Braccianti africani del Foggiano protestano a Bari. Chiedono acqua, vitto e alloggi

Acqua, vitto e alloggi, garanzia di condizioni lavorative migliori sono le principali rivendicazioni avanzate da un centinaio di braccianti, tutti migranti africani impegnati in lavori agricoli nella provincia di Foggia, che oggi a Bari ha manifestato davanti la sede del Consiglio regionale. Quasi un centinaio di uomini e donne, normalmente impegnati nella raccolta dei pomodori e altri prodotti agricoli nelle campagne del foggiano, molti dei quali vivevano nel ghetto di Rignano Garganico smantellato di recente, hanno tenuto un sit in, organizzato con l’Usb Lavoro agricolo.

Protesta braccianti Usb a Bari

Una delegazione ha incontrato gli assessori al Lavoro, Sebastiano Leo, ed alle Risorse agroalimentari, Leo Di Gioia. “Le loro ragioni sono condivisibili, il problema non è semplice, ma da parte della Regione Puglia – ha spiegato Leo parlando con i giornalisti – c’è il massimo impegno. Stiamo lavorando alla acquisizione di moduli abitativi in grado, almeno parzialmente, di affrontare le esigenze. Il piano è in corso e siamo – ha concluso Leo – a buon punto”.

Il M5S chiede di accelerare le procedure per la chiusura del ghetto.
“Siamo andati immediatamente ad incontrarli per meglio comprendere la natura delle loro richieste, – rivelano gli otto consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle – in maniera generica ci hanno parlato nuovamente del gran ghetto, erroneamente chiamato di Rignano, dove effettivamente diverse roulotte sono tornate e si aspetta ancora che possano agire al più presto le ruspe per abbattere finalmente tutti i casolari abbandonati e i ruderi che vengono usati per dormitorio. Chiediamo con forza, che la Regione concluda una volta per tutte, con tutti gli enti preposti, l’iter della chiusura, bonifica compresa, del terreno regionale; del resto sono passati diversi mesi da quei giorni caldi e non si può e non si deve lasciare spazio a nuovi insediamenti anche per rispetto del duro lavoro fatto per permettere la chiusura dopo 20 anni di quel ghetto.
Naturalmente l’auspicio è che nessuno tenti di strumentalizzare la disperazione di queste persone o provi ad ipotizzare la creazione di nuovi ghetti che fino ad oggi hanno finito per favorire non di certo i lavoratori ma solo il malaffare e coloro che hanno avuto lo spregevole coraggio di arricchirsi sulla pelle di persone che chiedono solo di poter vivere una vita in condizioni dignitose”.