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Home - Ucciso il boss Angelo Notarangelo detto “cintaridd”. Fucilate in zona Gattarella vicino Vieste

Ucciso il boss Angelo Notarangelo detto “cintaridd”. Fucilate in zona Gattarella vicino Vieste

Di Francesco Pesante
26 Gennaio 2015
in Cronaca
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Ucciso “cintaridd” ovvero Angelo Notarangelo, noto boss di Vieste. L’uomo è stato beccato in zona Gattarella e ammazzato a colpi di fucile e pistola. Notarangelo è stato raggiunto dai killer mentre era in auto, una Toyota Rav4 grigia, per fare ritorno a casa dopo esser stato in una masseria della zona dove si era recato per dare da mangiare ai cavalli. Secondo i carabinieri, un’altra vettura lo avrebbe affiancato prima della scarica di proiettili. Il boss è stato colpito alla testa e al torace ed è morto sul colpo. I killer, forse quattro, avrebbero utilizzato pistole e kalashnikov, come un vero e proprio commando. Il corpo è stato trovato fuori dal mezzo. Forse Notarangelo si era accorto degli assassini tentando la fuga a piedi, ma invano.
L’agguato è avvenuto sulla Provinciale 53, litoranea Mattinata-Vieste, attorno alle 7 e 30, in località “Gattarella”, prima del rettilineo per “Porto Nuovo”, a pochi chilometri dal centro viestano. Alcuni automobilisti hanno dato l’allarme chiamando i carabinieri dopo aver trovato l’auto crivellata di colpi sul ciglio della strada. Il boss era stato scarcerato nell’agosto scorso in seguito all’accoglimento, da parte del Tribunale di Foggia, dell’istanza di scarcerazione richiesta dalla difesa. Aveva solo l’obbligo di firma dopo un periodo di domiciliari trascorsi a Termoli.

Molti ricorderanno Notarangelo perché protagonista di due importanti filoni di inchiesta. Il primo relativo al processo Medioevo per il quale fu condannato a 11 anni, ma senza l’aggravante del metodo mafioso, per alcuni episodi di estorsione a Vieste. Il suo avvocato, Francesco Santangelo aveva presentato ricorso in appello. L’altro, invece, è il processo Tre Moschettieri per il quale l’accusa, a ottobre scorso, ha chiesto 10 anni di carcere. Sentenza prevista a marzo. Per i “Tre Moschettieri” è ancora in piedi l’aggravante del metodo mafioso. Inoltre, Notarangelo stava affrontando un altro procedimento a suo carico. Il boss venne infatti denunciato da un esponente dell’Antiracket Puglia per minacce di morte. Nelle fasi finali di “Medioevo”, il cugino svenne in aula. Notarangelo inveì con forza contro i rappresentanti dell’Antiracket regionale e di Vieste presenti, minacciandoli di morte. Il 12 febbraio si sarebbe dovuta tenere un’udienza proprio su questo episodio, procedimento ormai annullato dopo la morte del boss.

Le malefatte del boss

Pino Vescera dello Scialì
Pino Vescera dello Scialì

Tutto ebbe inizio con l’incendio del ristorante “Scialì” di Pino Vescera nel febbraio 2011. Quell’episodio provocò un effetto domino di denunce che determinarono gli arresti, l’11 aprile dello stesso anno, di sette esponenti del clan di Angelo Notarangelo. Il 12 gennaio 2012 iniziò il processo “Medioevo” che prese il nome dal blitz dei carabinieri. Quel giorno una fiumana di imprenditori, rappresentanti dell’associazione antiracket e giovani viestani partirono all’alba dal Gargano per partecipare alla prima udienza e far sentire la loro vicinanza alle diverse vittime delle estorsioni.

Da allora ebbe inizio la passerella degli imprenditori coraggiosi. In molti deposero contro gli imputati, ossia Angelo Notarangelo, Marco Raduano, Giovanbattista Notarangelo, Domenico Colangelo, Giuseppe Germinelli, Giampiero Vescera e Liberantonio Azzarone, a cui invece vennero concessi gli arresti domiciliari e Pietro Papagni, in stato di libertà. Tutti accusati, a vario titolo, di ricettazione ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose. I sette avrebbero obbligato gli imprenditori turistici a pagare il pizzo alla fine della stagione estiva e ad assumere guardiani a loro affiliati per il servizio di sorveglianza. Durante il processo, che su richiesta della difesa ebbe ritmi incalzanti da due udienze a settimana, quasi tutte le vittime delle estorsioni non hanno mai balbettato, pur trovandosi spesso faccia a faccia con i loro estorsori. Poi a febbraio 2014 la condanna a 11 anni per “cintaridd”.

Ora resta da vedere come si concluderà il processo “I tre moschettieri”. Notarangelo&company sono accusati di aver colpito, attraverso estorsioni e atti dinamitardi, il Villaggio Merino e il ristorante “Pane e Pomodoro”. I titolari ebbero il coraggio di denunciare.

La “capitale del Gargano”, dopo la guerra tra i clan Notarangelo e Colangelo negli anni ’90, era tornata nella morsa della malavita da maggio 2008. Un fuoco concentrico su esercenti commerciali e albergatori tenne sotto minaccia un’intera comunità. La lista delle intimidazioni è lunghissima e i toni sono quelli tipici degli estorsori. Il pm Gatti, durante “Medioevo”, riportò alcune delle minacce più in voga nel clan: “Rivolgiti a chi sai”, “Passerai guai sempre più grossi”, “Mettiti in regola”, “Ti diamo pochi giorni per metterti in regola”, “Non metterci alla prova”, “Incendiamo il tuo villaggio se non paghi” e “Paga il caffè a chi lo devi pagare”. Per anni i commercianti della zona hanno subito centinaia di intimidazioni di questo tipo. Attacchi che, come ricordò Gatti, riguardarono anche le istituzioni pubbliche e private. Ad esempio gli amministratori comunali, colpiti da numerosi attentati dinamitardi. E ancora la “Garganpol”, istituto di vigilanza privata che faceva regolare servizio di guardiania.

Tags: Angelo NotarangeloCintariddProcesso MedioevoVieste
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