ritenuta la “politica più critica”, una avversaria del Gladiatore. “Emiliano a mio modestissimo avviso non è più l’Emiliano di qualche tempo fa, la stessa collocazione del gradimento dei governatori, che non è da prendere come il vangelo, lo colloca all’ultimo posto dei governatori in Italia. Non raccoglie più il consenso di un tempo. Ha grosse difficoltà, ha compiuto scelte molto discutibili, ha sposato la politica dei tre forni, con uno stress ormonale nei confronti del M5S. Le tre federazioni del Sud della Puglia hanno giudicato pesantemente la sua nomina all’Aqp e le sue politiche. Dovrebbe concentrarsi di più e meglio sulla Puglia, sulle residenze sanitarie assistite per anziani, dove mi sembra stia facendo scempi. Ci sono venti importanti di crisi nel gruppo del Pd e all’esterno. Basta vedere i livelli di spesa, Emiliano sta per superare il giro di boa. Nei 2 anni che restano al suo governo non porterà la spesa a livello di sufficienza, se è vero che la spesa è ferma al 10% anche in settori notoriamente veloci come la formazione”.

Perché la macchina regionale si è così arenata? Colpa del sistema Maya? “Sicuramente l’errore clamoroso è di aver voluto cambiare tutto, sguarnendo la struttura amministrativa che era arrivata a livelli di eccellenza. Se negli anni del governo Vendola si arriva a spendere il 97 per cento qualcosa vorrà pur dire, i bandi erano calibrati meglio. Il personaggio politico si consuma nelle contraddizioni, basta vedere il patto per la Puglia, in altre regioni sono partiti, perfino in Calabria sono partiti, dove non c’è una solida cultura amministrativa. Il Gino lisa è un’altra clamorosissima presa in giro, che dire del piano di riordino con quello che sta accadendo a Vieste? L’unica soluzione possibile è ospedale di comunità: perché Lucera sì e a Vieste no, quando invece secondo il decreto 70 l’ospedale di comunità sembra costruito addosso a Vieste, ossia un ospedale attrezzato con rianimazione, diagnostica e il pronto di soccorso? I locali ci sono. Ecco, tutte queste cose ti disconnettono dal sentimento comune, io vedo fragile Emiliano, aveva anticipato la strategia, avrebbe potuto dire: sono stato il primo a dire dell’accordo, ma io sono molto amareggiata. Sono convinta di una cosa:  l’accordo con i 5 stelle sarebbe la pietra tombale, perderemmo la nostra militanza, la storia ce lo ricorda, basta vedere l’esempio di Alfano che creò un altro partito ed è scomparso. Oggi manca il centro, tutti i tentativi sono falliti, la cultura del centro adesso è insignificante”.

Ritiene che vi sarà una nuova scissione?  “Le scissioni non sono mai il risultato matematico di quello che si può immaginare, il nostro elettorato non sopporta le scissioni, la ferita di LeU, molto al di sotto delle più pessimistiche aspettative, è ancora aperta. Cosa faranno alle Europee? Gli eletti della lista Tsipras si sono ricollocati nei partiti tradizionali europei. È tempo per noi di stare all’opposizione, io penso che sia già iniziata la parabola discendente dei 5 Stelle. La gente per poco si innamora e per poco ti lascia, un bel periodo di opposizione non può che farci bene, per ricostruire una cultura di centrosinistra”.



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