Torna l’incubo trivelle, società inglese potrà cercare petrolio in Adriatico. Coinvolto il Gargano

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Il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso della provincia di Teramo, sette Comuni della costa teramana più due Comuni del Marchigiano contro il decreto di Valutazione di impatto ambientale rilasciato in favore della compagnia inglese “Spectrum Geo Limited”. Quest’ultima, così, potrà cercare petrolio e gas in un’area dell’Adriatico vasta 30mila chilometri quadrati.

L’attività è quella di prospezione descritta da due istanze presentate il 26 gennaio 2011 per altrettante aree dell’Adriatico, la d1 BP SP (per 13.700 chilometri quadrati, da Rimini a Termoli) e la d1 FP SP (per 16.210 chilometri quadrati, da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme). Gli enti locali contestavano la procedura seguita dai ministeri competenti e che ha portato al decreto di Via: dal limite dell’area interessata, fino alla mancata Valutazione ambientale strategica. Per il Tar, invece, la Via è legittima, soprattutto perché non si tratta di attività di ricerca, ma di prospezione (air-gun).

“Una sentenza tutt’altro che convincente, si tratta di un divieto che non può che riguardare anche le attività di prospezione – spiega sulla sua pagina Facebook Enzo Di Salvatore, costituzionalista e promotore del referendum sulle trivelle dello scorso aprile -. Spero che i ricorrenti vogliano proporre immediato ricorso in appello al Consiglio di Stato”. L’air gun, che la Spectrum Geo userà in maniera estensiva, è una tecnica di ispezione dei fondali marini che prevede, ad intervalli molto ravvicinati fra loro, di sparare aria compressa nelle acque marine. Attraverso le onde riflesse è possibile estrarre dati sulla composizione del sottosuolo ma, di contro, il fortissimo rumore può provocare danni ed alterazioni comportamentali, talvolta letali, in specie marine assai diverse, in particolare per i cetacei, fino a chilometri di distanza.
Su questo punto Di Salvatore osserva che il legislatore, se lo avesse voluto, avrebbe potuto limitare il divieto di ricerca unicamente all’utilizzo del pozzo esplorativo: cosa che, invece, non ha fatto. Ne va quindi dell’impatto effettivo sull’ambiente che i metodi usati e l’estensione dell’area fanno prevedere.



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