Via alla Fiera dell’Agricoltura, tesoretto da 2 miliardi per rilanciare settore. Il ruolo dei Gal

Torna la Fiera di Foggia dopo la grande crisi dell’era Cannerozzi. A metterci la faccia sul rilancio, l’assessore regionale all’Agricoltura Leo Di Gioia, sostenuto dall’omologo foggiano Raffaele Piemontese e dal governatore Michele Emiliano. Sul piatto, quasi 2 miliardi di euro che dovranno essere destinati alla prima economia nei prossimi sette anni, con sfide decisive che non saranno esenti da conflitti campanilistici, a cominciare dai Gal, i gruppi di azione locale cui saranno affidati circa 150 milioni di euro.  Prima però, secondo il commercialista foggiano, dovrà essere messo al bando il “foggianesimo” di vendoliana memoria. Il restyle, come sottolineato dal commissario straordinario Giovanni Vitofrancesco, passerà da una “corposa operazione di marketing”, con l’obiettivo di far tornare la Fiera di Foggia ad essere “collante e vetrina dell’agricoltura pugliese”. “L’effetto non potrà che essere la crescita del tessuto economico della Capitanata – ha spiegato -, ma bisognerà crederci assieme”. Il “foggianesimo sano” di Di Gioia passerà per la migliore allocazione di 1,6 miliardi di euro del Piano di sviluppo rurale e dei 150 milioni dei Gal, “che dovranno diventare vere e proprie agenzie di sviluppo”. “In un periodo di crisi – gli ha fatto eco l’assessore al Bilancio, Raffaele Piemontese -, Foggia può continuare ad essere punto di riferimento. La sfida che stiamo portando avanti con la giunta regionale è quella di provare ad aprire la fiera a settori inediti rispetto al passato. Il segno concreto che abbiamo dato è stata la destinazione di 2 milioni di euro in bilancio per sbloccare circa 20 milioni di finanziamenti fermi da anni. Vogliamo costruire una Capitanata che non ha come obiettivo le lamentele, ma il fare”.

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Le priorità: qualità, tracciabilità e identità regionale 

Il Piano che ha avuto ben 150 osservazioni, verrà modificato. La Fiera sarà il primo atto di discussione con le istituzioni (i sindaci in primis) e le organizzazioni di categoria. “Puntiamo alla consapevolezza sugli strumenti in campo e sull’orientamento alle imprese – ha chiosato Di Gioia -, c’è un intero settore, a cominciare dai rapporti con i comuni, che dobbiamo decidere se valorizzare. Inoltre, bisogna capire se si potrà intervenire su fattori decisivi per gli agricoltori, come le strade e gli acquedotti rurali. Il Psr dovrà premiare chi fa impresa leale, non chi sfrutta i lavoratori”, ha concluso facendo riferimento al caporalato.

Pochi sindaci, tanti dubbi

IMG_7419Se il presidente di Coldiretti, in rappresentanza della Camera di commercio, Giuseppe De Filippo, è convinto della “necessità dell’ingresso dei privati nella gestione della Fiera, senza tuttavia correre il rischio di duplicazioni e concorrenza”, ai sindaci presenti sono rimasti i dubbi storici. Franco Metta, primo cittadino di Cerignola, ha evidenziato il “bisogno di attingere alle risorse, qualsiasi sia l’ente erogatore (Gal o Regione direttamente)”. Marco Camporeale di Serracapriola, invece, ha chiesto maggiore coinvolgimento delle istituzioni locali “finora mai ascoltate prima della pubblicazione dei bandi regionali”. Ad abbozzare una risposta, il direttore del dipartimento Agricoltura regionale, Gianluca Nardone: “L’interlocuzione ci può essere, ma ci sono dei limiti già fissati nel programma. Purtroppo in questo momento non possiamo attivare azioni come quelle proposte da Metta, ma possiamo modificare il programma, purché ci sia la più ampia condivisione. In ogni caso, daremo risorse alle industrie e alle aziende di trasformazione solo se verranno tutelati gli agricoltori, perché noi non rappresentiamo l’assessorato all’Industria, ma all’Agricoltura”. I primi bandi – sul biologico e sulla produzione integrata – sono già partiti, ma già emergono le criticità: “Ci aspettiamo 7mila domande, ma siamo preoccupati per la potenziale cannibalizzazione di alcune misure da parte di altre”. Si potrà aggiustare il tiro perché le risorse verranno destinate di anno in anno: “Faremo i bandi con scadenza annuale, quindi chi non ha un progetto pronto non si presenti. Bisognerà correre però, perché i primi ad arrivare avranno accesso alle risorse”. 

Emiliano: “Sorti della Fiera nelle mani dei foggiani”

“Sono convinto che di qui potrà ripartire l’agricoltura e l’agroalimentare pugliese, ma non aspettatevi che qualcuno possa venire da fuori a salvare la Fiera di Foggia, dovrete essere artefici del vostro destino”. Michele Emiliano dà un segnale che le istituzioni locali dovranno raccogliere, a cominciare dai sindaci. “La provincia di Foggia, che ha contribuito in maniera decisiva alla mia elezione, sta avendo ciò che gli spetta – ha proseguito -. Penso alle risorse per il dissesto, con 78 milioni di euro riservati alla Capitanata e, in particolare, ai Monti Dauni. Verrò a controllare come verranno spesi, perché contiamo di spendere le risorse pubbliche con il maggior rigore possibile, ascoltando i sindaci che non sono certo dei rompiscatole, come vengono definiti da qualcuno”. Il sindaco di Foggia, Franco Landella, arrivato in ritardo per via delle cerimonie religiose nel santuario dell’Incoronata, è entrato in polemica con il governatore. “Non è questo l’atteggiamento giusto – ha concluso Emiliano -, per modificare il Piano bisognerà perdere più tempo per farlo nel miglior modo possibile e meno per fregare l’avversario. Così si potrà dare risorse con merito, scegliendo bene soprattutto tra i giovani, il vero valore aggiunto di questa terra”.