Foggia Film Festival, sul palco anche temi caldi come l’usura dei colletti bianchi

Grandi “esplorazioni sociali” ieri sera al Foggia Film Festival con documentari, corti e lungometraggi in concorso dal forte sapore esperienziale. Si chiama “Le barche sono come corpi”, il nuovo lavoro di indagine di Antonio Fortarezza sui migranti, un documentario non orientato, che fa percepire la “carne viva” delle migrazioni e di tutti coloro che si occupano di accoglienza in Italia. Per questa sua nuova opera ha scelto il punto di vista della Caritas della Diocesi Foggia Bovino e dei loro centri, in collaborazione con la Prefettura. Da tempo l’artista di origini foggiane, ma ormai stabile a Milano, ha avviato un percorso di racconto sugli ultimi. Non solo caporalato, ma testimonianze e storie, senza mai porsi come giudice. “Io credo che dipenda dalla voglia di raccontare le cose che non si vogliono affrontare. Sono legato a Foggia, non ho mai risolto il mio problema con la città, il mio è stato uno scappare. Otto anni fa, cercavo questo filone sul migrante. Ho cominciato ad ascoltare le campagne, ho cominciato a scoprirle, ho incontrato molti ragazzi. È iniziata una relazione, ho fatto alcuni altri lavori? di ascolto fino a che ho cominciato a pensare di risalire la filiera agroalimentare. Mi mancava un altro passaggio, cosa c’è prima? Ed eccomi qui con Le barche sono come corpi”. Ascolto e indagine lo guidano mentre filma i migranti.

Il corto di Mario Vitale della Bunker Film in concorso “Al giorno d’oggi il lavoro te lo devi inventare” è stato l’occasione per il direttore artistico del festival Pino Bruno per ospitare la Fondazione Antiusura Buon Samaritano con il suo presidente l’ingegner Pippo Cavaliere e il consigliere Rocco Di Stasio. Il cortometraggio è un modo inedito per parlare di usura e di corruzione dei colletti bianchi. La sinossi:  Giovanni è un uomo dedito completamente al lavoro. Con un passato da artista, per rimanere a galla, decide di portare avanti la tradizione di famiglia facendo il falegname, consapevole che quella presa non è la strada che voleva percorrere. Umberto è un uomo d’affari senza scrupoli che, per accrescere i suoi guadagni, estorce denaro a persone disperate. Mentre Giovanni realizza un lavoro commissionato da due insoliti fratelli, Umberto incontra Adele in una camera d’hotel. Tanti i colpi di scena in soli 16 minuti.

“Esiste anche l’usura dei colletti bianchi, la più subdola che quando ti cattura non ti lascia più”, ha detto Bruno nella breve chiacchierata post corto con Cavaliere, che insieme ai 40 volontari della Fondazione opera nella “terra di mezzo tra la legalità e la mala vita”. “In alcuni punti il corto descrive in maniera sapiente il dramma dell’usura, che non è solo criminalità organizzata, ma anche tanta zona grigia, ci siamo ritrovati più volte in fenomeni violenti agiti dai colletti bianchi. In 22 anni ne abbiamo viste di tutti i colori, l’usura fa leva sulla disperazione della gente”. 3500 famiglie ascoltare in questi due decenni, 10 milioni di euro erogati. Solo nel 2017 sono giunti in Fondazione oltre 100 nuclei familiari, con più di 1,3 milione di prestiti erogati con le banche convenzionate. “L’usura è un reato di cui si parla nelle Sacre Scritture, nella Divina Commedia, nel Medio Evo il reato di usura era definito furto del tempo, chi non riesce a far fronte si sente intrappolato nel tempo. Non si vive più la sua dimensione di vita ma una dimensione parallela. La paura prova isolamento”.

Bruno e Cavaliere

Altro tenore subito dopo con la proiezione del bellissimo documentario di Daniele Sartori Principe Maurice, fuori concorso, preceduto dall’incontro con l’associazione Arcigay Le Bigotte di Foggia e il nuovo direttivo di Pio Tucci e Francesca Parisi, i quali hanno anche accennato del disagio tutto foggiano di recepire la diversità. “Due ragazzi omosessuali sono stati cacciati di casa, esistono ancora cliché e stereotipi”. Il documentario biografico ha narrato a quanti non ne conoscevano le gesta l’icona del Teatro notturno e Gran cerimoniere del Carnevale di Venezia, Maurizio Agosti, in arte il Principe Maurice, che in 50 minuti si racconta in una versione ricca di spunti e di memorie sugli irripetibili anni Novanta della notte rivierasca, ripercorrendo l’esordio della sua carriera al Cocoricò di Riccione fino ad arrivare ai recenti impegni col Plastic di Milano e il Carnevale di Venezia.

Cavaliere con Rocco Di Stasio

Ha concluso la serata prima degli ultimi corti in concorso un simpatico e surreale film spot della regione Molise “Il Viaggio” di Alfredo Arciero nella sezione Short movies.

Anche il secondo giorno di #social exploring ha mostrato tutta la fascinazione del cinema. Al mattino al Contest Student Fest al Cineporto sono arrivate iscrizioni dall’Accademia di Bologna, dal Politecnico e da altri posti d’Italia. “Non vogliamo un festival di amici degli amici, degli intellettuali o degli pseudo intellettuali, vogliamo un festival vero. Avere 30-40 persone in sala è in successo, provate ad andare nelle multisale in settimana, il pubblico si muove solo per i grandi titoli e per le commedie”, ha evidenziato Pino Bruno. Ed è così, la visione al cinema è diventata sempre più una questione di nicchia.