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Home - Ancora pochi passi e la Via Francigena del Sud sarà “europea”

Ancora pochi passi e la Via Francigena del Sud sarà “europea”

Di Roberta Fiorenti
10 Maggio 2014
in Turismo
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Nasce un tavolo di coordinamento interregionale per la Francigena del Sud. Un risultato raggiunto all’esito dell’incontro che l’associazione europea delle Vie Francigene, in collaborazione con il Gal Titerno, ha tenuto ieri l’altro a San Salvatore Telesino (Benevento), con i rappresentanti istituzionali delle Regioni Lazio, Campania, Molise, Basilicata e Puglia, per lavorare al riconoscimento della Via Francigena nel Sud ad itinerario culturale europeo. Un percorso finalizzato alla presentazione del dossier di candidatura del percorso sul tavolo dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali per il riconoscimento del Consiglio d’Europa. Non a caso l’incontro è stato organizzato in Campania, che “è la Regione che va sollecitata, perché manca il tratto di competenza”, spiega a l’Immediato il vicepresidente dell’associazione europea delle Vie Francigene, Federico Massimo Ceschin. Non è un requisito fondamentale e indispensabile, ma “desiderabile”, la presenza nell’itinerario anche  della Regione Campania, che per il tramite degli assessorati al Turismo e all’Agricoltura si è detta interessata a promuovere le vie francigene.

La Puglia, insieme al Lazio, ha già approvato un itinerario. Ora, compito dell’associazione europea, per delega del Consiglio d’Europa, è quello di assemblare i vari tracciati, perché, per proporre la candidatura, occorrono gli itinerari di almeno tre regioni, riuniti in unico percorso. L’obiettivo è implementare ufficialmente la Via Francigena, riconosciuta nel 1994 nel tratto Canterbury/Roma, da Roma alla Puglia (e di lì a Gerusalemme), attraverso Campania, Molise e Basilicata congiungendo così le 18 regioni francigene europee (Kent; Nord-Pas-de-Calais; Picardie; Champagne-Ardenne; Franche-Comté; Canton Vaud; Canton Vallese; Valle d’Aosta; Piemonte; Lombardia; Emilia; Liguria; Toscana, Lazio e, appunto, Campania, Molise, Basilicata, Puglia). “Si sono già fissate delle tappe -aggiunge Ceschin-, per cui si intende costituire un gruppo di lavoro interregionale che comprenda anche le regioni del Molise e della Basilicata, per arrivare entro ottobre alla definizione di un tracciato unitario da presentare al Consiglio d’Europa, ed entro dicembre l’associazione europea presenterà all’agenzia di Lussemburgo il tracciato unitario per il riconoscimento”.

L’articolato circuito culturale e turistico, che comprende anche i tratti delle altre due regioni del Mezzogiorno attraversate dalla viabilità storica romana e medievale, costituisce un’importante “leva per promuovere altri itinerari e altre opportunità di viaggio lento”, osserva il vicepresidente. “Nel settennato 2014-2020 per la prima volta accade che c’è un vero e proprio asse dedicato alla cultura e al turismo, che si chiama Europa creativa -spiega- e sono previste misure per gli itinerari culturali. È la prima volta che accade, e arrivare al riconoscimento del Consiglio d’Europa ci darà una premialità anche nella direzione dei bandi europei. In considerazione anche del recupero di risorse della programmazione europea precedente, vi è oggi la concreta possibilità di realizzare lo straordinario itinerario euro-mediterraneo della Francigena che ha nel Mezzogiorno d’Italia il proprio baricentro, sia per posizionamento strategico che per motivazione di viaggio di nuovi flussi turistici, lenti, culturali, sostenibili”.

Della ricaduta economica legata alla promozione in chiave turistica dei cammini lungo gli antichi percorsi si è recentemente dibattuto nel corso di un focus sul Turismo come “Via verde per uscire dalla crisi”, che si è tenuto a Grottaglie. In area jonica il tentativo che si vuol compiere è sfruttare il ponte naturale tra le gravine murgesi e Matera, la viabilità medievale a cavallo tra le due regioni. “Oggi il turista non si chiede più in quali confini stia vivendo la sua esperienza di viaggio -osserva l’esperto in marketing territoriale- ma vuole vivere il territorio in unicum straordinario di paesaggi, parchi naturalistici o archeologici”. La sensibilità delle associazioni e degli attori economici di quell’area è già protesa verso i “benefici” dei cammini, e in Capitanata si sta lavorando da tempo in questa direzione, anche attraverso gli incontri seminariali promossi dall’associazione. Nelle scorse settimane da Manfredonia è ripartita la carovana dei seminari francigeni, dopo aver toccato Troia, Lucera, San Marco in Lamis, San Severo, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo. Prossime tappe a Terlizzi, Gravina di Puglia, Brindisi e Leuca. “Sono attività seminariali di sollecitazione, i relatori sono persone che lavorano per la Francigena e con la Francigena, o che hanno camminato la Francigena e hanno esperienze da raccontare agli imprenditori, amministratori, associazioni culturali del territorio, seminando il desiderio di partecipare attivamente a questo processo”.

A settembre partirà anche la summer school, una settimana intensiva, un “ritiro francigeno” all’interno di un convegno o monastero sul Gargano o Monti Dauni, con la partecipazione di docenti del Consiglio d’Europa. Anche l’Università di Foggia si è lasciata coinvolgere dal fenomeno francigeno, e “ha manifestato la volontà di far partire un master sugli itinerari culturali europei”. Intanto è già attivo a Foggia, nella sede di Confesercenti, un corso di formazione professionale che coinvolge il Consorzio UniVersus (che raccoglie le università pugliesi).


Tags: Associazione europea delle Vie FrancigenecapitanataculturaFederico Massimo CeschinNewsregione pugliaturismoVia Francigena del Sud
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