Le piaghe della provincia di Foggia: droga, alcol, gioco e web. Oltre 2mila vittime accertate

Droga, alcol, gioco e web. Sono queste le patologie – vecchie e nuove – che affliggono più di 2mila persone in provincia di Foggia. I dati arrivano direttamente dagli uffici del dipartimento Dipendenze patologiche dell’Asl di Foggia, in via San Severo, e presentati dal dirigente Giuseppe Mammana a margine dell’incontro “Alleanze per crescere: la prevenzione delle dipendenze patologiche nella città di Foggia”.

Giuseppe Mammana
Giuseppe Mammana

Numeri preoccupanti, che finora non hanno fatto registrare impegni importanti in termini di investimento. I soldi per la comunicazione e l’informazione ci sono, ma non si spendono. Con un mix di risorse si è riusciti a metter su un progetto -organizzato dal Comune, l’Asl, l’associazione “Crescere” onlus e la cooperativa sociale onlus “Salute, Cultura e Società” – destinato a circa 6mila ragazzi delle scuole. 

“I progetti sono durati due anni ed hanno visto – spiegano gli organizzatori -, in varie forme e con diverse iniziative, il coinvolgimento di studenti, insegnanti e genitori. Proprio gli studenti di ogni ordine e grado saranno protagonisti della mattinata di confronto con operatori del settore, psicologi, psicoterapeuti e docenti sul tema della prevenzione delle dipendenze, intese in senso lato: dipendenze da droghe, gioco d’azzardo, ma anche social network e new media”.

I relatoriE se l’uso delle droghe è mutato notevolmente (“prima erano pochi e riconoscibili, adesso invece sono aumentati e, fattore ancora più preoccupante, si è abbassata l’età”), la crescita è stata “importante”, al punto da creare una sorta di “normalità” nell’uso delle sostanze. Ritmi di crescita ancora più elevati caratterizzano il gioco d’azzardo: “Abbiamo circa 70 persone in cura nel dipartimento dell’Asl – afferma Mammana a l’Immediato -, ma c’è una marea di persone che scarica puntualmente stipendi e pensioni nelle macchinette da gioco”.

La salaDiverso il caso delle malattie da internet e telefonini. Se in Giappone e negli Stati Uniti hanno già creato delle vere e proprie cliniche per la cura, in Puglia non esistono nemmeno gli strumenti per indagare il fenomeno. “È quasi impossibile al momento, con le attuali risorse, persino diagnosticarle – continua Mammana -. Solo nei casi più estremi, caratterizzati da devianze piuttosto pronunciate, si riesce ad intervenire”. Poi conclude: “Serve uno sforzo maggiore, anche economico, per traghettizzare meglio la possibilità di intervento. Abbiamo fatto una fatica enorme ad organizzare questo progetto, raggiungendo più di 10mila persone con le campagne di informazione, ma non basta. Queste patologie hanno tassi di crescita impressionanti, bisogna contrastarle al più presto con strumenti adeguati. Altrimenti la battaglia non potrà che essere persa”.