Angelo Cera fuori dal Parlamento, è la fine di un’era. “Proprio non se l’aspettava”

Telefono staccato. Sbollire la rabbia e la delusione non sarà semplice. Solo domani pomeriggio i simpatizzanti lo vedranno per l’analisi del voto a casa, nella loro San Marco in Lamis. Mancata la soglia del proporzionale, Noi con l’Italia si concentra ora sulla piccola pattuglia (una quindicina circa) di parlamentari eletti nei collegi uninominali, grazie alla coalizione. L’anello debole è stato il Sud. E tra gli sconfitti eccellenti c’è il parlamentare uscente Udc garganico Angelo Cera, che lascia il Parlamento dopo due legislature. Finisce un’era. L’era ceriana, fatta di gag, di uscite poco felici sui media nazionali, di grandi slanci parossistici e show parlamentari, ma anche di consenso diffuso sul territorio.

“È venuto a franare tutto nel territorio”, spiegano fonti del vasto mondo ceriano a l’Immediato. Nel plurinominale, pur con tantissimi sforzi, il politico sammarchese è riuscito a superare il tanto agognato 3%, con il 3,12% pari a 15.235 voti, ma a livello nazionale il rassemblement messo su da Lorenzo Cesa, Romano, Raffaele Fitto e Maurizio Lupi ha fallito l’obiettivo. Nessuno della lista sarà eletto, non ci sarà nessuna ripartizione di seggio, non avendo raggiunto la soglia minima. I voti di Noi con l’Italia saranno distribuiti tra gli altri partiti della coalizione, in proporzione alle percentuali ottenute, nell’ordine Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Il che potrebbe modificare il calcolo dei resti. Si è ancora in attesa tra gli azzurri sul caso molisano, per capire dove sarà eletta la capolista Annaelsa Tartaglione. In tanti sperano almeno nella elezione di Raffaele Di Mauro, che nella disfatta generale forzista agli uninominali, con Giandiego Gatta che resta in Via Capruzzi e Michaela Di Donna che non slitta da nessuna parte (né a Bari né a Roma) sarebbe una benedizione.

“Verrà fuori qualcun altro. Angelo Cera non l’ha presa benissimo – spiegano da ambienti ceriani -. Non si aspettava di perdere a San Severo, il nostro dato era già acquisito, noi eravamo dati al 34% in tutti i sondaggi, il boom dei Cinque Stelle è stato inatteso in quella misura ed è stato causato dal flop del Pd. Tanti piddini per dare un segnale a Cusmai e allo stesso Pd, hanno votato 5 Stelle, forse candidando qualcuno del territorio non ci sarebbe stata questa disfatta. Il voto di protesta molto di sinistra ha penalizzato Angelo. A noi non è mancato il nostro voto, nonostante il disimpegno di alcuni settori del centrodestra, l’elettorato vicino a Fitto non si è impegnato ad esempio”. Insomma, l’analisi politica tra i fedelissimi di Angelo Cera è che “chi doveva spingere non si è mosso veramente, su San Severo”. Con la consueta accusa rivolta al vicesindaco Francesco Sderlenga, “che proviene da ambienti del centrodestra” e “non ha fatto votare Cusmai”, così come Dino Marino, “che non ha sostenuto Cusmai”.

Sembrano più arrabbiati i ceriani per lo scarso risultato di Cusmai che non i civici, avvolti nel silenzio, mentre Matteo Renzi ha appena annunciato le sue dimissioni e i suoi tre No (No agli inciuci, No ai caminetti ristretti, No ad ogni forma estremismo). “Hanno sopportato Cusmai, ma non l’hanno mai sostenuto, quel 2 o 3 per cento che lui ha perso è finito nel calderone del 5 Stelle. L’Udc è stata leale a Foggia con Di Donna, ma non si può dire altrettanto del centrodestra a San Severo”, concludono da San Marco.