Mafia foggiana giudicata da magistratura non specializzata. Serve la DDA, subito

Da sinistra, Gaetti, Tirone, Bindi e Di Maggio

Occorre con urgenza la DDA a Foggia. Questo è emerso dalle audizioni della commissione antimafia giunta oggi a Foggia per incontrare le istituzioni locali. Il presidente Rosy Bindi, nell’affrontare la questione relativa al mancato riconoscimento dell’aggravante mafiosa nei processi alla mala del Gargano, ha parlato così: “Occorre specializzare la magistratura giudicante sui reati di mafia. In altre province il salto di qualità c’è stato solo grazie al lavoro della DDA. Qui, invece, capita che il giudice che processa l’omicidio del vicino di casa sia lo stesso che affronta i procedimenti contro i clan mafiosi. Il tema della ‘specializzazione’ sarà scritto a chiare lettere nella relazione finale”. Rosy Bindi, pungolata dalla nostra testata, ha evidenziato che il “cammino di specializzazione” è molto lungo. Ed è un percorso che riguarda forze dell’ordine, magistratura e la stessa Prefettura che oggi ha ospitato le audizioni. Insomma, “le mafie cambiano rapidamente evolvendosi e anche noi dobbiamo cambiare”. Poi un ulteriore affondo: “È necessaria una pubblica amministrazione qualificata, soprattutto se vogliamo dimostrare di essere un paese moderno. Perciò non si può non investire e qualificare la struttura pubblica. Soprattutto dopo anni di tagli. Qualificare la spesa pubblica – ha aggiunto – sarebbe la nostra vera spending review. Una mafia che si infiltra nel mondo dell’economia ha bisogno di una società più consapevole per arginarla. La sponda alle mafie la fa l’illegalità diffusa”.

Pochi giri di parole, per arrivare dritti al punto, a pochi minuti dalla lunga serie di audizioni alle quali hanno preso parte questore, comandanti di carabinieri e GdF, prefetto, procuratori di Foggia e Bari e pm della DDA.

“Imprenditore preferisce pagare tangenti, agghiacciante”

Forte il breve intervento di Tito Di Maggio, uno dei membri della commissione. “In questa provincia abbiamo assistito al salto di qualità della criminalità locale. Di contro, dal 2007 ad oggi, non ci sono più stati collaboratori di giustizia. Manca, evidentemente, quel salto culturale utile a contrastare il fenomeno. Dalle audizioni è emerso che molti imprenditori vogliono pagare l’estorsione quasi ‘in modo legale’. Tutto ciò è agghiacciante”.

“Mafia sottovalutata”

Per Riccardo Nuti, membro M5S della commissione (per Foggia presente il consigliere regionale, Rosa Barone), “le mafie della provincia di Foggia sono state sottovalutate per troppo tempo. Inoltre, la risposta dello Stato è ancora lenta rispetto alla velocità di cambiamento della criminalità. Qui la mafia è talmente forte che è difficile non pensare che goda del sostegno di alcuni enti locali“. A tal proposito si è parlato dello scioglimento per mafia del comune di Monte Sant’Angelo e dell’attenzione che la Prefettura sta rivolgendo anche ad altre realtà della nostra provincia. “La collaborazione con le amministrazioni locali c’è ed è continua” ha precisato il prefetto, Maria Tirone.

“Il livello si è alzato”

Convinto del salto di qualità della mala locale, anche Luigi Gaetti, vicepresidente della commissione e pentastellato come il collega Nuti: “La preoccupazione è tanta perché il livello della mafia tende ad alzarsi anche attraverso l’accrescersi delle relazioni con l’estero”. Si è fatto riferimento all’operazione “Coast to Coast”, quando la polizia ha sgominato il traffico di droga tra Albania e Gargano svelando l’alleanza dei clan di Cerignola, Vieste e San Severo, questi ultimi propaggine della Società Foggiana. Una “federazione” della mafia nella quale i clan fanno affari invece di farsi la guerra. “Quando non ci sono scontri – ha aggiunto la Bindi – una federazione, di fatto, c’è già”.

Ghetti e accoglienza

Non poteva mancare una battuta sul Gran Ghetto smantellato recentemente. Rosy Bindi ha dedicato la giornata di oggi al consigliere regionale, Stefano Fumarulo, morto poche settimane fa. Davide Mattiello (Pd), membro della commissione, ha ricordato Fumarulo e il lavoro fatto con lui gomito a gomito. “Bacchette magiche non esistono – ha poi aggiunto -. Occorrono strutture d’accoglienza ma soprattutto occorre lavorare sulle norme del mercato del lavoro, sull’incontro tra domanda e offerta e sulle regole della globalizzazione. Il caporale esiste perché esiste un sistema che lo favorisce. Ma bisogna battersi anche nel nome dei tanti imprenditori onesti che vengono perennemente danneggiati da questo fenomeno”.