La carica delle “liste pulite”, il miraggio delle elezioni a Foggia. Dal “patto” di Miranda alle slide di Di Gioia

Quello di Miranda sarà il pacchetto dei sogni? Non ci è dato di saperlo. Ma che si tratti di una città al bivio fra il declino e la rinascita, fra la caduta nel baratro o la riemersione, non sembrano esserci dubbi. La parola d’ordine è “deideologizzati”, in corsa per il Comune senza il peso dei recinti politici che fino a qualche anno fa sembravano invalicabili.

Luigi Miranda

Le manette scattate al Comune di Foggia per un consigliere comunale e un dirigente sono il tristissimo sfondo su cui si muove la campagna elettorale per le Comunali. Si sa, chi è immerso nella ricerca dei voti non ha poi molto tempo per l’analisi, a parte i commenti indignati di prassi. Eppure ogni tanto, fra l’inaugurazione di un comitato, la visita ai quartieri, un’ospitata in tv, il tema riemerge. Luigi Miranda, uno dei candidati sindaci, ha proposto, ad esempio, un patto etico per Foggia in grado di creare gli anticorpi alla corruzione e al malaffare e che prevede liste pulite, Giunte al di sopra di ogni sospetto, vigilanza sul conflitto di interessi, rendicontazione continua del patrimonio degli eletti, divieto di incarichi a parenti, vigilanza su nomine e consulenze, trasparenza assoluta su gare e appalti, tolleranza zero nei confronti di amministratori e dipendenti infedeli”.

Sarà il pacchetto dei sogni? Non ci è dato di saperlo. Ma che si tratti di una città al bivio fra il declino e la rinascita, fra la caduta nel baratro o la riemersione, non sembrano esserci dubbi. La parola d’ordine è “deideologizzati”, in corsa per il Comune senza il peso dei recinti politici che fino a qualche anno fa sembravano invalicabili. Restano le connotazioni fortemente di parte di qualcuno, la mutazione in parte anche genetica delle vecchie sigle, ma dal Movimento Cinque Stelle alle liste dei candidati sindaci con simbolo proprio, il mantra è andare oltre la destra e la sinistra, un possibilità che nelle amministrative si espleta meglio essendo il voto più mobile. I Cinque Stelle hanno inaugurato questa stagione postideologica, anche assorbendo lo spirito del tempo, tuttavia il virus “impolitico”- chiamiamolo così-  galoppa.

Progetti autonomi, civici, incardinati nel tessuto sociale più che in quello politico-partitico mentre le segreterie tradizionali si barcamenano tra una rottura o un consolidamento di alleanza. Aumentano i report per spiegare la città, si ricorre sempre più spesso ai video per raccontarne il degrado. Vincenzo Rizzi si presenta come candidato sindaco del movimento di Grillo in un video in cui  scorrono, impietosamente, residenze di edilizia agevolata, impianti polisportivi e parchi fra macerie e immondizia.  Leo Di Gioia, invitato alla trasmissione “L’altra campana” si porta le slide per illustrate come il costo della gestione tributi sia aumentato per il comune nel passaggio fra Gema e Aipa, con meno personale e meno riscossioni. Renzi docet? Può darsi, ma non ci interessa più di tanto.

La città passata al setaccio, ed è un bene, ma questa volta il coltello nelle piaghe di Foggia affonda di più perché è più forte il peso di chi ne parla da esterno. Avremo i soliti voti fidelizzati, l’alacrità dei caterpillar elettorali, gli attacchini notturni, i santini sulla porta dell’ascensore e sui tergicristalli, i locali pregni di umidità riaperti per i comitati, gli affezionati sulla soglia.

Nel frattempo avremo sotto gli occhi la percezione di una città in declino, narrata nei dettagli, nel caso non ce ne fossimo accorti e che subisce, negli arresti degli ultimi giorni, il colpo di coda di mali antichi e sclerotizzati. Di questa questione etica si è parlato pochissimo, l’ha ricordato Luigi Miranda, con pertinenza. La scossa, insieme ai report su come stiamo messi male, servirà per cambiare?