Crescono le imprese straniere in Capitanata. Per la Cisl rappresentano il 4% con 2500 addetti

Tante voci, italiane, bulgare rumene, marocchine per la conferenza sulla fratellanza e solidarietà promossa dalla Cisl e da Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere). Una festa della conoscenza tra popoli, inaugurata dai ragazzi del conservatorio Umberto Giordano.

Tante voci, italiane, bulgare rumene, marocchine per la conferenza sulla fratellanza e solidarietà promossa dalla Cisl e da Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere). Una festa della conoscenza tra popoli, inaugurata dai ragazzi del conservatorio Umberto Giordano. A confrontarsi, l’onorevole Michele Bordo, il rettore dell’università di Foggia Maurizio Ricci, il console del Marocco Moahmed Basri. Oltre all’ambasciatore bulgaro in Italia Marin Raykov ed il presidente di Anolf, Mohamed Saady. Assente l’assessore regionale Guglielmo Minervini.

Un ghetto da smantellare

Al centro dell’incontro, la tutela del lavoro migrante e il ruolo delle istituzioni nel promuovere l’integrazione, non solo dei singoli ma anche delle aziende straniere che in Capitanata sono cresciute del 4 per cento. Si è fatto cenno anche allo smantellamento del ghetto di Rignano, operazione fortemente voluta dalla Regione con il supporto delle istituzioni e delle associazioni locali, ma di cui l’assessore regionale Minervini non ha potuto discutere essendo assente alla conferenza. Il prefetto Luisa Latella ha assicurato che stanno piantando i campi nuovi e che c’è una forte volontà istituzionale di ultimare quanto prima i lavori. “Nel 2008, appena sono arrivata a Foggia, un incendio colpì il ghetto. Ci fu una reazione corale, questa è una terra generosa anche se siamo in eterna emergenza”. Il commissario straordinario della Provincia Fabio Costantini ha rimarcato: “Crediamo fortemente in questo progetto che porterà molti risultati”. La tutela del lavoro migrante e la consapevolezza dei diritti di questi lavoratori, che si va sempre più rafforzando con gli anni, passa dal sindacato promotore dell’iniziativa, la Cisl. Il sindacato ha fatto di questo incontro un vero e proprio seminario per confrontare dati, esperienze, proposte e culture in un quadro sempre più difficile di pressioni migratorie da concordare con l’Europa e sulla base della cooperazione tra paesi. “Mare nostrum non basata – ha ricordato il giornalista Sergio De Nicola moderatore dell’incontro – speriamo che la presidenza italiana della Ue possa portare dei cambiamenti”.

 

I migranti in Capitanata

Emilio Di Conza, segretario provinciale della Cisl, ha esposto i numeri della disoccupazione in Capitanata, che è al 20% con picchi del 58% per i giovani tra 15 e 24 anni, al 32% tra i 30 e i 34. La presenza di lavoratori immigrati nella nostra provincia è del 65%, di cui il 35% donne. 2370 i lavoratori che si sono rivolti al sindacato per il riconoscimento dei loro diritti. Si tratta di lavoratori stagionali, del settore alberghiero o dei lavori domestici “che trovano difficoltà linguistiche e di riconoscimento del titolo di studio. Di qui il ruolo delle istituzioni e della Camera di commercio”. Anche le aziende straniere sono in crescita. Oggi rappresentano il 4% e gli addetti sono 2500 circa. Fabio Porreca, presidente della Camera di commercio, ha chiarito a tal proposito: “Sono soprattutto negozi cinesi, o attività dedite alla ricezione e ristorazione. Vanno sostenute e il confronto su questi temi non deve essere ideologico”. Esiste anche un problema di “legislazione arretrata che ostacola la loro integrazione, troppo incentrata sulla questione sicurezza e ordine pubblico”. L’analisi è del rettore Maurizio Ricci. Tra l’altro l’Università di Foggia è capofila in un progetto di monitoraggio sul lavoro dei braccianti nei campi.

Diritto di cittadinanza e lavoratori rumeni

Integrazione della propria identità con quella del luogo in cui si approda. Forti e nitide le parole del Mohamed Saady, presidente dell’associazione Anolf: “Assurde le reazioni alla riforma del diritto di cittadinanza. Non permettete che le vostre culture di provenienza siano considerare pietre di scarto, serve interazione non discriminazione, la nostra identità deve essere trovata dentro valori condivisi dalla nostra grande costituzione”. Nella sala si è svolto anche il confronto tra due identità, bulgara e rumena, nazionalità spesso assimilate nel pensiero comune. Rappresentano solo uno spaccato del fiume carsico dei migranti in Puglia. L’ambasciatore rumeno Raykov auspica un “ritorno in patria”, con il sogno all’orizzonte dell’assunzione di concittadini all’interno delle aziende. “In Europa sono 850mila i migranti sfruttati sul lavoro – spiega l’ambasciatore -. I padri fondatori concepirono l’Europa come libero scambio di merci, uomini, idee, e questo non è completamente realizzato. Oggi ci troviamo di fronte a una situazione migratoria senza precedenti. Bisogna aumentare il potenziale economico dei paesi da cui partono. I paesi africani, inoltre, sono stati trattati come colonie: e poi ci lamentiamo se loro vogliono venire in Italia? Una via d’uscita – conclude – potrebbe essere il potenziamento di alcuni Paesi di transito come la Libia e la Turchia. Ma la vittoria vera è l’integrazione”.

 





Change privacy settings