Chiesa e antimafia prima di cadere in una scatola di biscotti. Ecco chi è Gerry Biancofiore

di ANTONELLA SOCCIO

L’imprenditore edile Gerardo Biancofiore arrestato ieri per il tentativo di corruzione al sindaco di Cerignola che denunciò subito la vicenda – ha fabbricato tutta la sua fulminante carriera nazionale sulla probità morale e sulla legalità. Nei palazzi prefettizi e nelle curie locali e romane.

Il vessillo dell’antimafia 

Nell’ottobre 2015 fu il primo costruttore – sul modello siciliano della Confindustria di Montante e Lo Bello, osannati come i nuovi eroi dell’Antimafia e poi tragicamente smascherati nel loro bluff – a sottoscrivere in Prefettura a Foggia il protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni estorsivi nei cantieri edili, davanti ai Prefetti Maria Tirone e Santi Giuffrè e al Presidente onorario della Federazione Associazioni Italiane Antiracket. Dopo quel protocollo venne l’affissione del logo antiracket il 25 febbraio del 2016, insieme col coordinatore regionale Fai Puglia, Renato De Scisciolo, presso i cantieri della DeBar, che sta realizzando il nuovo plesso emergenza degli Ospedali Riuniti di Foggia e presso quello aperto per la realizzazione di un ipermercato in Via Telesforo a Foggia. Presenti allora, la successiva Prefetta, Maria Tirone, il questore e i comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, la presidente della locale associazione antiracket e finanche il Vescovo Vincenzo Pelvi per la benedizione.

La fede cattolica 

Prima con Gothe srl e ora con la Sedir srl, Biancofiore si è occupato sia nel settore pubblico che in quello privato di costruzioni, infrastrutture, opere complesse e ristrutturazioni di beni ad alto valore artistico e architettonico.

Felice Di Molfetta e papa Francesco

La sua fortuna iniziale è legata a doppio filo all’ex Arcivescovo di Cerignola, il potente Felice Di Molfetta e ad alcune congregazioni di suore, come le Ancelle della Divina Provvidenza, che cominciarono a commissionargli opere di riqualificazione dei beni architettonici della Cei, per l’efficientamento energetico ma anche per il restauro artistico. Cerignola, Orta Nova, Ascoli Satriano, Foggia. Non c’è una chiesa o un convento o un locale ecclesiastico nel Basso Tavoliere che non abbia visto ospitato qualche lavoro targato Biancofiore.

Impegnato anche nel settore delle energie rinnovabili e delle utilities, ha operato in paesi europei ed extraeuropei, soprattutto Albania e Tunisia. I suoi convegni e le sue missioni in Africa e in Asia con l’associazione dell’aquila restano dei veri e propri cult. Ma la monnezza si sa è un business assai più grosso di un ospedale bloccato in una delle ex repubbliche sovietiche, per via del no alla Tap.

Nell’organizzazione di categoria ha ricoperto tutti i ruoli. Con una lunga esperienza associativa nel sistema confindustriale e degli enti paritetici, dal 2008 al 2012 è stato Presidente del Formedil Foggia mentre dal 2012 è presidente di Ance Foggia e vicepresidente di Confindustria Foggia. Fino al salto nazionale, come presidente del Comitato estero PMI di Ance nazionale, e alla presidenza dell’Ance regionale. Socio della Fondazione Apulia Felix a Foggia, dal 2009 si fregia anche dell’onorificenza tutta accademica e relazionale di unico componente nella provincia di Foggia del prestigioso Aspen Institute. La sua amicizia con l’ex Ministro Giulio Tremonti, infatti, è intensa.

L’intransigenza nei confronti di Insalata 

Nel 2014, impugnando il Codice etico, vinse la sua personale battaglia “legalitaria” contro il gruppo di colleghi che oggi ingrossa le fila di Confartigianato. Biancofiore chiese le dimissioni di Marco Insalata, allora presidente di Cassaedile e coinvolto in uno dei mille rivoli della vicenda della concussione del Comune di Foggia, compiuta dal dirigente ai lavori pubblici Fernando Biagini e dal consigliere centrista Massimo Laccetti. Si creò una fronda interna con tanto di petizione che chiese a sua volta le dimissioni di Biancofiore e venne nominata una commissione di probiviri, composta da Eliseo Zanasi, Gianni Trisciuoglio, Piero Gentile e Gianni Mongelli per sbrogliare la matassa.

Il risultato fu il progressivo allontanamento di quel gruppo vicino ad Insalata e l’ascesa di Biancofiore nello scacchiere confindustriale dell’attuale presidente Gianni Rotice e del numero uno onorario, Eliseo Zanasi, tornato alla guida di Cassaedile.

La beffa 

L’arresto appare oggi un beffardo contrappasso. Biancofiore che ha brandito per anni l’ascia della legalità ne è diventato vittima. E in che modo. Per una scatola di biscotti corruttivi.

I due sono soci nell’Ati insieme alla società parmigiana Riccoboni avevano presentato una proposta di project financing per l’ingresso nella gestione dell’impiantistica di SIA, l’impresa del ciclo dei rifiuti che serve il Consorzio Igiene Ambientale Bacino Foggia/4. L’imprenditore cerignolano come è noto fu uno dei grandi elettori di Franco Metta. La maggioranza cerignolana, socio principale di Sia, ha poi trovato nuovi equilibri di gestione pubblica con l’agenzia regionale dell’avvocato Gianfranco Grandaliano.

A carico di Biancofiore emergono oggi gravi indizi non solo per le dichiarazioni discordanti rese in corso di interrogatorio davanti al pm Di Giovanni, ma sarebbe stato incastrato dagli sms che si sarebbe scambiato prima e dopo l’episodio della scatola dei biscotti con alcuni suoi complici, indagati nell’ambito dello stesso procedimento.

Al centro, Rocco Bonassisa

Lo scorso anno, dopo la denuncia del sindaco Franco Metta, Biancofiore si agitò in tante dichiarazioni confuse, giurando e spergiurando di non essere socio di Rocco Bonassisa, di non essere lui il GB indicato dal primo cittadino. Quel GB era suo cugino, si affrettò a dire.

Come prima reazione nei giorni del Natale 2016 ottenne il depennamento di un evento augurale di Palazzo. L’assemblea pubblica, già organizzata e a favor di telecamere, fu considerata inopportuna dalle numerose istituzioni, autorità e vertici delle forze dell’ordine invitate a partecipare, in un momento in cui Biancofiore doveva ancora dimostrate la sua completa estraneità nei presunti fatti corruttivi. I massimi rappresentanti dello Stato preferirono sospendere il giudizio e rinviare l’appuntamento a data da destinarsi. Che sia o meno innocente, la sua immagine pubblica è ormai macchiata.