Oncologico di Bari, l’affaire della “fusione” non s’ha da fare. M5S: “Tutelare eccellenza scientifica”

Negli ultimi tre anni, le scelte della direzione generale dell’Oncologico di Bari, probabilmente finalizzate alla fusione del Giovanni Paolo II con il Policlinico di Bari, voce sempre più insistente nell’ambiente dell’Oncologico stesso, hanno sfigurato l’organizzazione dell’IRCCS Oncologico di Bari Giovanni Paolo II andando a ledere i suoi connotati scientifici che rappresentano un’eccellenza, da più parti riconosciuta. È questa la sintesi della denuncia del Movimento 5 Stelle, particolarmente attento alle dinamiche della sanità pugliese. 
L’Istituto svolge sia attività di ricerca, finanziata con fondi ministeriali, che attività di ricovero, appannaggio della Regione. I fondi stanziati per ognuna delle due sfere non possono interferire tra di essi. A rafforzare l’ipotesi di un tentativo di fondere le due realtà, vi è anche il fatto che il direttore generale, il professor Emerito Quaranta, è stato in passato direttore dell’istituto universitario ORL del Policlinico di Bari e Preside emerito della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari.
“Il Movimento 5 Stelle intende tutelare con tutte le forze l’Istituto di ricerca, che rappresenta un punto di riferimento essenziale non solo per i pugliesi ma per tutto il Sud Italia, essendo l’unico oltre a quello di Napoli ad essere specializzato in Oncologia”, dichiarano i consiglieri regionali Rosa Barone, Gianluca Bozzetti, Cristan Casili, Mario Conca, Grazia Di Bari, Marco Galante, Viviana Guarini e Antonella Laricchia che precisano: “Secondo il Report redatto dall’OECI, Organisation of European Cancer Institutes, che ha accreditato l’Istituto fino al 2020 quale ‘Comprensive Cancer Center’, l’Istituto può vantare nella Radiodiagnostica ad indirizzo Interventistica, con la sua articolazione interna di Oncologia Medica Integrata un unicum nel panorama europeo, valutazione poi confermata dal dottor Gianmaria Fiorentini, Coordinatore IGEVO, International Group of Endo-Vascular Oncology”
Ma dal 2012 con la nuova direzione generale, si è proceduto prima ad una riorganizzazione delle strutture che ha penalizzato le colonne portanti di tutto l’impianto diagnostico e terapeutico dell’Oncologia clinica e poi ad un utilizzo di fondi ministeriali per la ricerca per finanziare l’assistenza. Spicca tra le altre cose, il tentativo di acquistare un robot chirurgico con quei fondi, senza prima aver provveduto a fornire, come invece si dovrebbe fare, un progetto di ricerca.
La penalizzazione del settore scientifico è proseguita con la decisione di cambiare ben 5 direttori scientifici in soli tre anni. Al quinto direttore scientifico addirittura è toccato, poco prima del suo insediamento vedersi disporre, come denunciato da una nota sindacale, una precipitosa rimodulazione strutturale degli uffici amministrativi (sono tuttora visibili nel giardino dell’Istituto ammassi di calcinacci e detriti di risulta da demolizione muraria giacenti da giorni) affinchè tutti gli ambienti storicamente dedicati alla direzione scientifica fossero trasferiti in altra sede, senza delibera o gara o autorizzazioni Asl.
Il tutto nel silenzio quasi unanime del CIV, Comitato di Ispezione e Verifica che deve effettuare attività di controllo sul dg.
“Per questo – concludono i 5 Stelle – abbiamo depositato interrogazione al presidente Michele Emiliano che ha mantenuto la delega alla Sanità, per chiedere quali iniziative intende adottare proprio nei confronti del CIV, che non ha svolto il suo dovere, salvo per qualche voce fuori dal coro. Gli abbiamo chiesto anche di mettere in campo iniziative per tutelare questa eccellenza non solo pugliese ma europea che abbiamo a Bari e di cui dobbiamo essere tutti orgogliosi”.