Sbarchi di grano estero aumentati del 15%, agricoltori protestano a Roma: “Bloccare accordo con Canada”

La Regione dice no al CETA, il trattato commerciale tra Canada e Europa. La Giunta regionale ha infatti approvato ieri, su relazione del presidente Michele Emiliano, un atto di indirizzo con il quale la Regione si impegna ad attivarsi presso il Parlamento e il Governo nazionali per sensibilizzare le istituzioni a non ratificare, o almeno a differire, l’iter di ratifica legislativo dell’Accordo economico e commerciale globale tra Unione europea e Canada (il “CETA”), a tutela degli interessi dei cittadini e delle imprese agricole della Regione Puglia. Come è noto il Canada è il 12° partner commerciale più importante dell’Unione europea. L’Unione europea è, per il Canada, il secondo partner commerciale dopo gli Stati Uniti e rappresenta quasi il 10% del suo commercio estero. Il volume degli scambi di merci tra Unione europea e Canada raggiunge quasi 60 miliardi di euro l’anno. Il CETA è stato tuttavia approvato dal Parlamento europeo lo scorso 15 febbraio e prevede l’abolizione della maggior parte dei dazi doganali tra le Parti.

Con l’entrata in vigore dell’Accordo è previsto l’annullamento di circa il 98% di tutte le tariffe dell’Unione europea, ma la cooperazione regolamentare conduce alla graduale eliminazione delle regole nei settori della sanità pubblica, della sicurezza degli alimenti, della protezione dei consumatori e dell’ambiente. L’abbattimento dei dazi attiva, inoltre, significativi flussi di importazione competitiva sotto il profilo dei prezzi, ma con scarsi standards qualitativi e di sicurezza, a fronte della mancanza di un sistema di regole che tuteli i consumatori e che assicuri evidenza e trasparenza sull’origine delle materie prime.  Il comparto agroalimentare made in Italy – universalmente riconosciuto come straordinaria leva competitiva che contribuisce alla coesione sociale, attraverso lo sviluppo di impresa ed il miglioramento delle condizioni di lavoro – ne subirebbe un rilevante danno.

La Regione Puglia, seguendo quanto proposto anche dalla Coldiretti, è impegnata, con una coalizione di altri portatori di interesse, in un’azione tesa ad informare e sensibilizzare il Governo ed i Parlamentari italiani chiedendo loro di non votare a favore della ratifica dell’Accordo e di impedirne l’entrata in vigore in via provvisoria, nella direzione di ragioni di scambio improntate alla democrazia economica e alla salvaguardia dei diritti dei consumatori e delle imprese. Il presidente Emiliano pertanto ha proposto di intraprendere iniziative per sollecitare il Parlamento ed il Governo ad impedire l’entrata in vigore nel nostro Paese del Trattato CETA, arrestando il processo di ratifica dell’Accordo in Italia ed adottando ogni iniziativa necessaria ad ostacolare l’applicazione del Trattato anche in via provvisoria.

Agricoltori protestano a Roma

“Così si uccide il Meridione”, “Non svendiamo i nostri marchi storici”, “#stopCETA per salvare il Made in Italy”, sono gli slogan delle centinaia di agricoltori pugliesi, allevatori, oltre a consumatori, sindacalisti, ambientalisti, rappresentanti della società civile e cittadini, scesi in Piazza Montecitorio a Roma per fermare il trattato di libero scambio con il Canada, che per la prima volta nella storia dell’Unione Europea accorda a livello internazionale il via libera alle imitazioni dei nostri prodotti più tipici e spalanca le porte all’invasione di grano duro e a ingenti quantitativi di carne a dazio zero. L’iniziativa è della Coldiretti, insieme a un’inedita e importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch), che chiede di procedere senza fretta ad una discussione approfondita in Parlamento, prima di assumere una decisione di ratifica che porterebbe ad un’indiscriminata liberalizzazione e deregolamentazione degli scambi con una vera e propria svendita del Made in Italy. In piazza anche moltissimi gonfaloni dei Comuni pugliesi che hanno aderito alla mobilitazione.

Con la prospettiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno provocando la scomparsa della coltivazione in Italia e il crocevia continua ad essere proprio il porto di Bari. Un Trattato che – denuncia la Coldiretti – spalanca le porte all’invasione dal paese nordamericano di grano, una delle produzioni simbolo della Puglia e che prevede anche il via libera all’importazione a dazio zero per circa 75.000 tonnellate di carni suine e 50.000 tonnellate di carne di manzo dal Canada, dove vengono utilizzati ormoni per l’accrescimento, vietati in Italia.

