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Home - Barbieri nel Giglio rosso di Di Maio, ma il prof stronca il Decreto Dignità

Barbieri nel Giglio rosso di Di Maio, ma il prof stronca il Decreto Dignità

Di Redazione
3 Luglio 2018
in Politica
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Non è rosso bruno, ma lo chiamano solo “Giglio rosso” ed è il ventaglio di consulenti gratuiti prescelti dal vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio per redigere le varie riforme del Governo del cambiamento. Come racconta il Giornale, poi ripreso anche dal dorso regionale del Corsera, fanno parte di questo gruppo di consulenti diversi giuslavoristi da sempre legati al mondo della sinistra radicale.

Si va da Piergiovanni Alleva, ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Bologna, ex Lotta Continua e poi candidato al Senato con la rivoluzione civile di Antonio Ingroia nel 2013 a Pasquale Tridico, professore di economia del lavoro a Roma Tre, che era stato indicato ministro dei Cinque Stelle, proprio per il Ministero nel quale ora siede Di Maio. Con loro anche il professore di Diritto del Lavoro dell’Unifg, Marco Barbieri, ex assessore regionale della prima Giunta Vendola e dirigente di LeU, con un passato glorioso nel Pdup, il quale da tempo sussurra mozioni, leggi e azioni politiche ai consiglieri regionali pentastellati e in particolare alla foggiana Rosa Barone. Sue tante suggestioni “regalate” ai 5 Stelle. Dal caporalato ad alcune dritte sanitarie, un settore che Barbieri conosce molto bene dall’interno, avendo avuto un incarico nel nucleo di valutazione degli Ospedali Riuniti.

Nella serata travagliata e frenetica dell’annunciato impeachment al Presidente Sergio Mattarella sul caso Savona, il professor Barbieri scrisse sui social un post, che divenne virale in tutta Italia tra i portavoce e i simpatizzanti del MoVimento 5 Stelle. “Le argomentazioni di Mattarella sono giuridicamente inaccettabili e senza precedenti- sostenne con decisione- Il Presidente può obiettare alle qualità personali e morali dei Ministri proposti, come è ripetutamente successo in passato. Non alle loro idee, perché non gli spetta l’indirizzo politico del governo, che tocca invece alla maggioranza parlamentare. Il punto non è apprezzare o meno (io non apprezzo affatto) la maggioranza, il suo programma, i suoi uomini e le sue donne: sgomenta che molta gente che si definisce democratica non si renda conto del significato degli eventi rispetto al carattere parlamentare della nostra democrazia costituzionale”.

Da giuslavorista Barbieri è da sempre un consulente privilegiato della Cgil ed è contro il Jobs Act. Nel suo ultimo  testo edito da Giappichelli editore “Jobs act: il contratto a tutele crescenti” analizza il decreto legge 23/2015 intitolato “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti”. “Una prima lettura del d.lgs solleva almeno due ordini di problemi. In primo luogo, quello del significato delle norme ivi contenute e delle questioni interpretative che le stesse pongono, anche alla luce del sistema. In secondo luogo, si pone quello della valutazione d’insieme della Riforma, sia sotto il profilo dell’impatto che la stessa potrà avere, unitamente ai decreti legislativi successivamente emanati in attuazione della legge-delega n. 183/2014, sul sistema dei contratti aventi ad oggetto un’attività di lavoro, sia sotto il profilo della sua efficacia rispetto alla soluzione dei problemi concreti che è deputata a risolvere”.

Ebbene, ora il decreto di dignità proposto dal Ministro Di Maio e approvato ieri avanza alcune riforme molto ardite. Non solo stop alla pubblicità del gioco d’azzardo, ma anche forti penalità per quelle aziende che ricevono aiuti dallo Stato e che non potranno delocalizzare per 5 anni, pena una multa da due a 4 volte gli aiuti ricevuti, con un interesse maggiorato del 4%.

Sul lavoro e licenziamenti l’obiettivo del decreto è quello di scoraggiare le aziende a fare ricorso ai contratti a tempo determinato, preferendo quelli senza limiti di tempo. I datori di lavoro che dovessero ricorrere a un’assunzione temporanea dovranno pagare l’1,9% di contributo addizionale (oggi è all’1,4%) sulla retribuzione imponibile a scopi previdenziali.

Sul punto però, l’accademico Barbieri a l’Immediato è abbastanza tranchant. Prende le distanze dal provvedimento del Ministro Di Maio.

Professore il decreto Dignità è anche suo dunque? Come lo giudica? “Non è mio affatto. Un provvedimento modesto e in alcune parti rischioso”, si limita a ribattere. Presto il docente vergherà una pubblicazione accademica sulla riforma di Di Maio.

Tags: Decreto DignitàDiritto LavoroLuigi Di MaioMarco Barbieri
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