Cambia il vento, centristi strizzano l’occhio al Berlusca. AP corre da solo

Cera e Cesa

di ANTONELLA SOCCIO

Saranno giorni e settimane convulse per i centristi, che in diverse formazioni stanno scegliendo una transumanza al contrario verso la destra. “Le porte del partito sono chiuse per chi fa politica perché deve campare”. Così il coordinatore e consigliere regionale pugliese di Direzione Italia, Francesco Ventola, ha commentato la decisione dei parlamentari Altieri e Marti di aderire alla Lega di Salvini. “Quando ho accettato l’incarico di coordinatore regionale di Direzione Italia ho chiarito in maniera netta che la porta del partito è aperta a tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi con passione entusiasmo e stando per strada con i cittadini”, ha proseguito. Per i fittiani e per quanti si erano distanziati da Silvio Berlusconi c’è oggi il rebus della rielezione con i listini del proporzionale e l’incognita del collegio uninominale. Fin quando non sarà varato il decreto legislativo che fisserà i collegi, tra i partiti minori che rischiano di non superare il quorum del 3% vi sarà confusione e un vorticoso cambio di casacca.

Il prossimo 18 novembre il parlamentare Udc Angelo Cera porterà in Capitanata il coordinatore nazionale Lorenzo Cesa, il quale, dopo il patto dell’arancino in Sicilia, secondo molti, sta contrattando collegi per i suoi fedelissimi. Naturalmente l’ex sindaco di San Marco è tra questi: Cera sarà chiamato a mostrare, con tutta la sua gens, il suo peso elettorale nella convention della Fiera per assicurarsi la capolistatura o in caso di coalizione con un centrodestra unito la candidatura nel collegio uninominale. Da tempo gli udiccini stanno lavorando anche con Raffaele Fitto, come lo stesso Cera aveva indicato a l’Immediato, ad un ipotesi di “quarta gamba”, rispolverando nome e simbolo della balena bianca.

Ma gli insider parlamentari la ritengono una vera e propria “fesseria”. La ipotetica quarta gamba, pure con il nome rimbombante di Democrazia Cristiana, non è neanche presente nei sondaggi. “È solo la propaganda di chi vuole avere la speranza di essere inserito in lista”, dice qualche ex amico di Cera. Inoltre se alle elezioni politiche la leadership sarà contesa tra Forza Italia e Lega, quale sarebbe l’interesse di Berlusconi nel sostenere un’operazione verticistica e tutta di ceto politico come la “quarta gamba” che drenerebbe voti e consensi al partito azzurro? Molto più semplice che i vari Cesa, Quagliariello e Fitto ottengano delle candidature blindate per i propri luogotenenti in giro per l’Italia.

Al centro, Giannicola De Leonardis

Chi si giocherà il tutto per tutto sembra Alternativa Popolare di Angelino Alfano. Si terrà il prossimo 11 novembre, dalle 10 alle 18 all’Hotel Marriott di Roma la conferenza programmatica del partito delle larghe intese, per dare inizio alla campagna elettorale e definire le strategie. Il nome è altisonante, nonostante i sondaggi: “l’Italia al centro, la rivoluzione dei moderati”. Il giorno prima tutti i coordinatori regionali del partito si incontreranno per delineare le prossime candidature al Parlamento. Tra di loro anche il coordinatore regionale pugliese Giannicola De Leonardis, che ammette di poter essere un capolista. “Guido il partito regionale, è naturale che mi si chieda di stare in prima linea, se mi chiamano”, osserva al nostro net journal. L’eletto di Via Capruzzi non è preoccupato dalla flessione del voto siciliano. “Abbiamo registrato un 4,2%, in Sicilia noi avevamo quasi l’accordo con Forza Italia, poi si è messo di traverso Matteo Salvini e dopo quel momento i nostri voti sono stati catturati da Lorenzo Cesa, ma io credo che quella percentuale ottenuta sia una buona base da cui ripartire. Sabato ne parleremo diffusamente e noi coordinatori il giorno prima detteremo la nostra linea in un evento di rilievo per il partito. Al 90% andremo da soli. Ad oggi la strategia di Alternativa Popolare è di andare da soli, al proporzionale e all’uninominale con un nostro candidato”.

Sarà una strategia che paga? “Penso di sì, andare da soli significa prendere più voti di opinione, perché andremmo a caratterizzarci sui nostri valori, ormai poco dibattuti dagli altri partiti: la comunità, la chiesa, la famiglia. Forse potrebbe essere penalizzante solo nei collegi uninominali, lì servirà candidare persone credibili e forti”.