“Si continua a nascondere ai consumatori che un pacco di pasta su cinque prodotto in Italia è fatto con grano coltivato in Canada– denuncia il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – perchè già lo scorso anno è arrivato in Italia oltre un milione di tonnellate di grano dal Canada, dove viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è, però, vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno e. Le importazioni rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo CETA tra Unione Europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Dobbiamo fare in modo che il Parlamento italiano, assurdamente e stranamente prima tra tutti i Paese Ue a volersi esprimere, non ratifichi l’accordo CETA tra UE e Canada che comporterebbe l’invasione di grano estero con l’azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato. Importare grano proprio quando in Puglia gli agricoltori stanno trebbiando è un atto di violenta e inaccettabile turbativa commerciale”. Oggi, con le quotazioni del grano a 24 centesimi al chilo –  denuncia la Coldiretti – gli agricoltori italiani ne devono vendere più di 4 chili per poter acquistare un caffè. Circa la metà del grano importato dall’Italia arriva, infatti, proprio dal paese nordamericano dove – continua la Coldiretti – le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.

”Particolarmente grave e insidioso il principio di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie – incalza il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – che consentirebbe di vendere prodotti canadesi in Italia, evitando nuovi controlli, perché grano e carne sarebbero ritenuti equivalenti a quelli italiani. In Canada, però, sono usate 99 sostanze attive vietate nell’UE. Gran parte di queste sono molecole risalenti agli anni ’70, vietate nell’UE da circa 20 anni. Tra queste ci sono l’acefato, il carbaryl, il carbendazim, il fenbutatin oxide,  il paraquat, l’acido solforico per i quali, oltre all’elevata tossicità riscontrata,  sono comprovati o comunque non sono esclusi effetti neurotossici, cancerogeni, effetti sulla mutagenesi, sulla riproduzione e, più in generale, sugli ecosistemi. Alcune sostanze attive che sono impiegate nell’UE sotto controllo, come il glifosate ed i neonicotinoidi, non sono soggette in Canada ad alcuna limitazione. In Canada, inoltre, è consentito l’uso della streptomicina usata per la lotta alle batteriosi delle colture, mentre in Italia l’uso di antibiotici in agricoltura è vietato sin dal 1971”.

Le massicce importazioni di grano dal Canda hanno provocato la decimazione delle semine di grano con un crollo del 7,3% per un totale di 100mila ettari coltivati in meno che peseranno sulla produzione di vera pasta italiana nel 2017, oltre che sull’ambiente, sull’economia e sul lavoro delle aree interne. La situazione drammatica è determinata dal crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che nella campagna 2016 si sono praticamente dimezzati per effetto delle speculazioni e della concorrenza sleale, tanto che oggi con 5 chili di grano non è possibile neanche acquistare un caffè. Per denunciarne i rischi gli agricoltori della Coldiretti hanno distribuito sacchetti di grano canadese con la scritta “”No al grano canadese con glifosate in preraccolta vietato in Italia”. Tale sostanza chimica è stata vietata in pre raccolta in Italia dal 22 agosto 2016, con l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute, perché accusata di essere cancerogena. Un pericolo quindi anche per i consumatori visto che i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi sono praticamente il triplo di quelli nazionali, a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni con un contenuto fuori legge di pesticidi – conclude la Coldiretti – sono pari allo 0,8% nel caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale. In assenza dell’etichetta di origine non è possibile – sottolinea la Coldiretti –  conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma si impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e, con esse, il lavoro e l’economia nazionali. L’81% dei consumatori italiani – continua la Coldiretti – ritiene che la mancanza di etichettatura di origine nella pasta possa essere ingannevole secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole. 

Mongiello: “Duro colpo a Made in Italy”

“La ratifica del CETA nell’attuale versione infliggerebbe un duro colpo all’agroalimentare made in Italy, per questa ragione il Parlamento farebbe bene ad ascoltare le ragioni di chi protesta e ad approfondire una materia assai complessa”. Lo afferma l’onorevole Colomba Mongiello, vice presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della contraffazione, che annuncia la partecipazione al presidio di protesta organizzato da Coldiretti, CGIL, Slow Food, associazioni dei consumatori e movimenti ambientalisti che si svolgerà mercoledì in piazza Montecitorio.

“In linea generale, le trattative tra Unione Europea e il Canada per proteggere da imitazioni e usurpazioni i prodotti made in Italy puntano a determinare vantaggi commerciali reciproci anche grazie alla crescita della domanda di prodotti di alta qualità – afferma Mongiello – Ma questo obiettivo è contraddetto dal testo dell’accordo che prevede la tutela di 69 DOP e IGP sulle 367 registrate in Italia. Ancora più penalizzante l’effetto per il Sud Italia. Sono appena 5 i prodotti certificati inseriti nell’accordo bilaterale: 3 quelli siciliani, 1 a testa per Campania e Puglia, nessuno della Basilicata e della Calabria.
Ratificare il testo nell’attuale forma trasformerebbe un’opportunità di sviluppo e di commercio in una penalizzante discriminazione tra prodotti e aree produttive, tra Nord e Sud Italia. Aggravando le difficoltà già affrontate quotidianamente da chi continua ad investire risorse nelle produzioni di qualità. Governo e Parlamento hanno il dovere di intervenire per tutelare il nostro patrimonio economico e culturale da contraffattori e imitatori – conclude Colomba Mongiello – E hanno il dovere di farlo promuovendo scambi commerciali fondati sulla qualità e la salubrità delle merci e non sulle aree geografiche di provenienza dei prodotti”.