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Home - Accorpamento reparti al “Perrino” di Brindisi, scoppia il caos. Pronto soccorso al collasso

Accorpamento reparti al “Perrino” di Brindisi, scoppia il caos. Pronto soccorso al collasso

Di redazione
3 Luglio 2015
in Sanità & Salute
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BRINDISI – Sarà un’estate difficile per l’ospedale “Perrino” di Brindisi. Le organizzazioni sindacali, infatti, hanno già dichiarato lo stato di agitazione per non aver avuto risposte “certe e convincenti” dal direttore generale dell’Asl, Giuseppe Pasqualone. “La proposta formulata da codesta Asl per il piano delle emergenze-urgenze è irricevibile per diversi motivi – spiegano in una nota le sigle Aaroi, Anaao Assomed, Anpo-Ascoti-Fials Medici, Cgil Medici e Cimo -. Avrebbe dovuto individuare, per ogni unità operativa complessa della Asl, quali dovessero essere organizzate con un’ assistenza medica H12 o H24, in rapporto all’ esigenza di soddisfare le necessità assistenziali ospedaliere e territoriali. Tale proposta, invece, elenca una serie di tagli di posti letto mediante l’accorpamento di reparti, soprattutto negli ospedali periferici, che accentueranno l’attuale grave e insostenibile carenza di posti letto”.
Che ne sarà del “Perrino”, già congestionato da un iperafflusso di utenti che cercano risposte sanitarie? Le extralocazioni hanno raggiunto numeri impressionanti, che non si sono modificati nonostante l’apertura dei 6 posti di “osservazione breve”. “Il Pronto Soccorso è sempre affollato – continuano i sindacati -, con tempi di risposta dell’iter diagnostico insostenibilmente lunghi. Potrà il Perrino garantire gli auspicati livelli di eccellenza? La tendenza a ridurre i posti letto viceversa comporta l’impossibilità di fornire un’adeguata risposta assistenziale, con conseguente definitivo collasso della sanità brindisina. I tagli dei posti letto, effettuati per carenza di medici o per carenza di operatori di comparto, creano altresì significative differenze organizzative anche in unità operative complesse omogenee per tipologia di servizio, senza comportare un’effettiva riduzione dei carichi di lavoro ad alcuno, costringendo ad operare in un clima organizzativo critico, con aumento dello stress lavoro correlato ed aumento del rischio clinico”.
Il piano delle emergenze-urgenze, secondo i sindacati, “contiene alcune proposte illegittime, pericolosissime per i pazienti e per gli operatori sanitari, nonché non previste dal contratto di lavoro”. “Valga per tutte, come esempio – proseguono -, la proposta fatta per il presidio ospedaliero di Ostuni per i trasporti secondari, che dovrebbero essere effettuati dal medico della medicina o dal cardiologo, lasciando ‘scoperto’ il reparto di Medicina e ricorrendo, in caso di necessità, all’intervento del medico del Pronto soccorso, che per legge non può allontanarsi dal suo posto di lavoro! Il problema del trasporto secondario al Perrino nelle ore pomeridiane, rimasto a tutt’oggi irrisolto, che espone i pazienti a possibili gravi rischi di mancata assistenza ed i sanitari a ripercussioni medico-legali. Lo scorretto esercizio delle relazioni sindacali, manifestatosi clamorosamente con l’adozione di provvedimenti non sottoposti al parere delle organizzazioni sindacali stesse ed adottati invece unilateralmente, prima di poter essere discussi in maniera collegiale. Esemplare l’accorpamento già avvenuto a San Pietro Vernotico tra la Medicina e la Geriatria, con relativa riduzione dei posti letto, nonchè la riduzione dei posti letto in Pneumologia con l’integrazione provvisoria dell’organico medico con un’ unità individuata mediante mobilità di urgenza dal servizio Pneumologico territoriale, che certamente subirà un gravissimo ridimensionamento dell’attività con pesanti ricadute assistenziali. Disservizi che già hanno prodotto effetti negativi, come quanto accaduto ieri mattina presso l’ospedale di Mesagne, ampiamente riportato dagli organi di stampa il 3 luglio, in conseguenza del suddetto trasferimento. Le organizzazioni sindacali avrebbero invece, se mai ne avessero avuto il tempo, proposto lo smistamento delle visite ambulatoriali ospedaliere nelle strutture territoriali, senza nessuna ricaduta negativa sull’assistenza”. Per di più, partono le diffide per il “ritardo nelle procedure concorsuali per le assunzioni in deroga”, oltre all'”attribuzione di incarichi dirigenziali e il riconoscimento delle corrispettive indennità, a fronte di perentorie richieste di adempimenti burocratici molto spesso incomprensibili se non addirittura inutili, la cui osservanza peraltro mal si concilia con le limitate risorse umane disponibili”. Queste ragioni hanno portato alla protesta sindacale che difficilmente riuscirà ad essere sedata visti gli affanni dei mesi estivi, con l’atavica carenza di personale nelle corsie. 

 

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