È a Foggia il futuro dell’agricoltura, ecco il super intensivo per abbattere costi

di MOLLY CLAUDS

L’Oleificio Cericola e il futuro dell’agricoltura. Stamattina, sulla strada Melfignana in zona Incoronata, l’evento “Investire guardando al futuro”. Il titolare, Piero Leone, per tutti Pierino, ha aperto la sua azienda agricola a quanti tra contadini e proprietari terrieri hanno voluto assistere alla prova in campo di una raccoglitrice ultimo modello New Holland di olive e mandorle coltivate in impianti super intensivi. La macchina, come ha spiegato, è nuovissima. La prima venduta in Capitanata dal concessionario Tullio Capobianco, presente nell’oliveto insieme ai suoi dipendenti, al suo staff e alla moglie Licia Centola. “L’abbiamo presa adesso, da pochissimo, ma nel super intensivo ci siamo già da 10 anni- ha osservato l’imprenditore agricolo -. È una macchina migliore rispetto a quelle di altri marchi che abbiamo già provato. Questa non scortica le piantagioni piccole, la piantina non viene maltrattata nella raccolta”.

Pierino Leone tre anni fa ha costituito la cooperativa Olmas Italia, che vuol dire Oliva, Mandorla, Superintensivo Italia. Un gruppo che conta già più di 50 soci. “Oggi c’è il Psr, si possono avere degli incentivi. I nostri sono impianti meccanizzati, che abbattono i costi”, continua. Se per la normale raccolta delle olive, con alberi tradizionali, si spendono dai 12 ai 20 euro a quintale, con la raccoglitrice meccanica, che passa tra le fila di alberi, il costo si riduce a soli 5 euro, per un consumo di gasolio medio di circa 12 litri ad ora. E per raccogliere le olive in un ettaro di terreno, servono dalle 2 alle 3 ore. 80 i quintali scrollati dalla pianta in un’ora. La macchina, che ha una capienza interna di 40 quintali di olive, va scaricata ogni 250 metri. Alla fine di un giro di due filari, insomma. Andata e ritorno. Solo il 3% del frutto, quello più vicino al tronco, non viene raccolto. Bastano due operai: l’autista e un altro addetto. Per l’impianto servono però particolari attenzioni. Per avere una produttività massima, pari a circa 10 chilogrammi di frutto per pianta, gli alberi di olivo devono essere collocati in posizione Nord-Sud, in modo che, per la fotosintesi clorofilliana, i rami siano sempre soleggiati, al mattino e al pomeriggio.

1700 circa gli olivi per ettaro disposti come un vigneto a spalliera, per una produzione di 170 quintali ed una resa d’olio pari al 15%, vale a dire dai 13 ai 15 chilogrammi d’olio extravergine. La tecnica del super intensivo, come si sa, è nata in Spagna, in Catalogna, ma oggi si sperimentano anche varietà diverse da quelle spagnole: Leone, infatti, ha piantato delle olive Leccina e Frantoiana, che stanno crescendo con grande vigore, nonostante gli iniziali dubbi dei tecnici regionali dell’assessorato all’Agricoltura. Tra gli agricoltori incuriositi anche i produttori di mandorle, come Giosuè Del Vecchio di Rignano.

La macchina costa circa 250mila euro, ma i piani del Psr ne abbattono il costo dal 40 al 60 per cento per un coltivatore al primo insediamento.
Qual è l’utile di un super intensivo che ha comunque una durata massima di 20 anni? “Il minimo che ho garantito ai miei soci sono 2mila euro ad ettaro, solo con l’investimento iniziale di 6.500 euro ad ettaro, chiavi in mano per l’impianto. Dopo due anni le piante, però, vanno già in produzione. Nel Psr finalmente sono entrati anche i super intensivi, sono finanziati nel piano olivicolo, sono stati inseriti, perché si sono accorti che in Italia manca l’olio. La nostra vendita all’oleificio è diretta, dal produttore al consumatore. Il super intensivo è il futuro”, conclude Leone.