Scalfarotto-Ciccarelli, politico e giornalista. Il rapporto lavorativo tra parlamentare ed ex direttore del free press “Foggia&Foggia” finisce su L’Espresso ed altri quotidiani online nazionali. Al centro della questione, il compenso di 60mila euro all’anno per il giornalista.
Il piddino Ivan Scalfarotto, sottosegretario del ministro Maria Elena Boschi, ha scelto Ciccarelli a fine dicembre 2014 affidandogli un incarico di “collaborazione in qualità di esperto in materia di comunicazione istituzionale e politica negli uffici di diretta collaborazione”.
I due sono amici di vecchia data, fattore che ha favorito Scalfarotto nella scelta. Inoltre, il giornalista segue da tempo il sottosegretario, già dall’ultima campagna elettorale dopo l’esperienza a Bruxelles con l’ex parlamentare cerignolano di centrodestra, Salvatore Tatarella. Ciccarelli, nonostante oggi lavori per un sottosegretario, risulta “addetto stampa per la Puglia”, inquadramento insolito evidenziato dalla stampa nazionale. Non solo. Il ministero che fa capo alla Boschi manca completamente di una sezione relativa all’amministrazione trasparente. E così diventa praticamente impossibile conoscere i nomi dei collaboratori del ministro e, appunto, dei suoi sottosegretari. Trasparenza zero, insomma. Ma non è tutto. Perchè a non comparire non sono solo i nomi, ma anche le retribuzioni. E così, ad esempio, diventa difficile sapere che Ciccarelli gode di un contratto di collaborazione da 60mila euro.
Immediata la replica di Ivan Scalfarotto che sul suo blog cerca di “dare notizie trasparenti ai suoi (e)lettori” pubblicando, ogni tre mesi, la propria rendicontazione finanziaria. “L’Espresso – scrive il sottosegretario – sottolinea che il mio addetto stampa, Enrico Ciccarelli, guadagna 60mila euro lordi l’anno e che si tratta di una persona che conosco da tempo. Lo confermo, e aggiungo che sono molto contento di averlo con me perché è una persona capace di fare il suo lavoro in modo eccellente. Che poi è l’unico motivo per il quale gli ho chiesto di venire a lavorare con me”.
Il parlamentare foggiano non ha dubbi: “Non è solo una questione di bravura, che pure c’è. È anche una questione di sintonia, ingrediente abbastanza magico: non tutti hanno la capacità di scrivere in modo credibile ciò che vuole comunicare la persona per la quale lavorano. Bisogna scrivere come se si fosse qualcun altro (in questo caso come se si fosse me) e per far questo è necessaria non solo la bella scrittura, ma anche l’intelligenza e la conoscenza intima della persona per la quale si lavora. Ci vuole la capacità di immedesimarsi. Beh, io prima di incontrare Enrico questo ingrediente non l’avevo mai trovato in modo così nitido e tondo. Senza l’aiuto di queste due persone (l’altro è il capo segreteria Alberto Castoldi) non potrei dedicarmi a quello che faccio con la stessa intensità con la quale provo a fare il mio lavoro. Non ho una macchina blu, perché non mi serve, ma un capo segreteria e un addetto stampa mi servono molto, e mi servono molto bravi tecnicamente e molto capaci di lavorare bene con me e per me. Non so se questa sia una notizia, a me sembra proprio di no, ma se L’Espresso la riporta forse è meglio darla per intero”.












