Finisce “l’egemonia” del clan Parisi a Bari, anche la squadra mobile di Foggia nella maxi operazione

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350 poliziotti hanno eseguito 25 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia). Gli agenti della squadra mobile di Bari sono stati supportati da colleghi dello Sco (Servizio centrale operativo) e delle squadre mobili di Brindisi, Foggia, Lecce, Matera e Taranto, con l’ausilio di equipaggi del Reparto prevenzione crimine e del gabinetto interregionale di Polizia scientifica, nonché dei nuclei del IX Reparto Mobile, unità cinofile e aeree.

Ventidue persone sono finite in carcere, tre agli arresti domiciliari. Dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione e porto di arma comune da sparo aggravata dal fine di agevolare un’associazione di tipo mafioso, lesioni personali, violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici, furto e furto in abitazione, illecita concorrenza con minaccia e violenza in concorso ed aggravata dal metodo mafioso, favoreggiamento, minaccia.

Le indagini, avviate dalla Squadra mobile nel marzo del 2011, hanno consentito di documentare l’attività del sodalizio, operativo a Bari e in alcuni comuni della provincia. Gli inquirenti parlano di una “egemonia sviluppatasi in maniera variegata, anche attraverso il monitoraggio e la gestione degli alloggi di edilizia popolare e, soprattutto, attraverso l’infiltrazione all’interno dei cantieri edili“.

La presunta struttura criminale organizzata, sostengono gli inquirenti, sarebbe stata diretta da Savino Parisi, alias Savinuccio. Base operativa, il quartiere Japigia di Bari. Le estorsioni sarebbero state commesse nel settore dell’edilizia, alterando le regole di mercato e della libera concorrenza.

Il clan – secondo gli investigatori – avrebbe sfruttato l’attività dell’imprenditoria edile, finendo per operare scelte aziendali di rilievo, imponendo ditte e determinando indirettamente anche i prezzi di forniture e opere, sui quali poi pretendere una percentuale, secondo un preventivo accordo. “Un sistema articolato di relazioni” quello emerso dall’inchiesta, che fornisce un quadro aggiornato delle modalità estorsive, non più legate alla richiesta del “pizzo” o dell’assunzione di un guardiano scelto tra gli uomini di fiducia del sodalizio criminale. Il coinvolgimento di presunte “imprese amiche” costituisce la reale novità dell’indagine, con riflessi nei subappalti.

A conferma del quadro accusatorio, l’arresto di un imprenditore, ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso. Gravi elementi di colpevolezza raccolti anche nei confronti di altri 5 imprenditori. “Il clan Parisi – chiosano gli inquirenti – si comporta come un vero e proprio broker o intermediario, che interviene sul mercato suggerendo, ma sostanzialmente imponendo, ditte e manodopera “amiche”, dalle quali guadagna una percentuale sugli utili e sui compensi”.

Gli arrestati

Provvedimento di custodia cautelare in carcere notificato a Savino Parisi e Michele Parisi (entrambi già in carcere), Tommaso Parisi (1986), Tommaso Parisi (1967), Eugenio Palermiti, Cosimo Fortunato, Antonio Cardinale, i due bitontini Emanuele Sicolo e Alessandro Sicolo, Gennaro Marino, Vincenzo Marino, Ferruccio Antonio Marino, Giovanni Bartoli, Cosimo Damiano Marzulli, Francesco Ciscutti, Giovanni Liuzzi, Cosimo Posa, Giovanni Di Gioia, Paolo Pillola, Francesco Scatolino, Domenico Sasanelli e Nicola Spada. Detenzione domiciliare per Paolo Andrea Turi, Nicola Lovreglio e Nicola Bellomo.

I sequestri

Nell’ambito dell’inchiesta, gli agenti della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo hanno eseguito numerose misure cautelari patrimoniali con il sequestro di 3 immobili, 1 terreno agricolo, 15 autovetture, 13 motoveicoli, 3 imprese individuali, 5 società di capitali per un valore totale di 4 milioni e 750mila euro. Saranno sottposti a sequestro anche 79 rapporti bancari e finanziari, il cui valore è da quantificare.