Al Feudo della Selva con “Only Food”, storie di chi resta e chi torna al Sud

Nella dimora pugliese immersa nel Bosco del Parco dell’Incoronata il nuovo format “Sa’ di Puglia… saperi e sapori” con la scuola di cucina di affermati chef

L’imprenditrice Anna Laura d’Alessio del Feudo della Selva ha ospitato questa mattina nella sua dimora pugliese immersa nel Bosco del Parco dell’Incoronata il nuovo format “Sa’ di Puglia… saperi e sapori” con la scuola di cucina di affermati chef, con la prima puntata “Benvenuti al Borgo”.

Il Feudo della Selva anche quest’anno è tra i vincitori del “Wedding Awards 2018”, il premio assegnato da Matrimonio.com, ottenendo il punteggio più alto per la sezione raccomandazioni da parte degli sposi e una delle maggiori valutazioni per il miglior fornitore dell’anno.

Oggi insieme al format di ricette è stato illustrato anche il progetto dell’associazione di promozione sociale Only Food, nata nel dicembre del 2015, da un’idea della presidente Ilenia Diana, con la volontà di promuovere le tipicità locali, creando tavoli ed eventi di degustazione dei prodotti della Capitanata.

Ilenia nei mesi scorsi ha vinto la gara del Comune di Foggia per l’organizzazione di manifestazioni nel Parco dell’Incoronata, sue la Borgo in Festa e Borgo in Wine, l’associazione sta crescendo molto e conta già 40 aziende enogastronomiche. Ha all’attivo il backstage con i buffet di RadioNorba a San Severo e il 19 e 20 aprile sarà al Castello Sforzesco a Milano per un evento del Touring Club dedicato a Troia, dove porterà il Nero di Troia e altri prodotti tipici, dai taralli al Nero di Troia alle burrate di vino fino alle gelatine col vino Melograno di Cantine La Marchesa di Lucera. Il 6 aprile l’associazione sarà al Teatro Giordano per un evento, mentre il 23 aprile accompagnerà sempre al Giordano il ritorno di Toti&Tata. “Col Feudo abbiamo collaborato per i due eventi del Borgo, questo è un luogo storico e culturale, non il solito agriturismo, una realtà speciale del territorio. Loro utilizzano molto nella loro cucina il prodotto locale, per noi essenziale, noi cerchiamo sempre di evitare il prodotto industriale, cerchiamo di privilegiare tutto ciò che è artigianale”, spiega Diana a l’Immediato.

Al Feudo della Selva Only Food ha portato con sé 10 aziende food e 2 wine, Primis e La Marchesa. “Abbiamo voluto dare spazio alle eccellenze del territorio, presentando un progetto per il borgo, è tutto work in progress – ha rimarcato Anna Laura d’Alessio – confermiamo la nostra idea di Cucina Pugliese rivisitando le ricette tipiche foggiane con ingredienti di mare tipici baresi, un progetto consolidato qui al Feudo della Selva ormai da sette anni”.

Gli espositori e fornitori hanno potuto infatti gustare due piatti eccelsi, sperimentali e buonissimi: la semola battuta con zuppa di pesce e ceci ed orecchiette e cime di rapa con brodo di cozze. Tra loro anche l’assessore comunale con delega al Parco dell’Incoronata Claudio Amorese.

Tra i tavoli l’Immediato ha raccolto qualche giovane esperienza imprenditoriale, dal forte impatto e coraggio. Storie di chi resta o torna al Sud, innovando e/o recuperando un sapere antico e autentico.

La pasta

Da qualche anno nella mente di Maria Fantini ed Antonio Giansante balenava l’idea di cominciare a produrre pasta. Il sogno è diventato realtà nel luglio del 2017, quando dall’unione di 5 amici produttori di grano coi loro circa 200 ettari di terreno intorno alle colline ai piedi del Monte Cornacchia a Biccari hanno dato vita al marchio e all’impresa “Consorzio Terre di Biccari”, per una pasta artigianale in 11 diversi formati, che fa della variazione slow “piccolo, buono e giusto” la sua peculiarità. “Siamo ancora agricoltori- spiegano- la nostra pasta è realizzata in conto lavorazione, il 90% del grano delle farine industriali proviene dall’estero e ha micotossine e glifosato. Noi abbiamo voluto distinguerci, oggi si possono produrre solo paste di nicchia”. I grossi molini del territorio, da Santacroce a Candeal fino alle Moderne Semolerie o Casillo, macinano una quantità di grano spropositato. “Per noi era un problema trovare il molino adatto che potesse macinare piccoli lotti da 30 quintali, ci siamo rivolti al Molino artigianale Dibenedetto nel centro storico di Altamura, merceologicamente coerente con le nostre esigenze, mentre il pastificio è ad Ariano Irpino, un luogo dove ancora il prodotto subisce una essicazione lenta”. Sul grano i soci hanno trovato un compromesso positivo, utilizzando una miscela di 5 varietà selezionate per colore, glutine e livello proteico. Tutti i passaggi della filiera sono sotto controllo. La pasta è senza glifosato, come dimostrano le analisi cliniche di laboratori accreditati. “La nostra pasta necessita di tanta acqua per cuocere, abbiamo scelto la pasta secca perché quella fresca presenta delle barriere all’entrata, degli ostacoli iniziali, perché servono delle celle frigo per conservarla. La pasta fresca trova più accoglimento nei piccoli ristoranti, noi invece abbiamo privilegiato le sale da ricevimento e una serie di eventi”.

