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Home - Butta malissimo per la sanità foggiana, Pronto Soccorso sull’orlo del collasso. L’allarme del direttore Procacci

Butta malissimo per la sanità foggiana, Pronto Soccorso sull’orlo del collasso. L’allarme del direttore Procacci

Di Michele Iula
2 Aprile 2014
in Inchieste, Sanità & Salute
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Vito Procacci, direttore del Pronto Soccorso degli OO.RR di Foggia

Il Pronto soccorso del secondo policlinico pugliese, gli Ospedali Riuniti di Foggia, rischia di collassare sotto il peso del Piano di rientro. Con i problemi finanziari della Regione Puglia, infatti, il colosso guidato da Tommaso Moretti rischia di divenire un enorme cantiere svuotato d’anima. Paradossalmente, si creano ex novo plessi di nuova generazione, affidati a professionisti di fama internazionale, ma non c’è personale per riempirli. Il grosso dell’iceberg il manager di Monopoli se lo ritrova proprio dinanzi alla vetrate del suo ufficio, dove ogni giorno arrivano centinaia di pazienti, spesso gravi. Con la chiusura di 3 ospedali (Monte Sant’Angelo, Torremaggiore e San Marco in Lamis) ed il declassamento degli altri 4 (Lucera, San Severo, Manfredonia e Cerignola), nei corridoi del pronto soccorso si gestiscono diverse emergenze, non sempre attinenti la salute delle persone. Tra queste lo stress del personale. I dati parlano chiaro: l’afflusso di pazienti, in particolare codici gialli e rossi, si è praticamente raddoppiato. E non c’è capacità di assorbimento per via della carenza di posti letto nei reparti e del personale. Il declassamento degli altri ospedali ha fatto schizzare le richieste di intervento a Foggia: i codici gialli sono passati dal 30 al 55 per cento, i rossi dal 2 al 6 per cento.  “Dobbiamo rispondere ad un flusso medio di 200 pazienti al giorno – spiega a l’Immediato il direttore del Pronto soccorso degli OO.RR., Vito Procacci – ma non abbiamo personale sufficiente. Lo standard prevede 32 medici, 54 infermieri e 20 ota (operatore tecnico addetto all’assistenza), mentre noi al momento possiamo contare su 22 medici, 42 infermieri e 16 ota”. Carichi di lavoro e stress del personale cominciano a diventare insostenibili: “Se non arrivano risposte, non so fino a quando può tenere il personale…”, ammette Procacci, “anche perché è impressionante l’aumento di accessi di pazienti che arrivano da San Severo, dal Subappennino e dal Basso Tavoliere”. A coprire il resto della provincia, l’altro colosso, Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo.  A Foggia, per di più, all’aumento delle richieste ed alla carenza del personale, si aggiunge la penuria di posti letto all’interno del reparto allestito ad hoc “per dare dignità ai pazienti ed evitare le barelle in corsia”, come nei casi nazionali clamorosi dell’Umberto I di Roma e del Cardarelli di Napoli. Cosa accade, infatti, se non ci sono posti letto dove sistemare un allettato grave? Procacci una soluzione l’avrebbe trovata. Si chiama “nucleo assistenziale avanzato”, sul solco dell'”Advanced medical evaluations” di Boston. L’obiettivo è quello della chiusura della “filiera”, dalla presa in carico del paziente all’eventuale ricovero, eliminando tout court il triage. Una équipe processa tutte le emergenze, prima della sistemazione dei pazienti nei 4 posti letto per “gravissimi” e nei 10 letti tecnici per le cure intermedie (persone in attesa dell’eventuale ricovero in reparto). Il sistema, nonostante le gravi carenze di personale, ha retto sinora. Solo a gennaio, si è riusciti a gestire ben 300 accessi. Ma adesso sembra non reggere più: “Rischia di saltare tutto – confida Procacci -, non possiamo continuare a tamponare l’emergenza provocata dal Piano di rientro con 5 medici al mattino e solo 3 la notte, quando le esigenze sono maggiori. Fino a quando posso chiedere sacrifici al personale?”. Per un momento il “modello Boston” è stato sospeso, ed i risultati sarebbero stati “disastrosi”: “A conferma – ammette Procacci – della bontà dell’operazione mirata a ridurre le liste d’attesa e a fornire una risposta adeguata ai bisogni di salute”.  L’unica speranza è nelle deroghe che il governo di Nichi Vendola potrà concedere all’ospedale di via Pinto. “Da maggio abbiamo la necessità di raddoppiare i posti letto del Pronto soccorso. Serve avere un dipartimento per uno dei punti sensibili dell’ospedale. Soprattutto dopo i tagli agli ospedali”. Il rischio, ancora una volta, è quello di generale l’ennesimo paradosso agli Ospedali Riuniti: far fallire un modello pensato in Capitanata e che presto verrà adottato a Pavia. Nel cuore della sanità lombarda. Non proprio l’ultima della Penisola per efficienza dei servizi.

Tags: casa sollievoCerignolaLuceraManfredoniaNichi VendolaOORRospedali riunitiprocacciPronto SoccorsoSan SeveroTommaso MorettiVito Procacci
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