Pronto soccorso “militarizzati”, ecco il piano per l’Asl di Foggia

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Due rappresentanti delle forze dell’ordine per vigilare costantemente sul Pronto Soccorso e i reparti dell’Ospedale “Tatarella” di Cerignola.
È giunta solerte la risposta delle istituzioni dopo le sempre più frequenti aggressioni agli operatori sanitari di Medicina e Chirurgia d’Urgenza dei Presidi Ospedalieri della ASL Foggia, in particolare di Cerignola dove sono stati registrati cinque episodi nei mesi di novembre e dicembre scorsi.
Nel corso dell’ultima seduta del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduta dalla prefetta di Foggia Maria Tirone, il direttore della ASL di Capitanata Vito Piazzolla, il questore Piernicola Silvis, i vertici provinciali dei carabinieri, colonnello Marco Aquilio e della Guardia di Finanza, colonnello Francesco Gazzani, hanno condiviso le strategie, attuabili nell’immediato e finalizzate a garantire l’incolumità degli operatori che svolgono le proprie funzioni in realtà talvolta complesse come quella del sistema dell’emergenza-urgenza.
L’incontro, fortemente voluto dal presidente della Regione Puglia e Assessore alla Salute Michele Emiliano che è stato sempre in contatto con il direttore della ASL, ha prodotto un accordo che prevede l’allestimento di un “presidio di sicurezza” nei locali del Pronto Soccorso del “Tatarella” di Cerignola. Agenti di polizia e carabinieri, coordinati in maniera da alternarsi a seconda delle disponibilità e delle emergenze sul territorio, lungo l’arco della giornata (dalle ore 8.00 alle ore 20.00) per vigilare sul regolare svolgimento delle attività sanitarie e di assistenza. la loro presenza sarà assicurata anche all’interno degli altri reparti.
“L’ obiettivo – dichiara Vito Piazzolla – è di mettere in sicurezza le nostre strutture, ma soprattutto i nostri operatori che hanno il diritto di svolgere il proprio lavoro in un contesto tranquillo, dignitoso e rispettoso del ruolo di chi, anche in momenti di grande tensione, deve garantire elevata professionalità”.
Per questo, la direzione generale ha individuato una serie di interventi per la riqualificazione di tutti i Pronto Soccorso aziendali a partire dalla ristrutturazione degli ambienti e dei percorsi, attraverso la riduzione e la chiusura dei punti di accesso critici, che permetterà il miglioramento del le condizioni di sicurezza e della privacy di utenti e operatori.
Sono allo studio altri accorgimenti tecnici in dotazione come la dotazione di display luminosi per la gestione del triage ( priorità di accesso).
Si provvederà alla distribuzione di materiale informativo sul triage e sulle norme di accesso al Pronto Soccorso per una maggiore sensibilizzazione socio-culturale dell’utenza. Sul fronte interno, è prevista una formazione specifica del personale addetto al triage sulle metodologie di accoglienza dell’utenza e di gestione delle relazioni tra operatori e accompagnatori.
Con le ditte che gestiscono la sicurezza nelle strutture aziendali è in programma la condivisione di protocolli operativi per la gestione degli eventi critici in modo da ridefinire le funzioni degli operatori adibiti alla vigilanza. Per gli stessi, verrà richiesta una specifica formazione per la gestione degli accessi separati tra gli ambulatori e le aree di attesa.
Il tutto sarà formalizzato nel cosiddetto “Piano di gestione del sovraffollamento e degli eventi critici nel Pronto Soccorso”. Il documento conterrà accordi con i Pediatri di Libera Scelta per l’attivazione di ambulatori pediatrici finalizzati alla gestione dei codici bianchi e verdi nei Pronto Soccorso (SCAP).
Oggi, a Bari, ne è stata concordata l’attivazione nei Presidi Ospedalieri di San Severo, Cerignola, Manfredonia e presso gli Ospedali Riuniti di Foggia. Sono in corso accordi regionali analoghi anche con i Medici di Medicina Generale.
“Abbiamo concordato, inoltre – conclude Piazzolla – una procedura che permette all’Azienda di costituirsi in forma automatica nei confronti degli aggressori. Questo a sostegno e protezione dei nostri operatori che subiscono tali violenze e che, troppo spesso, sono vittime anche di successive ritorsioni”.