?GUARDA TUTTE LE FOTO?

Peppe Zullo, da sempre talent scout enogastronomico, li ha già scovati e ha colto al volo l’opportunità del prodotto di Biccari, acquistando una fornitura importante di pasta. “In questi mesi abbiamo potuto anche scoprire che ogni formato è legato ad un territorio, le nostre mezze maniche hanno avuto molto fortuna in Toscana, mentre abbiamo venduto le linguine in Campania. I clienti più anziani preferiscono le penne rigate, mentre in Puglia si stanno affermando di più i paccheri e le caserecce, un formato che si lega bene a più piatti”, concludono con gli occhi pieni di passione.

La cosmesi naturale

Da ingegnere della fisica della combustione con una vita a mille giri nella Formula 1 a Maranello a saponiere. La “crisi di mezza età”, come la chiama, ha condotto Leonardo Cera, una volta tornato a San Marco in Lamis, ad una nuova esistenza da artigiano sperimentando le tecniche del sapone di Nablus, prodotto con olio puro extravergine di prima spremitura. Cotto a fuoco lento per diversi giorni a basse temperature per evitare l’alterazione delle componenti naturali, l’impasto ottenuto viene colato, tagliato e timbrato a mano. Le saponette non risultano perfette, ognuna è unica.

I suoi saponi siriani, con essenze di cannella, cacao, birra Ebers e curcuma, sono ipnotici. I cubi di sapone sono idratanti ed emollienti, ricchi, sono inoltre nutritivi e rivitalizzante, grazie agli acidi antiossidanti linoleico e a-linoleico , favoriscono la produzione di collagene ed elastina.

Al Feudo l’artigiano li ha presentati come possibile bomboniera nuziale. Non solo saponi nella sua produzione, ma anche creme anti age e maschere. Tra i suoi prodotti di punta lo scrub gommage per il Savonage di Nablus, il rituale di purificazione delle atmosfere orientali degli Hammam. Al momento i suoi prodotti sono commercializzati soprattutto attraverso dei gruppi di acquisto solidale bolognesi del circuito della Formula 1. 100 creme al mese, la sua capacità produttiva. Non bassa per un artigiano.

“Siamo solo in 3 in Italia a lavorare solo con olio extravergine d’oliva bio, che acquisto da alcuni amici ad 8-10 euro al litro. Il mio è un prodotto di nicchia, un limite  per me invalicabile è rappresentato dalla conservazione. Tutte le creme per entrare in alcuni canali di vendita devono  garantire almeno 1 anno di durata, le mie creme dopo 6 mesi e a particolari temperature si separano. Ma io preferisco non standardizzare il mio prodotto, deve continuare ad essere unico”, commenta.

L’arte

Dopo la canzone sanremese di Max Gazzè su Pizzomunno e Cristalda, Raffaele D’Ambrosio ha dipinto il suo personale paesaggio viestano. Un super classico del faraglione che potrebbe diventare un must per i turisti dell’estate 2018. “Dopo l’esplosione di tanta arte contemporanea, in cui non si sa neppure qual è l’opera d’arte, sta tornando il figurativo”, osserva il pittore selezionato su 3mila artisti internazionali all’Artexpo di New York, che vanta alcuni passaggi critici di Vittorio Sgarbi per la sua pittura. Proprio Sgarbi insieme a Paolo Levi lo ha promosso a partecipare alla più importante fiera d’arte nell’aprile del 2014 nella Grande Mela.

La sua pennellata non è banale, c’è una ricerca profonda nei suoi scorci, nelle sue case bianche viestane i cui muri si confondono con le vele delle barche. Alcune sue opere rinviano ai macchiaioli, sono solo un po’ più pop. Con un azzurro intenso, fanciullesco e puro. Che c’entra la sua arte con i matrimoni e il food? È presto detto: un’opera d’arte può rappresentare un perfetto regalo nuziale. 400 euro il prezzo medio di una sua tela, 500 con cornice. D’Ambrosio non disdegna la funzione decorativa della pittura. E mai come in questo momento i quadri di genere paesaggistico, con le vedute un tempo snobbate, son tornati di moda anche nella case bene.





Change privacy settings