Lotta al tumore della mammella, Ospedali Riuniti eccellenza pugliese. Ecco il team “Breast Unit”

Da oggi la lotta al tumore della mammella avrà un’arma in più: la squadra della “Breast Unit” degli Ospedali Riuniti di Foggia. Un regalo dovuto – nel giorno della festa a loro dedicata – alle circa 181 donne che ogni anno già si rivolgono al policlinico della Capitanata per un intervento chirurgico al seno. Molti di più dei 150 ritenuti necessari dagli standard nazionali per aprire un avamposto di cura alle patologie del seno. Non c’era la politica regionale all’ufficializzazione dell’equipe, c’era il sindaco Franco Landella in qualità di responsabile sanitario della città. Ma la portata della novità introdotta in via Pinto va al di là della provincia e punta ad abbattere i viaggi della speranza di chi è costretto ad allontanarsi dalla propria terra in cerca di cure. “Sarà un’eccellenza per la Puglia”, ha dichiarato il rettore dell’Unifg Maurizio Ricci, raggiunta grazie agli sforzi compiuti in questi anni dai medici e paramedici che “hanno continuato ad assistere le donne nonostante il servizio non fosse sulla carta”, come ha precisato il preside della facoltà di Medicina, Nicola Delle Noci. “Sono il primo universitario nato a Foggia – ha spiegato l’oculista – e posso dire che non c’è mai stata una vera contrapposizione con gli ospedalieri, anche per questo possiamo dire che questo policlinico non ha nulla da invidiare a nessuno”. Il futuro, per il preside, sarà da affidare ai medici formati sul territorio, “per questo – ha dichiarato – aumenteremo l’offerta formativa”.

Il “repartino” chirurgico e il patto con l’Asl 

“Non abbiamo speso un euro in più per attivare un servizio di vitale importanza per il territorio”. Il direttore generale Antonio Pedota ha scelto di fare della “Breast Unit” un vero e proprio modello (“un paradigma che deve diventare sistema”), da replicare per i prossimi progetti di sviluppo del nosocomio. “Ai primi incontri eravamo in 40, dopo un bel po’ di tempo abbiamo maturato l’idea di metter su un ‘repartino’ chirurgico che è guidato dal dottor Francesco Cianci – ha spiegato -, anche se la breast non è un luogo fisico, ma un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale per il tumore alla mammella. Siamo fieri di questo risultato, per noi rappresenta un segnale di grande e dovuta attenzione per l’universo femminile”. Resta il neo della qualità dello screening, messo in luce dalla professoressa Rosa Prato: “Se per il collo dell’utero ed altre patologie siamo messi bene, nella mammografia troviamo i problemi maggiori – ha spiegato -, non abbiamo le risorse umane adeguate per invitare 40mila donne ogni anno. Ci sono ritardi e mancanze nelle consegne che non dovrebbero esistere. Il 35-40 per cento delle donne foggiane aderisce spontaneamente ai programmi ogni 8-9 mesi, generando casi di inappropriatezza”. D’ora in poi, il raccordo tra ospedale e territorio sarà garantito da un protocollo d’intesa siglato da Pedota e dal collega di Piazza della Libertà Vito Piazzolla. Il prossimo step sarà la definizione degli investimenti da programmare con i 3 milioni di euro risparmiati dai contratti su assicurazione, lavandolo ed energia: “Avevamo 10 milioni di euro da spendere e lo stiamo facendo nel miglior modo possibile, vincendo le resistenze di qualche direttore che continua a voler conservare il piccolo regno – ha spiegato il manager -, come nel caso dei lavori alla maternità dove verrà migliorata l’ospitalità per le circa 2700 donne che ogni anno si rivolgono a noi. Con i risparmi, abbiamo acquistato alcune macchine importanti, come il Robot Da Vinci e la mammografia 3D e tomosintesi”. 

Una super squadra per sconfiggere il cancro

Con la Breast Unit la probabilità di sopravvivenza a 5 anni aumenta del 20 per cento. A dirlo è l’Europa, che ha fissato al 2016 il temine ultimo per avere una struttura del genere ogni 250mila abitanti. Il tempismo di Foggia è stato elogiato dalle associazioni Andons (Associazione nazionale donne operate al seno) e Lilt (lega tumori), che già stanno spingendo per l’attivazione di un percorso per le donne mutate Brca (l’influenza dei fattori genetici – fino all’80 per cento – nello sviluppo delle patologie, il caso più eclatante è stato l’intervento alle ovaie ed alla mammella della nota attrice Angelina Jolie). Oltre all’attivazione di un ambulatorio di supporto ed un centro di raccolta dei dati clinici. Operazioni che potranno essere fatte nel prossimo futuro. Nel presente, invece, esiste un team multidisciplinare che si riunisce ogni settimana (il martedì pomeriggio) per studiare tutti i casi sottoposti. Vere e proprie discussioni scientifiche (ognuno per la propria specializzazione) che si concludono “con la migliore scelta possibile per la paziente”. Solitamente si lavora in gruppi di 3-4 persone, con un chirurgo che deve avere almeno 50 interventi l’anno nel curriculum (a Foggia la soglia è superata di molto). Due le strade solitamente possibili: la via distruttiva-ricostruttiva e quella conservativa con la radioterapia. Non manca uno psicologo per seguire la donna dal principio al post intervento. Ecco, nel dettaglio, i nomi e le strutture che formano la Breast Unit di Foggia: Francesco Cianci, Marcello Di Millo e Francesco Vitulli per la Chirurgia Senologica; Loredana Agrosì e Carmela Sica per la Diagnostica Senologica; Aurelio Portincasa, Domenico Parisi, Luigi Annacontini e Fedele Lembo per la Chirurgia plastica e ricostruttiva; Giuseppe Bove e Giorgia Cocco per la Radioterapia; Sante Romito per l’Oncologia medica; Pantaleo Bufo, Pasqua Arena e Francesca Sanguedolce per l’Anatomia patologica; Michele Dambrosio e Nadia Fede per l’Anestesia e rianimazione; Angela Suriano e Lucia Moraca per l’Oncologia medica; Sergio Modoni e Giovanna Nardella per la Medicina nucleare; Vincenzo Nirchio per la Citologia; Iole Natalicchio per l’Oncologia molecolare e famacogenomica;  Carla Cesarano per la Citopatologia Diagnostica; Maurizio Ranieri e Maria Pia Lo Muzio per la Medicina fisica e riabilitativa; Antonio Petrone per la Psicologia clinica; Luigi Nappi per Ostetricia e ginecologia universitaria e le due associazioni Andons e Lilt. Saranno loro, da oggi formalmente, ad affiancare le donne foggiane nella battaglia contro “il lato oscuro della vita”.