Molestie sessuali in ospedale a Cerignola, condanne annullate per due infermieri

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Disposto un nuovo processo per i due infermieri arrestati nel 2009 per violenza sessuale ai danni della parente di un degente ricoverato presso l’ospedale “Tatarella” di Cerignola.

I due imputati erano stati condannati sia in primo, che in secondo grado perché i giudici avevano ritenuto credibile la persona offesa.

Ma nei giorni scorsi (30 gennaio 2017, ndr) la terza sezione della Cassazione ha annullato le condanne accogliendo i ricorsi dei difensori (gli avvocati Giuseppe Casale e Rosario Marino) che avevano evidenziato come le dichiarazioni della giovane donna non fossero assolutamente attendibili perché tra l’altro non era possibile che avesse subito più violenze in momenti diversi senza chiamare aiuto in un ospedale “affollato come uno stadio“.

Le argomentazioni difensive hanno fatto breccia nei giudici di piazzale Clodio che hanno cassato completamente le condanne imponendo alla Corte d’appello di Bari di rifare il processo.

MEMO

Nei guai per aver molestato la donna che assisteva una parente. Per questo C.P., cerignolano, fu condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione. 3 anni e 4 mesi, invece, al collega A.M., sanseverese. Una vicenda culminata con la sentenza pronunciata dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia. Il pm aveva chiesto 4 anni e 6 mesi per il cerignolano, 4 per l’infermiere di San Severo. La difesa del cerignolano escluse rapporti tra imputato e donna mentre il difensore del sanseverese parlò di rapporto consensuale.

I fatti contestati risalgono al novembre 2007 quando la vittima trascorse una notte in un reparto del Tatarella per assistere il familiare. Stando alla ricostruzione dell’accusa, la vittima si era recata nella medicherai del reparto dove l’infermiere cerignolano aveva tentato di baciarla venendo subito respinto. Ma qualche minuto dopo la donna era tornata perché si era sentita male e a quel punto l’infermiere l’aveva costretta a subire quelli che il codice penale definiva atti di libidine, prima della nuova legge sulla violenza sessuale. Poco dopo era stata molestata anche dall’infermiere di San Severo. La denuncia della donna e le indagini dei carabinieri avevano portato nell’agosto 2008 i due indagati ai domiciliari poi revocati. Il processo, ruotato tutto intorno all’attendibilità della donna, ritenuta credibile dal pm visto il racconto lineare, circostanziato e confermato anche da una registrazione di un colloquio tra la vittima e un indagato.

La difesa ribatteva che non si poteva dar credito alla donna, smentita dalle analisi dei carabinieri del Ris che non avevano trovato tracce biologiche degli imputati sugli indumenti da lei consegnati ai carabinieri; né era credibile che una donna – altro argomento della difesa – subisca molestie in tre distinti momenti e non reagisca gridando, svegliando i pazienti del reparto e ponendo fine alle violenze.