Un bollino contro la mafia del mattone, a Foggia i costruttori ci mettono la faccia. “Segnale forte alla città”

È lotta serrata alla mafia del mattone a Foggia. Alcuni costruttori locali, guidati dall’Ance, hanno posto stamattina il logo “Antiracket” nei propri cantieri. A guidarli Gerardo Biancofiore, presidente dell’associazione degli edili foggiani. Prima tappa agli Ospedali Riuniti, dove sta sorgendo un nuovo plesso proprio di fronte all’ingresso principale del nosocomio, in via Luigi Pinto. Presente il prefetto, forze dell’ordine, associazioni antiracket locali e regionali e soprattutto gli imprenditori. Ai Riuniti è Domenico De Bartolomeo il proprietario del cantiere, presidente di Confindustria nella Bat. “È cambiato il vento – dice -, oggi finalmente le operazioni di contrasto alla malavita sono numerose ed efficaci. Le forze dell’ordine stanno facendo un ottimo lavoro ma hanno bisogno anche di noi”. Esiste un patto tra tutti i soggetti presenti all’evento per arginare la mala. Un patto rappresentato simbolicamente dal bollino posto all’ingresso del cantiere.

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Biancofiore conferma a l’Immediato l’impegno dei costruttori locali: “Finora sono sei. Tra loro c’è anche chi ha subito intimidazioni. Appena sorgeranno nuovi cantieri a Foggia e provincia altri imprenditori saranno avvicinati. Si tratta di ditte che hanno deciso di rispettare le regole, tutto qui”. Dopo i Riuniti, tappa in via Natola dove a pochi passi dalla sede della Nuova Provincia, sta sorgendo un “Penny Market”, pronto a giugno di quest’anno. Titolare dei lavori il vicepresidente Ance, Giuseppe Clemente, costruttore di San Severo, una delle città più colpite dal racket. Alla nostra testata dichiara: “Sono stato il primo ad aderire all’iniziativa. La legalità non può rimanere fuori dal mondo edile. Deve diventare la normalità. Come Ance ci opponiamo con tutte le nostre forze alla malavita. Le forze dell’ordine non possono farcela senza il nostro supporto”. Poi un appello ai colleghi: “Sposino questo progetto e lo facciano con serenità”. Clemente in passato subì persino minacce di morte: “Ma non mi sono mai piegato. Ho lavorato ad Apricena e mi sono imbattuto nella mafia del Gargano. Mi rubarono 150mila euro di attrezzi per poi chiedermi il riscatto ma non ho mai accettato di scendere a patti”. Oggi Clemente è impegnato nella costruzione di un “Penny Market”, aiutato dai suoi dipendenti. “Mi avvalgo di un massimo di 30 unità, in base all’andamento dei lavori”. E sul capannone in via di definizione conclude: “Si tratta di un’opera privata ma con valore pubblico perchè creerà nuovi posti di lavoro. Per tutti questi motivi trovo che applicare il bollino antiracket sia un buon modo per dare un segnale forte alla città”. A fine cerimonia il prefetto Maria Tirone ha posto il sigillo Antiracket all’ingresso del cantiere.