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Home - Bordo si salva sempre, è “sopravvissuto” anche alla valanga M5S. Ma la “città partito” non c’è più

Bordo si salva sempre, è “sopravvissuto” anche alla valanga M5S. Ma la “città partito” non c’è più

Di Antonella Soccio
6 Marzo 2018
in Politica
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Il sipontino Michele Bordo, il candidato difeso con le unghie e con i denti dal Ministro uscente Andrea Orlando nella notte delle candidature Pd al Nazareno, è l’unico politico dei partiti tradizionali “sopravvissuto” in Capitanata alla valanga pentastellata. Nonostante la sconfitta pesantissima del Pd e del centrosinistra in provincia di Foggia e in tutta Puglia, l’onorevole di Manfredonia, da 13 anni in Parlamento, grazie alla sua capolistatura nel listino plurinominale e alla deroga allo Statuto dem sui 3 mandati non ultimati, si salva dallo tsunami del M5S e rientra in Parlamento.

È uno dei quattro deputati Pd pugliesi, in una pattuglia risicatissima. Il Pd alla Camera ha totalizzato in Capitanata 66.559 voti raggiungendo il 13,64% Nella sua Manfredonia Michele Bordo è solo giunto terzo all’uninominale con 4.855 preferenze, dopo la marea di Tasso che ha ottenuto 14.800 voti pari al 48,21% e il consenso del centrodestra per Giandiego Gatta, pari a 9.669 consensi e una percentuale del 31,50%. Il Pd a Manfredonia, nella vecchia Stalingrado provinciale, la “città partito”, è diventato un partito come tutti gli altri e come il Pd in qualunque altra zona del Sud. 14,19% la percentuale ottenuta con soli 4.151 voti. Un tempo anche le tessere del Pd superavano questo dato elettorale nella città di Manfredi. Il partito resta in vita a Monte, dove sfiora il 23,5%, ad Orta Nova dove era candidata Iaia Calvio col 19,59% e in pochissime altre realtà come Vieste col 16, 53%. A Foggia città il Pd si schianta, deprezzandosi ancora rispetto alle passate consultazioni elettorali con l’11,99% e 8.857 voti.

I voti totali conferiti a Lia Azzarone sono stati 11.620 quasi quanto quelli tributati a Massimo Russo, pari a 11.805, segno che ormai i civici di Leo Di Gioia in città coincidono col Pd, non sono più un valore aggiunto. Il docente di Statistica ha totalizzato nel suo collegio senatoriale uninominale 35.267 preferenze pari al 17,63% col Pd a 28mila voti e al 13,99%. Lo stesso Pd nella somma tra i due collegi camerali , che componevano di fatto il collegio senatoriale Foggia-Gargano-Monti Dauni, ha raccolto 29.541 consensi alla Camera, dove votano anche gli under 25. Circa 2mila voti in più, quindi. Si tratta solo di voto giovanile o della maggiore forza di Antonella Spezzati, che ha sottratto appeal al civismo pugliese nei diversi Comuni amministrati? La domanda resta nel vuoto. Civici e Pd locale devono ancora elaborare un’analisi del voto.

Comunque la si veda si tratta senza dubbio di un’altra indicazione inequivocabile della scarsa tenuta dei civici di Leo Di Gioia. Eppure Michele Emiliano intervistato oggi da Il Fatto nega ogni sua diretta responsabilità. “Ho avuto difficoltà a convincere perfino i miei parenti a votare per il Pd e assicuro che mi ritengono un bravo amministratore. Tutto questo accade per colpa di Renzi: la gente gli ha votato contro”, ha asserito. Sui social il Governatore però è molto contestato in queste ore. La debacle del Pd è anche sua, secondo molti, dal momento che erano quasi tutti suoi i candidati.

Quanto al Golfo, la sconfitta è cocente. È finita un’epoca? “È stata una tendenza di tutto il Sud – osserva a l’Immediato l’assessore della Giunta Riccardi Giuseppe La Torre – ha prevalso il voto di pancia, in tutta la Puglia. Manfredonia non ha fatto eccezioni. La colpa non è di Renzi e né della disaffezione alla politica, gli elettori hanno voluto cavalcare il voto di pancia, ha influito il reddito di cittadinanza, secondo me, la sperequazione che esiste tra il voto al Nord e al Sud ci dice questo. Il segnale, forte e chiaro, è rivolto alla classe dirigente attuale del Sud. Ci sono comuni in cui il M5S ha preso il 50%, come Foggia, il malessere è chiaro ed è contro chi governa, ma il problema è di altra natura, le risorse sono limitatissime. A Manfredonia il M5S ha preso il 43% pur in presenza di due candidati territoriale come Gatta e Bordo di quel calibro, il Pd e i Ds governano da sempre, da 25 anni hanno preso sempre percentuali differenti dal resto d’Italia, superiori nettamente”.

Si è dissolta la città partito rossa? La Torre, che ha un’altra storia ed è un civico, è incerto. “Non bisogna confondere il voto politico col voto amministrativo, la nostra bravura sarà fermarci e riflettere, per capire dove possiamo rimediare. È mancato il confronto con la gente, presi dal lavoro negli assessorati, ci siamo un attimo non dico disinteressati ma allontanati dai bisogni della gente. Se i 5 Stelle prendono quasi il 50% in tutte le regioni, la mia idea è che abbia influito la proposta del reddito di cittadinanza. L’augurio che faccio ora ai 5 Stelle è di andare a governare”.

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Tags: ManfredoniaMichele BordopdPolitiche 2018
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