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Home - La sanità si ferma, medici sul piede di guerra: “Chiuderanno almeno due ospedali”. La proposta dei privati

La sanità si ferma, medici sul piede di guerra: “Chiuderanno almeno due ospedali”. La proposta dei privati

Di redazione
16 Dicembre 2015
in Sanità & Salute
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Vito Piazzolla
Vito Piazzolla

“Per anni c’è stato un sovradimensionamento di strutture e servizi in provincia di Foggia, non corrisposto altrettanto adeguatamente dalle risorse disponibili, se e vero che su 600 posti non arrivavamo mai nemmeno a 500 posti. Il tasso di ricoveri dimostra, inoltre, un’arretratezza di almeno 20 anni: questi elementi ci impongono un ripensamento collettivo della sanità”. Il direttore generale dell’Asl di Foggia, Vito Piazzolla, porterà alla platea regionale della conferenza di servizi, prevista giovedì prossimo, alcune delle indicazioni che verranno segnalate da Bari, sulla base dei dati del report preparato dagli esperti del Sant’Anna di Pisa. La “riorganizzazione” snellirà molto le attività degli ospedali dell’Asl, spostando l’asse delle prestazioni complesse sugli Ospedali Riuniti e su Casa Sollievo della Sofferenza. “Se noi faremo le cose piccole, loro faranno quelle grandi”, ha chiosato Piazzolla. Ma il modello “Hub&Spoke” fra il territorio e gli ospedali già sta creando molto malcontento in corsia e tra i cittadini, guidati dalle rivendicazioni politiche dei sindaci.

Medici in sciopero: “Chiuderanno ospedali”

Oggi protesteranno a Bari i medici dell’Asl di Foggia (così come i colleghi di tutta Italia). Sul piatto ci sono diversi elementi: il mancato rinnovo dei contratti, le nuove regole europee sui turni di lavoro e la chiusura degli ospedali. “A Foggia è un vero e proprio disastro – spiega Massimo Correra di Anaao -, altrove i responsabili di un simile caos sarebbero stati cacciati a
pedate; qui nulla si muove se non lo vuole la politica. E si badi bene che a tutt’oggi nessuno da Piazza della Libertà ha inteso mettere nero su bianco neanche un rigo, lasciando i direttori di struttura (laddove ci sono, altrimenti chiunque si trova) a cavarsela da soli o a chiudere da soli i loro stessi reparti. Non c’è che dire, un bel quadretto. Nel frattempo si sta organizzando una conferenza dei servizi (17 e 18 dicembre) in cui voglio sperare non ci si vengano a raccontare altre favolette sulla sanità migliore, la sanità possibile, vorrei ma non posso… Allora la brillante soluzione: ti chiamiamo in un baleno dei consulenti
scienziati che col sistema a bersaglio (in cui il vero bersaglio siamo noi medici) ci spiegano che i tassi di rinuncia alle cure da parte dei pazienti sono sinonimo di struttura che non funziona e quindi va dismessa. Vaglielo a spiegare tu che se non mi dai strumenti di lavoro all’avanguardia, nuovo personale magari giovane e motivato nonché direttori di struttura all’altezza delle sfide della medicina moderna, ti infili in un tunnel da cui non uscirai più. E che il sistema di valutazione a bersaglio è stato abbandonato anche nei posti dove era stato concepito. Il depotenziamento come strumento per definanziare ed alla fine per dismettere. Il tutto avverrà a fine anno, magari tra Natale e San Silvestro, come da migliore tradizione. Ma non è che un percorso deciso da tempo, ed in cui solo i momenti elettorali hanno fatto da freno. Nella nostra ASL sicuramente ci sarà un presidio ospedaliero in meno, forse
due. Ma tutti gli ospedali comunque subiranno dei tagli che alla fine renderanno le cure più insicure ed il personale più esposto a rischi. Il tutto con la normativa sui turni non c’entra un fico secco”. La soluzione, tuttavia, sarebbe sul tavolo dal 2004: “Con le deroghe alle assunzioni si poteva intervenire su molte carenze, ma nulla è stato fatto. Decine di posti ancora da coprire con
mobilità e poi con concorso (con riserva del 50% per i nostri storici precari). Nulla di nulla. E nessuno intende rispondere sul perché di tanta inerzia, soprattutto da noi della ASL Foggia”.

Sanità privata: “Collaborazione per non morire”

Paolo Telesforo
Paolo Telesforo

“Le ricorrenti e convalidate voci di chiusura di ospedali in Puglia con la conseguente perdita di innumerevoli servizi sul territorio, sommate alle difficoltà scaturite dall’applicazione della norma europea che disciplina in modo penalizzante la turnazione del personale medico e infermieristico, portano ad una sola, inevitabile, conseguenza: una completa rimappatura dell’offerta sanitaria che ridisegni in modo razionale la geografia della Sanità in Capitanata”. A parlare è Paolo Telesforo, presidente di Confindustria Sanità, che sottolinea con vigore quanto la nuova mappa della Sanità di Capitanata non potrà fare a meno di mettere insieme in modo sinergico risorse pubbliche e risorse private per creare un’offerta non solo efficiente ed efficace per gli assistiti del territorio, ma che diventi attrattiva per gli utenti di altre regioni. “In realtà – asserisce Telesforo -, si tratta di far di ogni vizio una virtù, e di avere il coraggio di investire risorse per trasformare il cancro della mobilità passiva extra eregionale, in mobilità attiva capace di rimpinguare le casse dell’ ASL. In tal modo l’inversione di tendenza dovuta alla ‘ritrovata’ capacità di attrattiva della Sanità di Capitanata (liste di attesa brevi, servizi efficienti e puntuali, organizzazione logistica e servizi alberghieri impeccabili) consentirebbe all’ASL di rientrare degli investimenti e di reinvestire nuovamente in efficienza sul territorio, con enorme ricaduta positiva sull’economia locale”. Dello stesso parere l’ex assessore regionale alla Sanita, ora europarlamentare Elena Gentile, che ha lanciato l’ipotesi di una “lobby” sanitaria tra gli Ospedali Riuniti di Foggia e Casa Sollievo della Sofferenza. “Non ha considerato i privati presenti sul territorio – conclude Telesforo -, capaci di smaltire notevolmente i carichi di lavoro del pubblico e alleggerendo così notevolmente le liste d’attesa”. 

Tags: aslFoggiaPaolo TelesforoPugliaSanità
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