Resto al Sud, fino a 200mila € di incentivi per i giovani. “Così creiamo posti di lavoro”

Ecco il bando che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate nelle regioni del Mezzogiorno. Dedicato a persone dai 18 ai 35 anni e ai cervelli in fuga

È stato presentato nel pomeriggio in Camera di Commercio il bando Resto al Sud col prof Antonio Corvino dell’Unifg e col prof Mauro Romano, consigliere di amministrazione di Invitalia, il soggetto che istruisce le pratiche. Resto al Sud è l’incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno. Ogni soggetto richiedente può ricevere un finanziamento massimo di 50 mila euro. L’importo può arrivare fino a 200 mila euro con l’aggregazione di più richiedenti per progetto. La conoscenza è centrale per un progetto di impresa che deve durare nel tempo.
“Condivido con gli studenti l’ansia di trovare una occupazione al Sud. Conosco la difficoltà che i nostri studenti hanno nell’entrare nel mercato del lavoro – ha spiegato il docente di Economia Aziendale -. Resto al Sud è una misura che nel suo piccolo dà una risposta ai tanti ragazzi che studiano al Sud. Permette di esercitare la libertà di rimanere al Sud, trasformando una passione e una tradizione in un’idea imprenditoriale. Non vengo a fare la Vanna Marchi di Resto al Sud. I numeri riescono a dare contezza precisa della situazione in cui ci troviamo”.
La riforma universitaria del 3+3 è una esperienza in chiaroscuro. L’età media non si è abbassata, in media gli italiani permangono nel sistema della formazione più tempo dei loro coetanei stranieri.
I tassi di occupazione hanno raggiunto il picco negativo nel 2014. C’è una domanda nuova di tecnici specialisti nella robotica e nella meccanica applicata. La conoscenza è la nuova base della ricchezza ed è tanto più centrale perché fattore produttivo difficilmente riproducibile. È una barriera all’entrata formidabile. Oggi l’economia della conoscenza è una economia dell’esperienza, che fa la differenza.

“Le dinamiche macroeconomiche mostrano che gli investimenti del Sud sono quelli a più alto tasso di crescita e di incidenza sul Pil. Il Mezzogiorno ha la possibilità di contribuire in maniera più massiva alla crescita del Paese”, ha proseguito il docente.
Turismo, servizio alle imprese e agricoltura, sono questi i segmenti dove si trova una vitalità più che positiva al Sud. Il Mezzogiorno evidenzia una voglia di fare impresa.
A tali aspetti si attagliano dei fenomeni sociologici come la desertificazione demografica, che riguarda il Sud.
“Chi fa formazione come me è due volte mortificato, il costo universitario è un investimento, rispetto al quale ci aspettiamo un rendimento, ma se i giovani vanno via quel costo è perduto”. Il Sud investe più di tutti nei suoi giovani, ma perdere giovani è la più grande perdita del Sud.
Ebbene, l’incentivo è dedicato a giovani dai 18 ai 35 anni residenti nelle regioni obiettivo o che si impegnano a tornare al Sud. Resto al Sud è promosso dal Ministero della Coesione territoriale. Quali sono le attività oggetto del bando? La produzione di beni e servizi, la fornitura di servizi, il turismo. Sono escluse invece solo le attività professionali e quelle del commercio. La misura finanzia la ristrutturazione e la manutenzione di beni immobili fino al 30% dell’impegno di spesa. Finanzia nuovi macchinari e attrezzature e programmi informatici e le spese utili all’avvio dell’attività entro un massimo del 20%. Non sono ammesse a finanziamento le consulenze, la progettazione e il costo del personale.
Già sono 2mila le richieste di Resto al Sud secondo i dati dell’ad di Invitalia. 5300 unità i posti di lavoro potenziali, sembra cioè una misura destinata a creare occupazione.
Il bando è stato architettato evitando ogni intermediazione, non è necessario rivolgersi ad un consulente. Molto spesso le misure si sono rivelate come un business per consulenti e intermediari. Le banche territoriali hanno risposto all’accordo Abi-Invitalia, 8 gli anni di ammortamento. La domanda viene valutata entro 60 giorni dalla presentazione. Il bando viene istruito in modo certo. Per i criteri di valutazione, centrale è la sostenibilità dell’idea imprenditoriale. È il “seme di genio” ad essere valutato, ha spiegato il professore, solo dopo l’idea sarà vestita di caratteri e contenuti economici finanziari.



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