Veleni dal passato, Manfredonia non dimentica. Uno studio farà chiarezza sul disastro Enichem

Manfredonia non dimentica. Non intende farlo nel modo più assoluto. Negli occhi di molte persone presenti stamattina nell’aula consiliare del Comune, c’è ancora vivo un disastro di proporzioni inimmaginabili. Era il 26 settembre 1976…

Manfredonia non dimentica. Non intende farlo nel modo più assoluto. Negli occhi di molte persone presenti stamattina nell’aula consiliare del Comune, c’è ancora vivo un disastro di proporzioni inimmaginabili. Era il 26 settembre 1976 quando dallo stabilimento Enichem, lo scoppio di una colonna di lavaggio dell’ammoniaca disperse arsenico nell’atmosfera. Nei primi anni 2000 iniziarono le operazioni di bonifica e smantellamento delle vecchie ciminiere. “Ma in Italia chi inquina è lo stesso soggetto che fa la bonifica” – ammonisce il sindaco Angelo Riccardi. Infatti, Eni diede mandato alla sua partecipata Syndial di effettuare lavori di bonifica nell’area. Lavori molto lontani dall’essere ultimati. Serviranno ancora molti anni per ripristinare la zona. “Dobbiamo ancora capire se l’azienda è responsabile di disastro ambientale. Le nostre richieste a Syndial per sapere cosa è successo ai loro operai, non hanno mai ottenuto risposte”. Il potere Eni è sotto gli occhi di tutti. È forse il maggior colosso italiano. Ma da Manfredonia danno battaglia nonostante gli errori del passato. Soprattutto con una vecchia amministrazione che ritirò la richiesta di parte civile nel processo al disastro. Le donne di Biancalancia, da decenni in lotta per ottenere ciò che è giusto, parlano di quell’episodio come causa della frattura tra cittadini ed istituzioni. Oggi Riccardi prova a risanare quella frattura partendo da un progetto importante, ovvero uno studio epidemiologico, presentato stamattina assieme al dg dell’Asl di Foggia, Attilio Manfrini, Maria Angela Vigotti del Consiglio Nazionale delle Ricerche e Università di Pisa e Annibale Biggeri dell’Impresa Sociale no-profit Epidemiologia e Prevenzione. 

Enichem-Manfredonia“Uno studio – dice il sindaco – per dare alla città un’idea esatta su ciò che è accaduto. Inutile ripercorrere temi che conosciamo. Il territorio fu pesantemente coinvolto dal petrolchimico. La bonifica è ancora in corso. Sono emersi errori nelle attività di carotaggio. Insomma, una bonifica con molte lacune. Serviranno ancora molti anni per la conclusione dell’attività”. Lo studio vuole verificare lo stato di salute dei cittadini. Finora c’è stata parecchia confusione e discordanza sui dati, soprattutto quelli sul numero di malati di tumore. “L’indagine – aggiunge Riccardi – vuol mettere un punto fermo grazie a un sistema innovativo. Sarà un’indagine partecipata che necessita del coinvolgimento dei cittadini”. 

Manfrini è convinto: “Capiremo se il percorso di risanamento porti a risultati. La ricerca non ha solo valore conoscitivo ma pone un presupposto essenziale per interventi concreti sulla base di dati certi”. La Vigotti frequenta Manfredonia da circa due anni. “Ma oggi finalmente parte lo studio per puntare a capire lo stato attuale. Ma anche per andare più indietro possibile nel tempo. Fare valutazioni e parlare con persone. La memoria storica sarà fondamentale”. Il progetto durerà un anno e dovrebbe riuscire a fare chiarezza sulla mortalità e sui ricoveri dal 1994 al 2012. Ma si potrebbero acquisire dati sulla mortalità già a partire da quelli del 1980. Per i ricoveri saranno disponibili dal 2002.

Biggeri: “Siamo qui per integrare una forma nuova di attività di sorveglianza epidemiologica. Cosa possiamo trovare? Danni alla salute della popolazione ma anche interventi e risorse da attivare e responsabilità da trovare. Daremo risultati anche durante l’anno. Potremmo anche non trovare evidenze rispetto alla media nazionale. È davvero terminato l’effetto delle esposizioni passate?” Risposte che lo studio intende dare entro pochi mesi.

Immancabile Rosa Porcu, insegnante e membro di Bianca Lancia: “Ora è importante ridisegnare il rapporto con le istituzioni per sanare una ferita. Dopo le Asl conniventi con l’Enichem e il ritiro di parte civile da parte di una vecchia amministrazione, la città è provata e ha perso la fiducia che adesso proveremo a ricostruire. Ma noi oggi siamo qui soprattutto perchè memoria storica e per vigilare”. La ricerca è totalmente finanziata dal Comune di Manfredonia. Pronto a collaborare anche Giuseppe Carbonara, per anni al lavoro in quel sito. Fu lui a denunciare la presenza di rifiuti nell’Isola sedici. Anche l’Ispra riscontrò sbalzi importanti durante l’analisi dei pozzi. “Ci sono ancora tonnellate di rifiuti – avverte Carbonara -. Resto disponibile per dare la mia piena testimonianza”. Carbonara vuole risposte, le stesse che tutta la città pretende da anni.

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