Assunzioni “sospette”, appalti e candidati alle Regionali. Dura accusa da Bari al dg dell’Asl di Foggia

“L’Asl di Foggia ha raggiunto il suo punto più basso”. Si potrebbe riassumere così l’interrogazione del consigliere anziano di via Capruzzi, il sanseverese Francesco Damone, inoltrata al presidente della Regione Nichi Vendola e all’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia.

“L’Asl di Foggia ha raggiunto il suo punto più basso”. Si potrebbe riassumere così l’interrogazione del consigliere anziano di via Capruzzi, il sanseverese Francesco Damone, inoltrata al presidente della Regione Nichi Vendola e all’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia. Per argomentare il “fallimento” del direttore generale Attilio Manfrini ha preparato un vero e proprio “alfabeto delle criticità”, chiedendosi “come mai i controlli della gestione complessiva sono così inefficaci rispetto alle molteplici lamentele dei cittadini utenti e come mai si è inteso derogare al principio che ha visto l’avvicendamento di tutti i direttori generali delle altre aziende sanitarie delle altre province, prevedendo una specie di ‘interregno’ che non può che comportare ulteriori storture, disagi e debolezze rispetto ad una ‘governance’ già tanto criticata”.

Le questioni della richiesta di spiegazioni ai vertici della politica regionale passano dai temi strategici della fine del mandato dell’ingegnere cerignolano. “È necessario ed opportuno – domanda Damone -, a pochi giorni dalla scadenza del mandato ed in una situazione atipica quale quella in essere, pubblicare un bando per affittare locali di 4500 metri quadrati complessivi da utilizzare per la collocazione di uffici, oggi presenti a Piazza della Libertà di proprietà dell’Asl? Come mai questa urgenza e quali sono i motivi economici e gestionali a base di tale scelta? Vi è una visione complessiva della situazione patrimoniale dell’ente? Sono stati verificati i differenti modelli negoziali rispetto alla sostenibilità dell’operazione? In un momento storico in cui talvolta mancano farmaci essenziali (antibiotici, addirittura!), è necessario ed opportuno spendere soldi per affitti e mattoni e lasciare i presidi territoriali privi di medicine e materiale sanitario per le prestazioni agli utenti?”.

Poi passa alle questioni più strettamente “politiche”, soffermandosi sulla candidatura del cerignolano Pippo Liscio alle prossime Regionali: “È necessario ed opportuno consentire a funzionari e dipendenti dell’Asl, aspiranti candidati alle regionali, di utilizzare istituzioni sanitarie per la ricerca del consenso? È necessario ed opportuno creare una cooperativa collegata alla Sanitaservice per assumere personale, aggirando, probabilmente, in questo modo le pregnanti norme in materia di assunzioni? Con quali criteri vengono effettuati i colloqui e da chi? Quali garanzie di trasparenza ci sono in questo che precede un appuntamento elettorale regionale molto atteso? È necessario ed opportuno visitare presidi e personale per comunicare candidature a soggetti con ruoli dirigenziali nell’Asl?”. 

E ancora passa in rassegna lavori pubblici e riorganizzazione dei servizi: “È necessario ed opportuno spendere milioni per lavori negli ospedali ormai dichiarati chiusi a Torremaggiore e San Marco, ormai privi di una programmazione regionale dell’utilizzo? Oppure è necessario ed opportuno costruire a Tremiti con pochi utenti, tranne nel periodo estivo, sparsi su tre isolette, un poliambulatorio ove esiste già il punto di primo intervento, la guardia medica, il 118 e l’elisoccorso che funziona a meraviglia? È necessario ed opportuno costruire un secondo poliambulatorio ad Accadia mentre quello esistente viene utilizzato al 50%?Un capitolo a parte”.

Anche la filiera dei pagamenti ai fornitori – tra registrazione, istruzione e liquidazione – entra nell’occhio del ciclone. Così come la gestione dei rapporti con la sanità privata: “Davvero si ritiene opportuno stipulare le convenzioni relative ai tetti di spesa alla fine dell’anno, invece che all’inizio? Oppure è normale alzare e abbassare i tetti in corso d’opera, compromettendo la possibilità di programmazione delle strutture private? Di chi è la colpa? Il ritardo comporterà danni all’azienda per le eventuali conseguenti controversie giudiziarie?”. Poi chiude sulla “sua” San Severo, denunciando lo stato della Neuroradiologia (dove non sarebbe stata posta “alcuna attenzione all’arredamento”), passando per il garage (“completato da anni e mai aperto”) e dal 118 dove non ci sarebbero “medicinali e presidi assistenziali sufficienti”, fino alla necessità di “dotare l’ospedale di un reparto Rx mentre ci sono apparecchi radiologici abbandonati in Piazza della Libertà”.

“È tempo di scegliere uomini e donne che sappiano andare oltre il governo della ‘scrivania’ – conclude Damone -, confrontandosi quotidianamente con la realtà concreta, con il quotidiano, che è fatto di persone che soffrono, di strutture spesso inadeguate, di attese angosciose, di tempi lunghi per prestazioni specialistiche, di carenze funzionali ingiustificabili”.