Ancora polemiche sui lavori al Duomo di Cerignola. Stuppiello torna alla carica: “Vogliamo la Madonna al suo posto”

“Il danno è stato compiuto. Ma non è detto che non si possa trovare il rimedio: basterebbe che tutti dichiarassero apertamente il loro dissenso e la ferma opposizione per quanto è accaduto ed accadrà ancora con l’orrore della Cripta”.

“Il danno è stato compiuto. Ma non è detto che non si possa trovare il rimedio: basterebbe che tutti dichiarassero apertamente il loro dissenso e la ferma opposizione per quanto è accaduto ed accadrà ancora con l’orrore della Cripta”. Continua a suon di manifesti, a Cerignola, la polemica contro la realizzazione della “cripta-mausoleo”, l’unico intervento ancora in completamento nel complessivo restyling della Cattedrale di Cerignola. Non si arrendono i promotori della raccolta firme (oltre 7mila) che non è valsa a impedire la riqualificazione funzionale del presbiterio del Duomo Tonti che, dopo sei mesi di cantiere, il 25 aprile scorso è stato restituito al culto.

La sezione cerignolana dell’Archeoclub d’Italia, in uno con il Museo Etnografico di Cerignola e il Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, facenti capo a Matteo Stuppiello e Salvatore Del Vecchio, insiste: “La dignità di tanti cittadini è stata così calpestata”. “Gravi” e “irreversibili” per le realtà culturali che si sono opposte all’intervento di riqualificazione “i guasti perpetrati ai danni del simbolo indiscusso della Religiosità e della Cultura dell’intera Diocesi”, si legge nel manifesto affisso in città, nel quale viene ribadito il giudizio negativo rispetto alla scelta della diocesi di spendere economie proprie (450mila euro l’importo complessivo dei lavori) per un intervento ritenuto dispendiosamente inopportuno e non in linea con la “chiesa povera per i poveri” predicata da Papa Francesco. “La Città è, oggi, sgomenta di fronte a quanto è stato realizzato, uno sfregio che manomette profondamente le connotazioni architettoniche ed artistiche dello stile del nostro monumento”, scrive Stuppiello, entrando nel dettaglio dell’opera. “L’Ambone? Certamente di cattivo gusto, aperto, slargato, di inqualificabile barocco, in forte contrasto con la lieve ascensionalità di tutto l’edificio. Un ingombro con quella sua giustapposizione di elementi scultorei, che nulla hanno a che fare come stile e come provenienza. Quale lo scopo, poi, di eliminare le balaustre marmoree, filtri colloquiali, che invitavano chiunque si avvicinasse a genuflettersi in un ideale inginocchiatoio continuo”.

Quanto al trono “firmato e personalizzato” con sigillo e firma del vescovo della diocesi Felice Di Molfetta, gli oppositori vi intravedono “una caduta stilistica paurosa” in quella marmorea seduta sotto i riflettori che rappresenterebbe “un voluminoso ingombro” per a funzione liturgica che l’idea progettuale avrebbe voluto facilitare. Lo spiazzo che circonda l’altare destinato com’è alla casta sacerdotale, insinua, a detta dei promotori della inefficace petizione, una “dura separazione fisica e morale con i fedeli”. “Perché modificare l’altare, che oggi presenta un paliotto con quattro monofore trilobata invece delle precedenti sette aperture? Perché cambiare la posizione che da sempre ha mantenuto la sacra icona di Maria Santissima di Ripalta, nostra protettrice, quando per sei mesi sosta nella Cattedrale, alla sinistra per chi guarda l’altare?”, gli interrogativi sa mezzo manifesto rivolti alla curia vescovile. “Tutti vogliono con fermezza che la Madonna torni dignitosamente al suo posto –in chiosa al manifesto- rispettando la tradizione e la memoria. Oggi qualcuno dice che nessuno poteva immaginare tutto questo, nessuno avrebbe voluto tutto questo”.

Rispetto all’attuale collocazione della sacra effige della patrona, si era espresso in maniera ostile, anche il parroco reggente don Pio Cialdella. “Non sono soddisfatto neanche io di questa soluzione adottata per il quadro della Madonna e mi auguro possa tornare al suo solito posto”, così si esprimeva durante una celebrazione immediatamente successiva alla riapertura del Duomo, quasi a giustificarsi con i parrocchiani sorpresi che così collocata, la Mamma di Cerignola seminascosta dal pulpito, non fosse più visibile da ogni punto della Cattedrale.