“Più ore di lavoro e meno soldi”, protesta dei medici 118. L’azienda: “Rispettiamo solo gli accordi”

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Dai “medici paperoni” dei tempi dell’ex direttore Attilio Manfrini, all’attuale protesta per le indennità. È caos nel 118 della provincia di Foggia, tra rivendicazioni dei sindacati e silenzi della Regione Puglia. Alla base dell’ultima protesta della Cisl Medici c’è “la pretesa di far lavorare di più il personale e pagarlo di meno”. Lettura che non trova d’accordo l’Asl, che rimarca gli obblighi di legge dell’accordo sottoscritto proprio tra i sindacati e la Regione, per il quale devono essere riconosciuti “6 euro l’ora anziché 25, come accaduto fino a qualche tempo fa”.

I sindacati: sistema al collasso

La protesta dei medici del 118 in provincia di Foggia non è la prima e non sarà l’unica finché continueranno a essere considerati soltanto come qualcosa di cui servirsi, senza il giusto riconoscimento economico e non tenendo conto della difficile situazione dei territori in cui prestano il loro fondamentale servizio per la comunità”. È quanto rileva il sindacato della Cisl Medici, che denuncia “l’assurda pretesa di far lavorare di più e pagare di meno, con compiti oltremodo gravosi che vanno – afferma il dottor Francesco Gambarelli, segretario provinciale della Cisl Medici 118-Intesa Sindacale – dalla semplice prestazione ambulatoriale all’adempimento delle chiamate della centrale fino al servizio nel pronto soccorso di grandi città, come San Severo, Cerignola, Manfredonia, che funzionano grazie ai medici del 118 che rinunciano ai propri riposi”. 

Il sindacato evidenzia che “il territorio della provincia di Foggia è quello con densità abitativa (abitanti/Kmq) più bassa: 90.5 contro una media di 265 delle altre province della Puglia. Questo significa che è molto più difficile da gestire con tanti piccoli paesi distanti tra loro, privi, tra l’altro, di ospedali o che distano più di 100 Km da quello più vicino. Un territorio che presenta un alto flusso turistico in primavera-estate, condizioni meteorologiche avverse in autunno-inverno e numerose strade tortuose e spesso in manutenzione. In queste zone più che nei grandi centri urbani, è difficile e dispendioso fornire il servizio di emergenza-urgenza ai cittadini. Addirittura, con il nuovo riordino ospedaliero avremo zone del sub-appennino completamente scoperte di medico del 118, come Volturino che, con il territorio circostante, avrà non più il medico ma una bella ed efficiente ambulanza con il solo autista e soccorritore. Proprio in considerazione di queste caratteristiche, la maggior parte di questo territorio è stata considerata dalla Regione come zona disagiata ed è stata riconosciuta una giusta indennità ai medici di famiglia che non è però stata riconosciuta ai medici del 118. Ragion per cui, Cisl-intesa sindacale in Regione si è espressa contro questa decisione, poiché non ha senso riconoscere un’indennità solo a una categoria. A tutto ciò, si va aggiungendo una continua deospedalizzazione con la chiusura di ospedali, che prima assorbivano gran parte delle esigenze della popolazione”.
A questo punto, evidenzia il segretario provinciale della Cisl medici 118-Intesa Sindacale, “il nostro ‘rispettare l’orario previsto dal contratto’ comunicato al Direttore Generale il 20 giugno 2016 e alla Prefettura vuole mettere in risalto questi e altri aspetti. Innanzitutto, bisogna riconoscere che la nostra Provincia, da un punto di vista orografico, è un territorio ben diverso dalle altre provincie. In secondo luogo, l’Asl anche se ha sospeso unilateralmente l’accordo aziendale da un punto di vista economico, nella realtà lo sta applicando in toto perché è in base a quell’accordo aziendale che i medici del 118 vanno a coprire le zone disagiate del Gargano e del Sub-Appennino e prestano servizio nel Pronto Soccorso. Pertanto, non si comprende cosa ci sia di male nel pretendere di essere pagati in base al lavoro che si effettua”.
La protesta sindacale non è solo una questione economica ma “vuole evidenziare le assurde deviazioni del sistema come il caso di ex autisti del 118 passati ad altre funzioni che percepiscono più di un medico del 118. In questo contesto, viene evidenziata di nuovo una cronica carenza di organico non per carenza di medici ma perché il servizio 118 così com’è porta al medico tante responsabilità e nient’altro, facendogli scegliere altri lavori. Infatti, attualmente c’è un alto turn-over e i medici formati cedono volentieri il posto a nuovi medici, che dopo aver fatto il corso si guardano bene dall’accettare l’incarico. Il corso per i medici del 118, prima bloccato dalla Centrale Operativa per le sole richieste economiche, è stato riattivato con delibera del Direttore Generale del 22 giugno 2016, due giorni dopo l’inizio della nostra protesta, quindi la nostra protesta è stata utile a sbloccare il corso, altra cosa sarà poi per i colleghi accettare l’incarico”.

L’azienda: “Rispettiamo solo le regole”

“Mancano solo 18 medici su 125, non è possibile che questa carenza possa far saltare un sistema che garantisce una copertura capillare su tutto il territorio, per via dell’esistenza – oltre alle postazioni – di 11 guardie turistiche, guardie mediche nei comuni, 2 eliambulanze, unità per il soccorso in mare, Punti di primo intervento e pronto soccorso negli ospedali”. A parlare è il direttore sanitario dell’Asl, Antonio Battista, il quale spiega che negli ultimi tempi l’azienda si è adeguata “all’accordo sottoscritto dagli stessi sindacati con la Regione Puglia”. “Non so cosa accadeva prima – spiega – e quali erano gli accordi per i quali venivano pagati di più, noi non possiamo non rispettare le regole. Così come non possiamo risolvere il problema delle postazioni 118, visto che anche questo compete alla programmazione che dovranno fare a Bari e che, per il momento, non esiste. Questa provincia è ben presidiata per le emergenze, certo le crisi possono accadere sempre. Ciò non significa, tuttavia, che sfruttando il periodo estivo – notoriamente il più critico – si possano fare rivendicazioni di diverso genere o, peggio, si possa determinare un allarmismo grave che potrebbe addirittura incidere sull’economia, disincentivando – conclude – una parte dei turisti che ogni anno scelgono il Gargano per trascorrere le proprie vacanze”.



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