Commozione per l’auto che scortava Falcone, i ragazzi incontrano la sorella dell’agente Montinaro

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Un’immagine che lascia senza fiato. È quella dell’auto della “Quarto Savona 15”, nome in codice della squadra a cui era assegnata la tutela di Giovanni Falcone. Oggi a Foggia, nella caserma di piazza Italia, ex scuola di polizia, è possibile visitare l’auto distrutta a Capaci nel 1992. In mattinata protagoniste le scuole, accompagnate da “Libera”. A turno gli studenti di Parisi-De Sanctis, Altamura-De Amicis, Murialdo, Garibaldi e Masi hanno fatto capolino dinanzi a ciò che resta di quella macchina. Presente Matilde Montinaro, sorella di Antonio, morto assieme agli altri agenti della scorta Rocco Di Cillo e Vito Schifani quel maledetto 23 maggio 1992, alle ore 17 e 58. Accanto alla teca con all’interno l’auto, una bacheca con le prime pagine dei quotidiani dell’epoca.

Matilde Montinaro ha rispolverato quei giornali 24 anni dopo. Ed è con evidente commozione che ha raccontato agli studenti di suo fratello, “un ragazzo vivace, intenzionato ad arruolarsi contro il volere di nostra madre. La mafia non mi ha solo tolto mio fratello ma anche la possibilità di ritrovarmi con lui. Eravamo adolescenti, lui tre anni più grande di me. Non saprò mai come sarebbero stati tutti questi anni con Antonio al mio fianco. L’adolescenza è un periodo particolare e scostante. Avrei voluto vivere mio fratello adesso. È questo per me il dolore più grande“. Antonio morì a Capaci nel 1992 con gli altri membri della scorta, il giudice Giovanni Falcone e la moglie. Oggi, a ricordare ai più giovani quella tragedia, c’è l’auto nella quale era presente proprio Montinaro. Fu quello il veicolo sotto al quale esplosero 500 chili di tritolo. Ad azionare la bomba Giovanni Brusca che però sbagliò nei tempi, anticipando la deflagrazione. Morirono tutti, compreso l’obiettivo dei mafiosi: il giudice Falcone. “Questa auto esprime la gravità di quell’episodio – ha detto a l’Immediato Matilde Montinaro -. Ed esprime la forza che aveva Cosa nostra in quel periodo. Io e la mia famiglia percepivamo il rumore della mafia già prima della morte di Antonio”.

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13183112_10208984275074529_1934670101_nUn ragazzo che tutti volevano bene tanto che alla sua morte i giovani pretesero che il feretro attraversasse tutto il quartiere dove l’agente era cresciuto. “Era impegnato nel sociale – ha ricordato la sorella -. Sempre vicino ai ragazzi in difficoltà e ai senzatetto”. Il tour della “Quarto Savona 15” è partito oggi da Foggia, “città molte volte toccata da fatti da sangue ma che troppo spesso dimentica”, ha sottolineato la Montinaro. 

L’iniziativa rientra nel progetto “Sulla scorta degli uomini coraggiosi”, realizzato dalla Regione Puglia e dall’associazione “Nomeni per Antonio Montinaro”, fondata da Matilde Montinaro.
Si tratta di un progetto che, in varie tappe, si pone l’obiettivo di ricordare la strage di Capaci, partendo dagli agenti pugliesi della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, e di lanciare spunti d’impegno nei vari territori toccati.
In tutte le città l’auto sarà collocata in un’area circoscritta da pannelli recanti la rassegna stampa dei giornali dell’epoca, dal pannello con l’indicazione della strada che l’auto percorreva e dell’orario dell’esplosione; inoltre, saranno esposte foto che riguardano la vita di Antonio, Rocco e Vito al di fuori dell’impegno come uomini della scorta, con lo scopo di dare un’idea di quella che è la “normalità” delle loro famiglie, dei loro affetti, delle loro passioni.
Stasera, alle ore 19, appuntamento conclusivo, aperto alla cittadinanza, durante il quale ci si concentrerà maggiormente sull’attualità criminale e sulla situazione difficile che la nostra Provincia sta vivendo. Interverranno, oltre a “Libera”, il questore di Foggia, Piernicola Antonio Silvis e Stefano Fumarulo in rappresentanza della Regione Puglia. L’iniziativa si concluderà con un momento teatrale a cura del “Cerchio di Gesso”.