Legge sulle pari opportunità, i Comuni della Puglia dormono. Ecco il report regionale sulla rappresentanza di genere

La commissione pari opportunità della Regione Puglia ha pubblicato un report per fotografare la rappresentanza di genere nei governi comunali della Regione. In particolare, ha esaminato le eventuali modifiche apportate agli statuti dalle amministrazioni locali, in virtù delle disposizioni introdotte dalla legge 23 novembre 2012, n.215, in materia di pari opportunità e di riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali.

La commissione pari opportunità della Regione Puglia  ha pubblicato un report per fotografare la rappresentanza di genere nei governi comunali della Regione. In particolare, ha esaminato le eventuali modifiche apportate agli statuti dalle amministrazioni locali, in virtù delle disposizioni introdotte dalla legge 23 novembre 2012, n.215, in materia di pari opportunità e di riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali.  Ne è emersa, oltre che una sottorappresentanza femminile, anche l’omissione di molti comuni circa l’applicazione della nuova legge che- questo l’auspicio della commissione- possa valere al più presto anche  per garantire la presenza femminile nelle istituzioni regionali.

 

Modello Norvegia

La ricerca è stata avviata nel 2013 ma solo il 7%dei 255 comuni contattati ha fornito i dati richiesti. E’ stata perciò ripresa nel 2014 per ciascuna provincia della Puglia: Bari, Bat, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto. Sono stati presi in considerazione i comuni con una densità di popolazione minima di 5.000residenti, pari a 173Comuni.

“E’ ormai necessario che gli amministratori di tutti gli enti locali -scrivono- adottino le modifiche ai propri statuti, adeguandoli alla normativa nazionale e sovranazionale in materia di eguaglianza di genere. E’ il tempo di comprendere che le politiche di pari opportunità tra donna e uomo sono molto importanti e che il livello di democrazia di un Paese si misura anche sulla sostanziale uguaglianza dei diritti e sull’effettiva rappresentanza delle donne nelle cariche elettive” . Motivo dell’analisi “contrastare certe “dimenticanze” negli Statuti locali, a tutto svantaggio delle donne”. Si fa riferimento al “modello Norvegia” che ha evidenziato come  “senza leggi vincolanti in materia di p.o. e quote rosa, le donne avrebbero continuato ad essere un numero talmente esiguo, tale da non rendere ragione della loro effettiva e reale presenza nella società e nelle varie professioni.”

 

I numeri della rappresentanza a livello regionale

Al vaglio le giunte, i consigli comunali e il numero dei sindaci. Ne emerge il seguente quadro complessivo su 173 comuni esaminati: 168sono i sindaci e soltanto 7 sono donne, (percentuale del 4,2%), 1051 sono i componenti delle giunta e 195 sono donne (percentuale del 18,6%), 2848 sono i componenti dei consigli e 367 sono donne (percentuale del 12,9%). Sono 28 i comuni che non hanno donne in giunta e 3 le province che non hanno sindaci donna (Bat, Brindisi, Taranto). 14 Comuni non citano negli statuti nessuna disposizione normativa regolamentare sulle pari opportunità o nomine delle donne in giunta, 121 comuni non hanno apportato modifiche allo statuto in base alla legge n. 215.

 

Foggia e provincia

Tra Foggia e provincia la presenza di donne  è pari al 4,8% su 21 sindaci. Sono 138 i componenti della giunta con una percentuale di donne del 13,8%. Nei consigli comunali ci sono 394 componenti di cui 364 uomini e 30 donne, pari al 7,6%. I Comuni  in cui non sono presenti componenti donne nella giunta sono Cerignola, Monte Sant’Angelo, Troia, Lesina e Poggio Imperiale. Il Comune senza disposizioni normative relative alle P.O. o alle nomine delle donne in giunta è Apricena.

In sintesi su 21 sindaci, 1 è donna (4,8%),  su 119 componenti di giunta 19 sono donne (13,8%), mentre i componenti del consiglio comunale sono 364 uomini e 30 donne, (7,6% ). Circa i comuni che non hanno adeguato gli statuti comunali alla nuova legge sulla parità di genere, in provincia di Foggia se ne contano 17.

 

Doppia preferenza (forse)

Si discute anche del contesto in cui questi numeri si manifestano, quello meridionale, più penalizzante e, con riferimento alla legge sulla doppia preferenza, emerge ancor più netto il tema del “cambio di mentalità e cultura” alla base di un cambio di passo: “E’ necessario che le donne trovino più coraggio per condurre le proprie battaglie, che credano di più nella propria leadership e ciò è tanto più possibile, quanto più esse occupano posti apicali e di potere”. La legge sulla doppia preferenza, con cui si è già votato l’anno scorso in alcuni comuni baresi, ha evidenziato un dato di cui parla la presidente della commissione, foggiana, Rosa Cicolella: “Gli uomini si sono fatti l’harem ma loro si presentano secchi”. In altre parole, si abbinano ma poi si fanno votare da soli, sicché a loro è andato un numero di voti decisamente superiore all’abbinamento uomo/donna nella stessa lista.