Se ti ammali sul Subappennino tanti auguri, per arrivare in ospedale serve un miracolo. Colpa del nuovo piano del 118

Se abiti sul Subappennino non puoi permetterti il “lusso” di ammalarti. Il rischio concreto è di non riuscire nemmeno di arrivare in ospedale. Colpa del nuovo piano del 118 della Regione Puglia che ha previsto il taglio di alcune postazioni.

Se abiti sul Subappennino non puoi permetterti il “lusso” di ammalarti. Il rischio concreto è di non riuscire nemmeno ad arrivare in ospedale. Colpa del nuovo piano del 118 della Regione Puglia che ha previsto il taglio di alcune postazioni. “Di fatto hanno lasciato scoperti i Monti Dauni – spiega a l’Immediato il segretario nazionale dei medici 118, Francesco Marino -, lasciando solo il Punto di primo intervento a Troia ed un solo mezzo medicalizzato ad Anzano. Eppure, nel vecchio piano erano previsti mezzi e postazioni anche a Volturino ed Ascoli Satriano”.

I tempi biblici di trasporto rendono pressoché impossibile qualsiasi tipo di intervento adeguato. E siccome il tempismo è decisivo nell’emergenza-urgenza, per salvarsi non resta che sperare nella Provvidenza. Sì perché se per gli standard previsti dall’Agenas (l’agenzia nazionale dei servizi sanitari) le previsioni per gli spostamenti sono di 8 minuti nella cinta urbana e 20 minuti fuori dai perimetri cittadini, nel caso del Subappennino si può incorrere facilmente in situazioni per cui serve almeno un’ora per raggiungere il presidio più vicino.

“Questo va bene per i territori che non presentano ostacoli particolari – argomenta Marino -, non certo per le zone disagiate. Considerando i punti di primo intervento di Lucera e Troia, un cittadino di Carlantino o di Faeto non impiega meno di 45 minuti per il tragitto. Se poi il mezzo medicalizzato è già impegnato, con l’attesa si supera sicuramente l’ora di attesa“.

Per questo il sindacato dei medici ha chiesto che venga almeno ripristinata l’automedica a Volturino (per coprire la parte nord) ed un mezzo mobile a Troia (per l’area centro), visto che al sud si può compensare con Anzano. Ma ad essere tirata in ballo è anche l’Asl di Foggia, il cui management in questi anni non avrebbe “saputo imporre a Bari le necessità ed i bisogni del territorio”. “Non è possibile assistere all’aumento dei medici in Puglia ed alla contemporanea diminuzione in provincia di Foggia – prosegue Marino -, in questi anni abbiamo perso almeno il 20 per cento di queste risorse fondamentali per garantire un’assistenza decente al territorio. Per di più, l’azienda da troppo tempo non organizza più corsi di formazione per il 118, per mere questioni burocratiche”.

Se a questo si aggiunge il disordine del settore, tra postazioni assegnate alla Sanitaservice ed altre gestite dalla associazioni di volontariato, ci si rende conto della difficoltà denunciate dagli operatori in questi mesi. “Se il sistema fosse organizzato con i crismi dell’integrazione tra sistema pubblico e volontariato – conclude Marino – forse funzionerebbe meglio. Mettere in concorrenza queste due anime, con professionisti che lavorano da 15 anni nel sistema dell’emergenza ma mascherati da volontari e dipendenti del pubblico, è profondamente sbagliato. L’emergenza-urgenza era l’unico servizio che bisognava internalizzare completamente sin dall’inizio…”. Sulla vicenda è intervenuta anche la politica, con il consigliere Cecchino Damone, che ha inviato una nota all’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia: “Bisogna accogliere le sollecitazioni del segretario nazionale dei medici 118 – spiega – in merito ai gravi disagi e disservizi determinati dalle politiche sanitarie della Regione per le comunità del Subappennino Dauno. Soprattutto – conclude – si deve porgere l’attenzione sulle denunce riguardanti i criteri seguiti per l’assegnazione delle autovetture mediche nelle strutture del territorio, e sul mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali mediche in merito”.