Ospedale di Foggia peggio della fabbrica di San Pietro, costa troppo e i lavori si bloccano. Operai licenziati minacciano suicidio

Il plesso degli OO.RR.

L'”ospedale del futuro”, una delle opere più importanti sbloccate durante la Giunta regionale guidata da Nichi Vendola, per la quale vennero destinati 65 milioni di euro, si sta trasformando in uno degli imbuti più gravosi per gli Ospedali Riuniti di Foggia. Sono passati 4 anni da quando l’ex presidente si mise in posa per i fotografi: cazzuola ed elmetto per dare il via al mastodonte da 250 posti letto, pronto ad ospitare il “polo” dell’emergenza-urgenza (Pronto soccorso, Chirurgia d’urgenza, Utic, Rianimazione, Stroke Unit). Dopo l’effetto spot di quella giornata, però, sono arrivati i problemi. I lavori affidati al colosso di Modugno Debar Costruzioni Spa (con un ribasso di oltre il 40 per cento, per un impegno di spesa di 30,6 milioni), dell’ex presidente Confindustria Puglia Domenico Di Bartolomeo, si sono arenati. Così, non è stato possibile rispettare il termine del 18 giugno 2014 per la conclusione dei “lavori in urgenza”, come previsto dal verbale di consegna firmato a marzo 2012. Già allora, tuttavia, una “perizia di variante in corso d’opera” aveva fatto slittare il termine a dicembre 2014. Nel frattempo, persino il cartello obbligatorio con i dettagli del “più grande appalto degli ultimi anni in provincia di Foggia” è collassato su se stesso. L’ex direttore “palazzinaro” Tommaso Moretti non ci mise molto a sfruttare l’opportunità del finanziamento derivante dalla dello Stato numero 67 del 1988, destinate all’edilizia ospedaliera. Per di più, alla fine del 2012 c’è stato il “passaggio di consegne” dalla Debar Costruzioni alla nuova “D.E.U. Riuniti Foggia scarl”, con sede sempre a Modugno: una costola che da quel momento in poi diviene l’unico referente contrattuale degli OO.RR. Dalle sabbie mobili del contenzioso tra ospedale e impresa per le varianti, tuttavia, non si è più usciti ed il palazzone è rimasto un cantiere aperto fino ad oggi, giorno in cui alcuni dei 20 operai della ditta ai quali è stato preannunciato il licenziamento hanno minacciato il suicidio dalle gru di via Pinto. Secondo una prima ricostruzione, dopo la ripresa del lavori del 9 dicembre scorso (solo per la sicurezza interna), il datore di lavoro non avrebbe dato nessuna garanzia sulla riassunzione.Gli operai sulla gru minacciano suicidio

Gli operai sulla gru minacciano suicidio

Sei milioni di euro in più e i lavori infiniti

Il nuovo direttore generale, Antonio Pedota, ha provato a dare una sterzata alla storia, cercando una via conciliativa con l’impresa per non essere costretto a bandire una nuova gara d’appalto. Sostenne che con tutta probabilità il costo sarebbe “lievitato del 3-4 per cento”. Giusto un paio di milioni di euro per la variante necessaria al progetto. Sì perché, viste le lungaggini dei lavori, nel frattempo è cambiata anche la normativa in materia di sicurezza e bisogna adeguarsi. Per di più, in principio non erano nemmeno state considerate alcune procedure di adeguamento del terreno alla nuova opera. Così, spulciando tra le carte del secondo policlinico pugliese, si scopre che proprio qualche giorno fa, il 4 dicembre, il management insieme all’ufficio tecnico firma la delibera per la “variante n. 2”: i costi salgono da 30 a 36 milioni circa. Sei milioni di euro in più (quindi il 18 per cento) perché dal 2008 (anno in cui è stato predisposto il progetto), “sono mutati gli assetti organizzativi dell’Azienda”. Ad essere investita è una parte del “massimo ribasso” previsto nella gara che sarebbe stata reinvestita “negli arredi per realizzare degli ambienti confortevoli, con una attenzione alberghiera particolarmente curata”. “Non entriamo nel merito delle decisioni che prenderà l’azienda nei confronti dei lavoratori, perché non è un tema di nostra competenza – commenta a l’Immediato il dg Pedota -, abbiamo approvato una variante che consentirà il completamento strutturale dell’opera in 18-20 mesi. Il nuovo ospedale rappresenterà il ‘core’ dell’azienda, visto che gran parte delle attività chirurgiche verrà espletato lì. Nelle more ho sollecitato la messa in esercizio del gruppo di continuità per le sale operatorie, per renderle operative – si spera – entro la prossima estate. Il resto delle economie della gara dovrà essere destinato agli arredi che dovranno essere all’altezza della struttura, che potrà essere l’elemento chiave per l’efficienza del nuovo assetto aziendale. Anche sul fronte del personale. Perché – conclude – è sicuramente più semplice l’organizzazione del personale se opera nello stesso posto”.