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Home - A Foggia gli “eco-villaggi” di Duany. “Una risposta concreta anche al Ghetto di Rignano”

A Foggia gli “eco-villaggi” di Duany. “Una risposta concreta anche al Ghetto di Rignano”

Di redazione
18 Giugno 2015
in Economia
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“Bisogna sperimentare e superare con ottimismo le preoccupazioni che possono sorgere nel realizzare una progettazione partecipata in ambito urbanistico”. Lo ha spiegato Andrés Duany, architetto e urbanista statunitense, intervenendo a Foggia alla giornata conclusiva del convegno internazionale ‘L’Agrarian Urbanism e le potenzialità dei territori di Capitanata. Superare le contrapposizioni e recuperare la tradizione rurale per dare identità e prospettive allo sviluppo locale”. Duany, ideatore di questo approccio urbanistico innovativo, si è confrontato nei tre giorni di lavori con stakeholders locali, docenti, esponenti degli ordini professionali e cittadini. Si sono così poste le basi per l’organizzazione della charrette, lo strumento che consente a gruppi (costituiti massimo da 12 persone) di presentare il proprio punto di vista, discuterne in parità sino a produrre un progetto condiviso ed unitario. In questo primo esperimento italiano l’esperienza si è incentrata sulla rigenerazione sostenibile del sistema dei poderi e delle masserie rurali nell’agro di San Severo oltre che sul completamento dell’abitato di Segezia.
In particolare il convegno, organizzato dall’Università di Foggia (Dipartimenti di Studi Umanistici e di Economia) ha reso evidente la possibilità di realizzare questa innovativa proposta, caratterizzata dagli eco-villaggi, ossia aggregati urbani a bassissima densità fondiaria e territoriale, che si presentano al pari delle borgate rurali come comunità in grado di autosostenersi grazie a un sistema di aziende di piccole dimensioni che danno vita ad un modello di sviluppo rurale in grado di valorizzare le produzioni agricole e agroalimentari.
Dopo i primi due giorni caratterizzati dall’analisi degli elementi di contesto – da quella sullo sviluppo rurale a quella sul benessere sociale – dall’approfondimento del nesso tra comunità-territorio e città-paesaggio, quest’oggi l’attenzione è stata incentrata sul modello di sviluppo multifunzionale oltre che sulla presentazione dei risultati dei workshop preliminari all’attivazione della charrette. “La multifunzionalità è un aspetto ormai fondamentale dell’agricoltura, una strategia – ha spiegato Cosimo Sallustio, agronomo e dirigente dell’Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia – confermata dall’Europa per lo sviluppo delle aree rurali. Un riconoscimento importante, anche per i Gruppi di Azione Locale che hanno operato sul territorio. C’è una prospettiva nuova per l’agricoltura, che uscendo dalla logica settoriale sta passando allo sviluppo integrato ed alla produzione di servizi, in un percorso di rete che lega aree rurali, costiere ed interne anche in percorsi gastronomico-turistici”. “Un percorso accompagnato dalla Regione e dalle relative linee guida che sono – secondo Daniele Calamita, segretario generale della Flai Cgil Foggia – positive e che devono essere attuate. Tuttavia va sottolineato che il modello di sviluppo integrato si deve fondare sull’etica, in quanto oggi troppo spesso l’agricoltura vuol dire ancora sfruttamento. Occorre affrontare e risolvere definitivamente il problema sociale che riguarda i lavoratori. Il modello di Duany è anche da questo punto di vista molto interessante perché prevede un sistema urbanistico che si integra perfettamente col sistema agricolo. Nell’Agrarian Urbanism, con la sua idea di costruzione di eco-villaggio, vedo una risposta anche alla questione del ghetto di Rignano. Inoltre credo sia perfettamente aderente alla realtà della Capitanata, che è sostanzialmente agricola”. “Un altro aspetto da cui non è possibile prescindere è – secondo Antonio De Maso, direttore Smile Puglia – quello della formazione, in particolare rispetto alla multifunzionalità ed all’erogazione dei servizi nuovi nel nostro territorio. Ci sono competenze sociali, economiche ed agrarie da rendere diffuse. Ad oggi noi abbiamo formato operatori per le masserie didattiche e gli agriturismi, ma anche guide ambientali e turistiche. La vera sfida sarà investire di questa conoscenza i potenziali operatori, in particolare i disoccupati, e trovare un modello di dialogo tra gli imprenditori e gli attori della multifunzionalità”. “Vorrei si ragionasse anche in termini di sviluppo locale e – ha chiarito il sociologo Aldo Bonomi, direttore dell’Istituto di ricerca Aaster Milano – della specificità mediterranea con cui va affrontata la questione del rapporto tra dimensione rurale ed urbana. Il tutto senza dimenticare mai che non c’è città ricca senza campagna florida e viceversa. L’Agrarian Urbanism deve quindi partire dall’ossatura contadina del nostro Paese, perché in sua assenza non c’è manutenzione del territorio e terra che produca paesaggio”. “Queste iniziative – ha detto Agostino Sevi, direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università di Foggia – aiutano a ritrovare il giusto rapporto tra uomo ed ambiente, tra attività agricola e sostenibilità delle attività agricole. Una direzione verso la quale noi ci stiamo spendendo da tempo, ottenendo riconoscimenti come il premio Medusa della Fondazione Sapienza Mundi, datoci come riconoscimento dei lavori svolti nel campo dell’agricoltura sostenibile”.
Nelle conclusioni, affidate a Francesco Contò, economista agrario e Direttore del Dipartimento di Economia dell’Università di Foggia è infine emerso che “il problema fondamentale da affrontare è quello della programmazione. Deve essere gestito in primis dalla Regione, che deve sviluppare una relazione con l’Unione Europea, per spingerla a riconoscere forme di finanziamento che non lascino questo modello solo a livello teorico. Esistendo qui in Capitanata anche aspetti sociali legati ai migranti si dovrebbe inoltre riuscire ad integrare il modello con la loro presenza”. “Sono convinta che l’Agrarian Urbanism abbia modo di attecchire e crescere qui in Puglia e la mia convinzione – ha concluso la sociologa Fiammetta Fanizza, responsabile scientifico del Convegno – si è rafforzata dopo questi tre giorni di lavori. L’Agrarian Urbanism definisce una prospettiva all’interno della quale la sicurezza alimentare, la qualità dei prodotti e la sostenibilità ambientale inquadrano una policy per determinare un nuovo equilibrio tra città e campagna e tra governo del territorio ed agricoltura. Ciò significa che progettare secondo l’Agrarian Urbanism implica un patto di collaborazione tra conformazione geografica, agricoltura, pianificazione urbanistica, etica ed estetica per innescare un meccanismo di osmosi tra ecologia ed economia del paesaggio, quest’ultimo inteso sia come elemento naturale sia come elemento umano”.

Tags: Agrarian UrbanismAgricolturaAndres Duanyeco villaggiFoggiaPugliaSan SeveroSviluppoUniversità
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