Trivellazioni Adriatico, per Confindustria non danneggiano pesca, turismo e agricoltura. Ecco lo studio che stronca Bordo

Non esiste alcuna comprovata correlazione negativa tra attività mineraria e i settori dell’agricoltura, della pesca e del turismo. Così l’Assomineraria (associazione confindustriale delle aziende che sfruttano il sottosuolo, dunque non proprio neutrale), risponde con uno studio alle polemiche sui danni “ambientali ed economici” delle perforazioni petrolifere nell’Adriatico avviate dalla Croazia, a 50 chilometri dalle coste della Puglia.

Non esiste alcuna comprovata correlazione negativa tra attività mineraria e i settori dell’agricoltura, della pesca e del turismo. Così l’Assomineraria (associazione confindustriale delle aziende che sfruttano il sottosuolo, dunque non proprio neutrale), risponde con uno studio alle polemiche sui danni “ambientali ed economici” delle perforazioni petrolifere nell’Adriatico avviate dalla Croazia, a 50 chilometri dalle coste della Puglia. Sul punto stanno dando battaglia il leghista Roberto Caon (“Il nostro petrolio è il turismo”) e il parlamentare manfredoniano Michele Bordo, che proprio in questi giorni ha chiesto al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti di attivarsi per fermare l’attività della Croazia.

Secondo lo studio curato da Alberto Clo? e Lisa Orlandi (“La coesistenza tra idrocarburi e territorio in Italia – Esperienze e proposte di interazione tra upstream oil & gas, agricoltura, pesca e turismo”), nonostante una diffidenza generalizzata verso il settore dell’oil&gas, le attività estrattive e quelle del turismo e della pesca possono coesistere con successo in uno stesso territorio.

“L’opposizione all’attività mineraria, in Italia più che altrove, si inserisce in un movimento di diffidenza e ostilità verso ogni progetto, ogni investimento, ogni iniziativa, specie energetica, che impatti sull’ambiente. Anche quando, paradossalmente, potrebbe migliorarne le condizioni”. A precisarlo proprio Clo?, economista dell’energia tra i più accreditati d’Europa con un passato da ministro dell’Industria. “Le flessioni che si sono tendenzialmente registrate nei territori interessati non differiscono da quelle nazionali, indotte dalla crisi economica, da riorganizzazioni settoriali e da ragioni di debolezza strutturale, quali: scarsa dimensione dei soggetti economici, ridotta produttività, scarsa specializzazione produttiva. In taluni casi, i territori interessati da attività estrattive hanno mostrato risultati relativamente migliori di quelli che ne sono privi”.

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Michele Bordo

E? il caso di Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia che restano il fiore all’occhiello dell’agricoltura italiana, con la produzione di un terzo del valore aggiunto nazionale. Quanto al settore della pesca, la flessione registrata in tutte le regioni non e? in alcun modo attribuibile al settore Oil&Gas, anzi lo studio dimostra che in alcuni casi sono state riscontrate dinamiche positive proprio nelle realtà territoriali che ospitano attività estrattive: Emilia Romagna, Marche e Abruzzo, infatti, hanno registrato una minore riduzione di produzione dell’attività ittica rispetto ad altre zone della costa italiana. Per quanto riguarda il settore turistico, che continua a essere in costante crescita, lo studio dimostra l’assenza di correlazione tra i flussi turistici e le zone con attivita? estrattiva. A confermarlo, in particolare, le numerose presenze turistiche in costiera Romagnola, maggiori di altrettanti luoghi di attrazione turistica non interessati da piattaforme. Convivenza con il settore Oil&Gas che trova conferma anche nella recente assegnazione di ben 39 bandiere blu alle spiagge di Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise, di fronte alle quali operano oltre un centinaio di strutture per la produzione di idrocarburi.

Positive esperienze estere e nazionali indicano, secondo lo studio, non solo che può esservi positiva coesistenza tra attività mineraria e quelle legate ad agricoltura, pesca e turismo, ma che “sussistono opportunità di collaborazione, sinora poco valorizzate, che potrebbero generare benefici tangibili per gli interessi locali, quali riduzione dei costi per agricoltura e pesca, sviluppo di attività collaterali ad oggi trascurate, irrobustimento delle strutture produttive”. Per il settore agricolo in Francia come in Sicilia esistono accordi tra compagnie petrolifere e aziende agricole sulla valorizzazione del gas associato al petrolio e la riduzione della bolletta energetica. Nell’ambito della pesca, fanno scuola gli insegnamenti di Norvegia e Gran Bretagna, ma anche il caso italiano del ruolo svolto dai pescatori del Consorzio per lo Sviluppo delle Polesine nel favorire la convivenza tra l’attività ittica e il rigassificatore a largo di Rovigo. “Queste – concludono – sono solo alcune delle case history analizzate nella ricerca Rie, utili a dimostrare che e? dalla collaborazione e non dallo scontro che possono derivare benefici concreti per le economie locali direttamente interessate e per l’Italia”.