Nuovo ospedale di Foggia pronto nel 2018, dopo lungo stop c’è l’accordo per la chiusura dei lavori

Il plesso degli OO.RR.
Il plesso degli OO.RR.

Un accordo tra gli Ospedali Riuniti e la “Deu Riuniti Foggia scarl” permetterà la conclusione dell’appalto per il nuovo ospedale di Foggia entro il 30 aprile del 2018. Uno degli appalti più importanti in Puglia (65 milioni di euro), fortemente voluto dall’ex direttore generale Tommaso Moretti e dall’ex governatore Nichi Vendola, rischiava di divenire come una enorme fabbrica di San Pietro dopo i ripetuti stop ai lavori. “I lavori sono ripresi a fine 2015 – spiega il direttore generale, Antonio Pedota -, dopodiché l’azienda ha apposto 7 riserve, per un totale complessivo di 25,6 milioni id euro. Tra queste, ci sono le varianti ed i nuovi prezzi dei materiali, visti gli incrementi di costo che si sono susseguiti negli ultimi anni. Una riserva è stata apposta all’andamento anomalo dei lavori e un’altra al periodo di sospensione per la seconda variante. Come ho già detto in altre occasioni, bisognava trovare una soluzione conciliativa per poter garantire la conclusione dei lavori di un’opera strategica per la sanità in Capitanata”. A supportare l’azienda di viale Pinto nella decisione, l’avvocato Vito Aurelio Pappalepore e l’ufficio legale interno guidato da Simonetta Mastropieri. La Deu Riuniti Foggia, ha rinunciato a 4 delle riserve inizialmente stabilite grazie ad un accordo transattivo di 700mila euro. Secondo il management del policlinico, era questa “l’unica strada percorribile, perché in nessun modo si sarebbe potuto ricorrere ad un nuovo appalto per completare l’opera”.

Meglio chiuderla bonariamente, dunque, per evitare una serie di contenziosi nei quali gli OO.RR. avrebbero potuto soccombere con costi altissimi. “È stato il frutto di un lungo, faticoso e responsabile lavoro di mediazione degli interessi coinvolti – ha concluso Pedota -, nel pieno rispetto del principio di buon andamento della pubblica amministrazione. La soluzione concretizzatasi mette in atto rapporti di maggiore chiarezza tra l’azienda e le imprese affidatarie, consentendo di guardare con più certezza ai tempi di esecuzione. Tanto permetterà, inoltre, di programmare adeguatamente ogni ulteriore acquisizione necessaria per consentire la pronta fruibilità della nuova struttura, offrendo ai pazienti condizioni di miglior confort alberghiero, facilitando nel contempo i percorsi assistenziali interni”.

La scheda: opera da 250 posti letto

Sono passati 4 anni da quando l’ex presidente si mise in posa per i fotografi: cazzuola ed elmetto per dare il via al mastodonte da 250 posti letto, pronto ad ospitare il “polo” dell’emergenza-urgenza (Pronto soccorso, Chirurgia d’urgenza, Utic, Rianimazione, Stroke Unit). Dopo l’effetto spot di quella giornata, però, sono arrivati i problemi. I lavori affidati al colosso di Modugno Debar Costruzioni Spa (con un ribasso di oltre il 40 per cento, per un impegno di spesa di 30,6 milioni), dell’ex presidente Confindustria Puglia Domenico Di Bartolomeo, si sono arenati. Così, non è stato possibile rispettare il termine del 18 giugno 2014 per la conclusione dei “lavori in urgenza”, come previsto dal verbale di consegna firmato a marzo 2012. Già allora, tuttavia, una “perizia di variante in corso d’opera” aveva fatto slittare il termine a dicembre 2014.

Nel frattempo, persino il cartello obbligatorio con i dettagli del “più grande appalto degli ultimi anni in provincia di Foggia” è collassato su se stesso. L’ex direttore “palazzinaro” Tommaso Moretti non ci mise molto a sfruttare l’opportunità del finanziamento derivante dalla dello Stato numero 67 del 1988, destinate all’edilizia ospedaliera. Per di più, alla fine del 2012 c’è stato il “passaggio di consegne” dalla Debar Costruzioni alla nuova “D.E.U. Riuniti Foggia scarl”, con sede sempre a Modugno: una costola che da quel momento in poi diviene l’unico referente contrattuale degli OO.RR. Dalle sabbie mobili del contenzioso tra ospedale e impresa per le varianti, tuttavia, non si è più usciti ed il palazzone è rimasto un cantiere aperto fino alla fine del 2015, periodo in cui alcuni dei 20 operai della ditta ai quali è stato preannunciato il licenziamento hanno minacciato il suicidio dalle gru di via Pinto.