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Home - Uomo gambizzato al rione Candelaro di Foggia, beccati mandante ed esecutori dell’agguato

Uomo gambizzato al rione Candelaro di Foggia, beccati mandante ed esecutori dell’agguato

Di Redazione
5 Aprile 2018
in Cronaca
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Erano da poco passate le 11.30 quando, domenica 18 marzo scorso, in via Ruffo, nel cuore del noto quartiere cittadino del “Candelaro”, un 55enne del posto era stato affrontato da due soggetti a volto scoperto, uno dei quali, dopo averlo fatto cadere a terra con un violento pugno al volto, aveva estratto una pistola esplodendogli contro due colpi che gli avevano trapassato entrambi i polpacci. Un’autentica spedizione punitiva, come è da subito apparso chiaro ai carabinieri. A causa dell’assenza di chiamate ai numeri di emergenza e della totale mancanza di testimoni, gli investigatori dell’Arma hanno potuto raggiungere il ferito solo in ospedale, dove nel frattempo era stato trasportato.

Il ritardo nell’individuazione del teatro dell’aggressione e del conseguente sopralluogo, non ha comunque impedito ai carabinieri della Compagnia di Foggia, coadiuvati da quelli della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale, di rinvenire e repertare i due bossoli esplosi, cal. 9×21, e mettersi subito alla ricerca dei sospetti responsabili della gambizzazione, che erano entrambi stati riconosciuti sia dalla vittima che da alcuni suoi familiari che avevano assistito al fatto.

I due, infatti, non solo, si sono presentati a volto scoperto, ma hanno addirittura sfrontatamente tenuto a far capire da dove arrivasse la “punizione”. Un atteggiamento proprio degli ambienti più vicini a quelli della criminalità organizzata, ma anche ad un tanto dilagante quanto preoccupante senso di impunità, sicuramente rafforzato da consensi e complici protezioni.

Le immediate ricerche, infatti, dei soggetti ormai individuati hanno dato esito negativo, scontratesi con un’assoluta mancanza di collaborazione di tutte le persone sentite, permettendo comunque di recuperare dapprima l’auto utilizzata nell’azione criminale, e, subito dopo, le registrazioni delle immagini riprese proprio dalle telecamere dell’abitazione di uno di questi, che si sarebbero poi rivelate preziose per le indagini.

Le indagini, coordinate e guidate dalla Procura della Repubblica di Foggia, sono poi effettivamente proseguite in modo fruttuoso, individuando anche il “mandante”, tanto che il magistrato inquirente, sulla base delle risultanze ottenute dai carabinieri, in pochi giorni ha richiesto e ottenuto dal gip tre Ordinanze di Custodia Cautelare nei confronti di Michele Morelli, classe ’89, censurato; Massimo Perdonò, classe ’77, censurato e Vincenzo La Grasta, classe ’79, incensurato, tutti foggiani, il primo destinatario del provvedimento in carcere, gli altri due ai domiciliari.

La cosa davvero sconcertante di tutta la vicenda risiede però nelle motivazioni che hanno scatenato quest’ennesimo episodio di violenza, ancora una volta portato a termine con l’utilizzo di un’arma da fuoco. Una lite innescata da futili motivi, tra La Grasta e il fratello della vittima, che aveva portato quest’ultima a prendere le parti del congiunto, fino ad aggredire, alcuni giorni prima del ferimento, La Grasta che, umiliato da alcuni schiaffi ricevuti sul proprio posto di lavoro davanti a testimoni, non ha saputo fare di meglio che chiedere a Morelli, fratello della propria moglie, e a Perdonò, a sua volta zio della stessa, di lavare al suo posto l’onta ricevuta. 

La gambizzazione è avvenuta a pochi giorni dalla XXIII edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, organizzata dall’Associazione Libera e per questo aveva creato non poca preoccupazione. Le indagini hanno però dimostrato che l’episodio è totalmente riconducibile a criminalità comune e scollegato dall’evento. Si precisa che Morelli si è già reso responsabile di un episodio analogo qualche anno fà, riportando una condanna per lesioni, avendo ferito un’ex guardia giurata sempre a colpi di pistola, sempre in pieno giorno, sempre a volto scoperto e, sempre, avendo avuto come unico testimone a carico solamente una telecamera.

Tags: agguato CandelaroFoggiaMassimo PerdonòMichele MorelliVincenzo La Grasta
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