Il mistero del Don Uva, può un medico curare 120 pazienti?

I sindacati denunciano il “forte stress” al quale è sottoposto il primario dell’Rsa Matteo Di Ruberto. Difatti, fino ad un paio di mesi fa, ad affiancarlo nella gestione di ben 120 posti letto in un settore di cura particolare (ci sono 40 posti letto per lungodegenza Alzheimer), c’era la dottoressa Gorgone. Alla quale è scaduto il contratto…

La struttura di via Lucera

“Non si può continuare così per molto: un medico solo all’Rsa del Don Uva è insostenibile”. Il segretario del sindacato Usppi, Massimiliano Di Fonso, sottolinea il “forte stress” al quale è sottoposto il primario dell’unità, Matteo Di Ruberto. Difatti, fino ad un paio di mesi fa, ad affiancarlo nella gestione di ben 120 posti letto in un settore di cura particolare (ci sono 40 posti letto per lungodegenza Alzheimer), c’era la dottoressa Gorgone. Poi, alla scadenza del contratto di quest’ultima, non c’è stata la sostituzione. Anzi, con l’Istituto di via Lucera bloccato tra commissari e contratti di solidarietà tra i lavoratori, sarebbe azzardato persino iniziare il discorso di una possibile assunzione del “medico ausiliario” al primario.

Allora, ecco la trovata del commissario Bartolomeo Cozzoli, il quale ha come compito precipuo quello di far quadrare i conti nella sede foggiana della Casa della Divina Provvidenza, ente che ha sfiorato il fallimento per un debito di oltre 400 milioni di euro. “Per il contenimento dei costi si sta perpetrando questa situazione paradossale – afferma Di Fonso -, che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza”.

A far da “tampone”, come ci viene riferito da ambienti vicini all’Azienda, un medico di guardia, tale dottoressa Valente. A salvare in calcio d’angolo l’Rsa, dunque, è stata finora proprio la convenzione messa a punto con la cooperativa di medici. Solo che, anche nel caso in cui ci fossero stati due medici in pianta stabile, la convenzione sarebbe rimasta comunque in piedi. Sì perché per il regolamento regionale di riferimento, vista la particolarità dei pazienti trattati, bisogna garantire un determinato numero di ore settimanali con “esterni”: dal cardiologo al farmacista.

Ecco però che l’emergenza diviene presto l’ordinarietà del reparto inaugurato nel 2009. “I servizi vengono garantiti grazie all’impegno del personale – continua il sindacalista -, dagli infermieri fino agli assistenti sociali. Altrimenti sarebbe già saltato tutto”. A voler sminuire la vicenda, proprio il primario Di Ruberto: “C’è la copertura del servizio – spiega a l’Immediato -, la situazione verrà sistemata a breve dal commissario. In ogni caso, c’è un medico di guardia che ci permette di seguire al meglio i pazienti. Anche perché il supporto viene calcolato secondo le ore necessarie per l’assistenza…”.