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Home - Cap di Putignano verso il baratro. Serve un “miracolo” per salvare uno dei gioielli della Murgia

Cap di Putignano verso il baratro. Serve un “miracolo” per salvare uno dei gioielli della Murgia

Di redazione
2 Ottobre 2014
in Economia
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Sempre più in bilico il futuro di uno dei gioielli della murgia pugliese. Tra crediti inesigibili, scelte di posizionamento e marketing oltre le proprie possibilità e controverse decisioni del Consiglio d’Amministrazione, la CAP di Putignano vive, forse, il momento più triste della propria storia lunga quasi cinquant’anni. Nell’interrogazione parlamentare, presentata lo scorso 11 marzo, il deputato 5 Stelle Giuseppe L’Abbate richiedeva al Ministero dello Sviluppo Economico ed al Ministero dell’Agricoltura, “a fronte della mancanza di chiarezza nelle scritture contabili e nella gestione degli ultimi anni della CAP, al fine di tutelare l’intera economia legata al mondo agricolo murgiano minacciata dalle possibili azioni fraudolente, di predisporre proprie ispezioni straordinarie ai sensi degli articoli 8,9 e 10 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220”.

“Una richiesta raccolta, in pratica, immediatamente dal viceministro De Vincenti che, il 5 maggio scorso, ha disposto l’ispezione straordinaria, la cui prima fase di accesso ispettivo e rilevazione si è conclusa il 28 maggio – dichiara il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) – Abbiamo raccolto le istanze del territorio murgiano e ci siamo mossi subito presentando l’unico atto a nostra disposizione, ovvero un’interrogazione parlamentare, in cui abbiamo richiesto un intervento del Governo che, dobbiamo dar atto, è stato rapido. Purtroppo, il perpetrarsi di scelte non opportune hanno condotto la CAP ad una situazione a dir poco preoccupante. Uno dei vanti della Puglia potrebbe chiudere i battenti, qualora non vada a buon fine il concordato preventivo previsto. Fa specie pensare che, nonostante su un territorio come quello di Putignano e Noci risiedano un sottosegretario e ben due senatori, nessun politico si sia accorto prima della situazione sempre più drammatica mettendo a rischio il futuro di allevatori e lavoratori. Forse – conclude L’Abbate (M5S) – se si fosse intervenuti per tempo nelle passate legislature, non saremmo giunti a questo punto”.

Nella sua risposta il viceministro De Vincenti ha ripercorso la storia della CAP dal lontano 1967, sottolineando come il cambiamento delle modalità di vendita dei prodotti, con la scelta di puntare sulla grande distribuzione organizzata, abbia portato dal “sistema dei contanti” al “sistema dei padroncini”, che ha dato avvio a un lungo contenzioso per il recupero crediti. Una sofferenza di liquidità dovuta alla mancata riscossione che ha costretto a chiudere uno dei rami aziendali nel 2012, ovvero l’attività del mangimificio, stanti i 3 milioni di euro di contenzioso. La mancanza di disponibilità finanziarie ha comportato il continuo procrastinare dei rimborsi ai soci conferitori, scesi a 293 persone fisiche e 35 giuridiche dai 700 degli anni ’80-’90. Ciò, inoltre, ha condotto alla diminuzione del fatturato e all’incremento del fondo svalutazione crediti che già al 31.12.2012 ammontava a 1,7 milioni di euro.

“Attualmente, il sodalizio ha crediti per oltre 3,4 milioni di euro – ha dichiarato il viceministro De Vincenti nella risposta all’interrogazione di L’Abbate (M5S) – Il Collegio Sindacale ha messo in evidenza il fatto che il CdA non si è mai espresso in merito al futuro dell’ente e in particolare ha rilevato la discutibile gestione contabile proprio relativa alla riscossione dei crediti. Più in generale, la tenuta della contabilità industriale è sempre stata carente anche con l’utilizzo di un sistema informatico per la gestione delle procedure, ormai obsoleto (mancanza di un monitoraggio degli incassi, di una gestione dei prezzi di vendita, mancanza di contratti scritti e applicazione di sconti irrituali). Il CdA della cooperativa, come riferito in sede di verifica agli ispettori – ha proseguito De Vincenti – sta ricorrendo alla procedura di concordato preventivo e ha intenzione di dare in gestione l’impianto industriale, al fine di tenere in funzione i macchinari, evitandone così il deterioramento, mentre tramite la CAP Commerciale Srl sta cercando di eliminare la clientela inaffidabile e, infine, sta lavorando con i legali per terminare in modo positivo i contenziosi relativi sia ai crediti sia ai debiti. In base alle irregolarità riscontrate, gli ispettori hanno provveduto a irrogare una diffida volta a verificare l’effettiva presentazione al Tribunale competente della richiesta di Concordato preventivo e a ottenere ulteriori dati necessari per la verifica del ricorrere di una condizione di insolvenza della cooperativa stessa. In tal caso – ha concluso il viceministro – si aprirebbe la prospettiva dell’adozione di un provvedimento di liquidazione coatta amministrativa”. La nuova visita ispettiva è prevista per martedì prossimo, 7 ottobre.

Tags: allevamentiCap PutignanoGoverno italianoM5SMurgiaPuglia
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