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Home - Caos sul Gargano per il Parco. I livori elettorali rimescolano le alleanze a Peschici

Caos sul Gargano per il Parco. I livori elettorali rimescolano le alleanze a Peschici

Di Antonella Soccio
15 Giugno 2018
in Politica
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Il voto delle amministrative dello scorso 10 giugno sul Gargano apre ferite e squarci di rivendicazioni. La partita vera ormai è già quella della presidenza dell’Ente Parco. Il neo Ministro all’Ambiente Sergio Costa ha incontrato le associazioni ambientaliste e ha riferito di voler avviare il percorso verso la III Conferenza nazionale sui parchi entro il 2020 con l’obiettivo di costituire una rete ecologica integrata a salvaguardia della biodiversità, come richiesto dall’Europa; di voler perfezionare nel frattempo l’iter istitutivo dei Parchi Nazionali e della Aree Marine Protette a partire da quelli già finanziati, tra cui i PN di Portofino, Matese e della Costa teatina e le AMP del Conero e di Otranto e di mettere a regime la governance delle aree protette esistenti, procedendo alla nomina dei presidenti, direttori e membri dei consigli direttivi mancanti. Potrebbe essere tramontata l’idea del bando pubblico per individuare i presidenti, sollecitata da alcuni esponenti del M5S, dal momento che all’ex comandante dei Carabinieri potrebbero andar bene i dossier lasciati dal Ministro Galletti.

Il caos è totale nei tre comuni della Montagna Sacra dove si è votato e c’è chi scommette sulla famosa terna ancora in piedi, composta da Stefano Pecorella allora sostenuto dal civismo pugliese, Gianni Maggiano in quota Angelo e Napi Cera e Raffaele Vigilante, coordinatore No Triv, sostenuto dal basso e dalla comunità del Parco e con un rapporto di fraterna amicizia col Governatore Michele Emiliano.

Mentre a San Nicandro Garganico l’ex sindaco Pierpaolo Gualano, con la spinta del civico Domenico Fallucchi del gruppo di Cusmai e Di Gioia appare sempre più vicino all’apparentamento col piddino D’Ambrosio per il prossimo ballottaggio, a Peschici, pur con la Giunta già insediata, non si finisce di contare i voti. Il vantaggio che ha portato Franco Tavaglione alla vittoria è stato di soli 13 consensi, ma all’attuale primo cittadino sono state annullate ben 90 schede laddove invece al suo maggior competitor, Memo Afferrante, sono state invalidate tutte quante dai presidenti di seggio, anche quelle che con un punto esclamativo dopo la preferenza mostravano dei chiari segnali di riconoscimento.

I livori continuano sulla Perla del Gargano, il 4 marzo più di un candidato alle Politiche non ha gradito l’esito del voto, a cominciare da Cera che si è lagnato per i 300 voti a Noi con l’Italia, ma anche il Pd. Il tentativo messo in piedi da qualcuno, presentando più liste civetta, di sgretolare il gruppo di Tavaglione per riportare negli uffici il segretario Donato Petrosino si è arenato. La lista Peschici ai Peschiciani ha ottenuto solo 92 voti, mentre Peschici nel Cuore, appoggiata da Gianni Maggiano, ha totalizzato 270.

Solo 323 consensi per la lista dei giovani CambiaPeschici sponsorizzata dal grande player turistico con 1000 dipendenti D’Amato e dall’assessore regionale Raffaele Piemontese. 70 voti in più del primo degli eletti, il vicesindaco di Tavaglione, Rocco Vecera. Qualcuno si chiede quindi dove siano finiti quei 700 voti alle Primarie per Emiliano che Maggiano sosteneva fossero tutti di sua “proprietà”. “Abbiamo sempre detto che i voti erano di un gruppo di persone, la controprova è che l’attuale vicesindaco Rocco Vecera da solo ha preso quanto la sua lista. Dove sono i 700 voti che ha dato alle Primarie? Sono suoi o di tutto un gruppo da cui si è distaccato?”, si chiedono dalla neo Giunta. Il risultato di Maggiano potrebbe aver indebolito l’Udc, in uno scenario che potrebbe complicarsi nel caso in cui Costanzo Ciavarella dovesse perdere a San Nicandro.

Tags: ElezioniFoggiagarganoParcoPuglia
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