Sanità, lo “scippo” del riparto: alla Puglia mancano 20mila dipendenti. M5S: “Emiliano non firmi”

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Senza risorse, la sanità pugliese non potrà mai essere competitiva. Per questo, il documento dell’intesa in conferenza Stato-Regioni sul riparto del fondo sanitario nazionale, attualmente al vaglio dei governatori, sarà decisivo per la Puglia. La torta nazionale (circa 111 miliardi di euro), secondo alcuni esperti della materia, sarebbe stata suddivisa – ancora una volta – in maniera sperequata tra gli enti. A muoversi politicamente in questo senso, il Movimento 5 Stelle che nelle scorse ore ha invitato il presidente Michele Emiliano a “non firmare l’intesa perché ancora una volta, anche per il 2016, la regione Puglia vede una forte penalizzazione rispetto alle regioni settentrionali di pari popolazione”.
Il riferimento è all’Emilia Romagna e alla Toscana, ma anche al Veneto, che nonostante il blocco assunzionale fissato nel 2004 dal MEF, decurtato negli anni di un ulteriore 1.4 per cento, hanno mantenuto un livello occupazionale adeguato al fabbisogno sanitario ed una quota capitaria più alta rispetto alla Puglia, a cui mancano in pianta organica all’incirca 20 mila unità lavorative e 800 milioni. “Abbiamo più volte detto ad Emiliano – dichiara Conca – di fare tutto ciò che è in suo potere per ricorrere alla Corte costituzionale per denunciare l’illegittimità di questo anacronistico tetto di spesa per il personale che oggi è fissato a due miliardi e 398 milioni e che sta condizionando l’intero piano di riordino ospedaliero. In diverse occasioni abbiamo sottolineato che accettare un riparto basato sui cosiddetti costi standard, che non tengono in alcun conto dell’incidenza delle prestazioni, penalizzerebbe oltre modo la Puglia, in cui si registra un andamento dell’invecchiamento della popolazione tra i maggiori in Italia”.
“Ma la proposta di riparto nasconde anche altri inganni – proseguono i pentastellati – come per esempio il finanziamento per i farmaci ad alto costo, non aggiuntivo ma ottenuto sottraendo risorse al finanziamento dei progetti di piano. Emiliano non firmi l’intesa e cominci in questo modo a trattenere in Puglia le quote di finanziamento legate alla mobilità passiva (220 milioni di euro) che i pugliesi sono costretti a generare per carenze strutturali del servizio sanitario regionale. Prosegua poi la battaglia per ottenere la possibilità di utilizzare il finanziamento per potenziare i servizi anche attraverso assunzioni, indispensabili per offrire un’assistenza dignitosa senza vincoli”.
“Soltanto così – concludono gli esponenti del M5S – i pugliesi potranno sperare di vedere uno sviluppo (o anche solo il mantenimento) del servizio sanitario regionale e sperare di vedere tutelati i propri diritti al pari degli altri cittadini italiani. In caso contrario si creeranno le condizioni per fare dei pugliesi cittadini di serie B per sempre!”.