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Home - Sanitaservice, scoppia la guerra delle ore. Sindacati inviperiti a Lecce: “800 dipendenti part time da 3 anni”

Sanitaservice, scoppia la guerra delle ore. Sindacati inviperiti a Lecce: “800 dipendenti part time da 3 anni”

Di redazione
8 Settembre 2014
in Sanità & Salute
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Aumentare l’orario di lavoro dei dipendenti Sanitaservice si può. A breve, in un incontro a Bari tra i sindacati e l’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia, verrà affrontato uno dei nodi più spinosi delle società in house. Ancora una volta la discussione è partita da Lecce, dove il direttore generale dell’Asl Valdo Mellone ha presentato il nuovo business plan della società interamente controllata che occupa qualcosa come 800 persone, da 3 anni in attesa del tempo pieno. Come per una parte dei lavoratori di Foggia (la prima società in house creata in Puglia, nel 2008) il nodo della questione – come riferito da SanitàSalento – continua ad essere l’aumento orario e le modalità da adottare per assicurare ai lavoratori il full time con relativa busta paga ed evidentemente una maggiore stabilità occupazionale. Al momento, tuttavia, c’è da risolvere l’ostacolo della spesa entro la quale la società deve attenersi senza sforare i paletti imposti dalla spending review e non solo. La Sanitaservice infatti, come tutte le società in house, ha motivo di esserci solo a condizione che porti un risparmio e dei benefici economici alle casse pubbliche. Quello che divide i sindacati però, è come distribuire queste ore agli 800 dipendenti.

Le posizioni in campo

Il sindacato Usb dall’inizio ha seguito la vicenda, e oggi sottolinea che “ci sono i presupposti per un aumento immediato delle ore”, facendo leva sull’aumento delle metrature nelle strutture sanitarie. Dunque, il servizio di pulizia sarebbe la “ratio” di questa operazione, anche perché “ci sarebbero spazi più puliti, che l’Asl non ha mai riconosciuti in termini orari: infine ci sarebbero le ore recuperabili dai pensionamenti, compresi i 61 ausiliari dell’Asl”. Quest’ultimo aspetto però, non compare nel nuovo business plan, illustrato da Mellone. Dall’altra c’è la posizione dei confederali, con Antonio Tarantino della Uil in prima linea: le ore del personale pensionato, potrebbero essere recuperabili, se dovessero far sforare il tetto di spesa fissato dalla normativa. L’altra questione di importanza sostanziale è senza dubbio il criterio di ripartizione delle ore eventualmente assegnate, che non dovranno essere “spalmate a pioggia su tutti i lavoratori, ma dovranno essere assegnate dove effettivamente servono”. Il dg dell’Asl di Lecce avrebbe già dato disponibilità a stilare un modello organizzativo funzionale a questo discorso.

La partita barese

Si aspetta però, soprattutto la convocazione da parte dell’assessore Pentassuglia, a Bari, dove nel frattempo, gli iscritti della USB stanno organizzando uno sciopero per il 9 settembre, per manifestare contro il governo Vendola, che avrebbe consentito una disparità di trattamento tra i lavoratori di sanità service dell’Asl leccese e le altre della Puglia che vantano un organico portato a tempo pieno, già da diversi mesi. Tra i manifestanti, anche i 120 amministrativi della stessa Asl che rischiano di uscire dalla società in house salentina per effetto delle linee guida regionali, che escludono da Sanitaservice il servizio di elaborazione dati. “Uscire adesso –ha chiosato Gianni Palazzo della Usb – significherebbe un ritorno indietro, alle ditte, ritornare al precariato, oltre ad avere un costo maggiore per il servizio informatico”. “Se la Regione rivedrà le linee guida con le quali stabilisce l’organizzazione delle Sanitaservice – concludono i sindacati -, effettuando le modifiche richieste, allora la Usb e gli iscritti accetteranno la proposta di Pentassuglia di far partire l’incremento orario da ottobre, anzichè immediatamente, purché si concluda entro l’anno”.

Tags: Antonio TarantinoaslDonato PentassugliaGianni PalazzoLecceNichi VendolaPugliaSanitaserviceuilUsbValdo Mellone
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